Il Carceriere invisibile. Coronavirus: Psicologia di un isolamento sociale obbligato.

Il virus si è insinuato silente nelle nostre vite e ne ha modificato radicalmente gli aspetti senza che noi potessimo far nulla. Un nemico invisibile, straniero, aggressivo. L’unica possibilità di fermarlo, ci hanno detto, agli esordi della pandemia, era di fermarci.

Il virus non può sopravvivere a lungo se non gli si offre l’opportunità di moltiplicarsi servendosi di altri organismi. Quindi il distanziamento sociale e fisico è l’unico modo (in assenza di terapie efficaci e vaccini) di tagliare le gambe al virus.

Immagine google

L’uomo da essere sociale ha dovuto disabituarsi d’improvviso alle sue routine e svestirsi delle relazioni sociali, amicali e lavorative consuete e abituarsi a un nuovo modo di interpretare le sue relazioni, il suo lavoro ed infine il suo tempo.

I social e le tecnologie, insieme alla musica da balcone, in un primo momento sono sembrati essere un’arma efficace contro la “solitudine da quarantena”. Uno strumento più che mai utile a farci sentire meno soli e molto efficace per creare “ponti e connessioni” con tutte le persone che volevamo raggiungere da casa, senza rischiare contagi.

Ma possono queste nuove connessioni e relazioni, nuove abitudini didattiche e lavorative (smart working) sostituirsi e compararsi alle “vecchie” senza conseguenze?

Probabilmente no. Ci saranno delle conseguenze sia negative sia positive.

Coronavirus

L’uomo ha bisogno per vivere di relazionarsi ed è difficile che si “accontenti” solo di contatti virtuali. Il rischio è sentirci in trappola a casa nostra.

Il nostro carceriere invisibile, costringendoci a casa, ci rende ansiosi, tristi, annoiati, impauriti, insicuri, angosciati, ma “l’uomo, per fortuna, ha la capacità di attingere alle tante risorse personali per venire fuori da situazioni difficili. Una delle più importanti è la capacità di essere resiliente. Questa caratteristica permette di arricchirci utilizzando le esperienze e le emozioni vissute, anche se traumatiche e angosciose. La paura può diventare un’emozione positiva se riusciamo a comprenderla e ad affrontarla.

È importante ripartire adattandosi ai cambiamenti e ri – costruirsi dandosi la possibilità di farlo e il giusto tempo per farlo”

Sotto il link di una mia breve intervista su Informa Press

https://informa-press.it/quarantena-psicologo-ripartire/

dott. Gennaro Rinaldi

8 pensieri su “Il Carceriere invisibile. Coronavirus: Psicologia di un isolamento sociale obbligato.

  1. Gennaro Autore articolo

    Salve Nando. Il virus prima o poi diventerà gestibile e meno preoccupante, non si preoccupi. Ci vuole ancora un po’ di tempo. Dobbiamo essere solo tutti più attenti alle poche raccomandazioni per la prevenzione e nel contempo, come affermo nell’articolo attingere alla nostra capacità di essere resilienti. Grazie per il commento.

    Piace a 3 people

    Rispondi
  2. Gelsi

    In effetti, Dottore, credo che il lato psicologico della “faccenda”, sia stato poco esplorato. Ho trovato molti spunti di riflessione nell’articolo e mi rendo conto di quanta sofferenza inespressa nel tempo, con la pandemia stia trovando valvola di sfogo. Grazie per l’articolo.

    Piace a 3 people

    Rispondi
    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Gelsi. A dire il vero la parte governativa del nostro paese insieme con la nostra rappresentanza (Ordine degli Psicologi) hanno concordato un piano “ipotetico” di intervento psicologico in aiuto alla popolazione in generale (emergenza psicologica e psicologia di base sul territorio) e alle scuole (obbligatorietà dello psicologo nelle scuole), ma ovviamente il tutto è rimasto in sospeso, almeno per il momento. Certamente un piano di prevenzione e supporto psicologico massiccio in questo lungo periodo caratterizzato dalla pandemia avrebbe evitato probabili conseguenze psicologiche sulla popolazione nel presente ma anche sul medio e lungo termine. Grazie per il commento!

      Piace a 3 people

      Rispondi
  3. rosadangelo

    Seguo già da un po’ di tempo e sempre con vivo interesse le vostre riflessioni.
    Vorrei fare una riflessione, che contiene anche una domanda di approfondimento se possibile: come può una situazione del genere, dove il problema base è essere prudenti contro la minaccia di una malattia, tirar fuori dalle persone tutta quella cattiveria e quella ignoranza alla quale stiamo assistendo in questi giorni ?
    Non riesco proprio a rassegnarmi a subire questa discesa paurosa verso la barbarie…

    Piace a 1 persona

    Rispondi
    1. Gennaro Autore articolo

      Queste spinte regressive e “egoistiche” di alcuni gruppi di persone non sono altro che risposte difensive spesso non ragionate ad una situazione, per molti versi incomprensibile , “invisibile” e allo stesso tempo traumatica. Quindi si potrebbe dire che queste spinte negazionistiche fanno parte dell’agire umano. Non è una novità (la storia ci racconta che è successo anche all’epoca della Pandemia della Spagnola, ad inizio secolo scorso, oppure durante e dopo eventi tragici quali i genocidi). Concludo però dicendo che probabilmente con un’approccio diverso dei governi e un’adeguata e corretta informazione a tutte le fasce della popolazione, molti negazionisti non sarebbero stati tali.

      Piace a 1 persona

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...