Informazione e fake news. C’è un modo per non cadere nella trappola della disinformazione?

In un epoca dove tutto ciò che succede passa da internet e dai social, siamo continuamente pervasi da innumerevoli informazioni, provenienti da diversi “mittenti” più o meno affidabili e conosciuti. Molte volte queste informazioni che (passivamente) riceviamo si rivelano essere false e inaffidabili. Perché facciamo fatica ad arginarle?

C’è un modo per poter imparare ad acquisire una buona autonomia mentale e maggior spirito critico ?

A volte se proviamo ad esercitare uno spirito critico e portiamo avanti un nostro pensiero senza un metodo si rischia di cadere facilmente nella credulità.

Photo by Joshua Miranda on Pexels.com

Vi porterò un piccolo esempio; se siamo convinti di un probabile complotto, che riguarda un qualsiasi evento che ci colpisce molto emotivamente, saremo portati a concentrarci solo su uno – due elementi dell’evento, senza provare ad analizzare tutte le possibili spiegazioni di ciò che è successo. Il nostro sguardo e la nostra attenzione sarà solo per gli elementi che affermano la nostra idea e che quindi confermano l’idea che ci sia un complotto.

Ma anche chi accetta passivamente qualsiasi spiegazione  senza riflettere minimamente, non ha per nulla spirito critico, anzi risulta essere un vero e proprio “credulone”, perché per una sorta di “pigrizia” mentale eviterà di confrontare la stessa notizia con altre fonti.

Il dubbio e la curiosità invece sono fondamentali e possono essere la via verso uno sviluppo delle conoscenze e verso una buona autonomia mentale.

Ci sono almeno tre condizioni pregiudiziali, (legati a fattori temporali, spaziali, sociali e fisici) che limitano in maniera inconsapevole la nostra mente quando riceviamo delle informazioni.

I pregiudizi dimensionali: non ne siamo consapevoli, ma ci arrivano solo alcune informazioni, rispetto ad una esperienza che stiamo vivendo, che possono variare sia in base al nostro “punto d’osservazione”, sia all’ambiente sociale.

I pregiudizi culturali: spesso interpretiamo le informazioni condizionati da diversi stereotipi incastonati nella nostra cornice culturale.

I pregiudizi cognitivi: gli automatismi del nostro cervello nei ragionamenti a volte ci conducono inevitabilmente ad errori (ad esempio il bias dell’ottimismo ci conduce a sovrastimare le nostre competenze).

Photo by Negative Space on Pexels.com

In generale siamo sempre e comunque condizionati dal nostro background culturale, sociale e cognitivo quando dobbiamo interpretare delle informazioni, difficilmente potremmo essere obiettivi.

Questo sistema di rappresentazioni  “facilita” le interpretazioni del mondo in cui viviamo, ma il ricorso a metodi, automatismi e strategie mentali, nei ragionamenti, può indurci a commettere errori di valutazione. 

Ad esempio, esiste un errore molto comune, quello di confondere correlazione e causalità. Questo tipo di errore potrebbe ritrovarsi in questa situazione di vita quotidiana (a me non è mai capitato, ma potrebbe capitare..): trovarsi a fare due esami all’università nella stessa sessione e riuscire a prendere due 30 e notare che in entrambe le occasioni, a distanza magari di un mese, ci si renda conto di aver indossato la stessa camicia; in questo caso si avrebbe la tendenza a credere che questa casualità sia una coincidenza vincente e che quindi quella camicia porti sicuramente fortuna. Si andrebbe così a sperimentare una vera e propria credenza illusoria o superstizione

Un altro errore cognitivo è noto come bias di conferma: fa in modo che ci accordiamo in maniera più o meno sistematica alle informazioni che confermano una nostra opinione preesistente.  Altro bias molto comune è quello della sovrastima delle piccole probabilità (fenomeno legato ad esempio alla sovrastima di molte persone della pericolosità maggiore dell’aereo rispetto agli altri mezzi di trasporto) e una maggiore sensibilità ai costi che ai benefici (avversione alle perdite).

Insomma tutti questi “errori” di valutazione pare siano inevitabili.

https://ilpensierononlineare.com/2019/01/16/non-ci-riesco-self-serving-bias-e-errori-al-servizio-del-se/

Quindi come possiamo analizzare in maniera più critica una nuova informazione, evitando di esporci a tutti questi “errori”?

Innanzitutto bisogna valutare e chiederci se le informazioni che ci stanno arrivando possano essere in qualche modo distorte dalla nostra “posizione” nello spazio fisico e sociale ( i nostri amici e colleghi di social non hanno forse la tendenza a riferire solo certi tipi di informazione? Probabilmente abbiamo l’abitudine a leggere e a informarci esclusivamente da alcune fonti, legate alla nostra cultura e al nostro pensiero politico ). Bisogna quindi, in alcuni casi, mettere in discussione le nostre intuizioni (spesso falsate dagli errori e pregiudizi come detto prima). Dovremmo prenderci un po’ di tempo, sospendere il giudizio e magari analizzare in maniera più approfondita l’informazione che riceviamo. Col tempo questo modo di approcciarsi alla notizia diventerà un automatismo e ci permetterà di non emettere un giudizio e crearci un’idea con troppa leggerezza.

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In un mondo in cui la maggior parte delle informazioni è veicolata da internet e dai social, diventa davvero necessario che questo “allenamento” allo spirito critico e al dubbio e quindi all’approfondimento sia innanzitutto appreso nelle scuole.

La diffusione sempre più capillare del senso critico, del dubbio e del libero pensiero, può aiutare anche nella lotta al pregiudizio. Lo studio, l’apprendimento e l’esperienza e la conoscenza delle diversità, sono la chiave per la libertà di pensiero.  

“Finisce bene ciò che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi

13 pensieri su “Informazione e fake news. C’è un modo per non cadere nella trappola della disinformazione?

  1. maxilpoeta

    c’è troppa gente che si lascia influenzare dai social, senza usare spirito critico, sarebbero disposti a credere anche alle cose più assurde, perché magari un certo influencer l’ha postate sul suo profilo. E’ così che si diffondono a macchia d’olio tutte le fake news…

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    1. Gennaro Autore articolo

      Si è vero. Purtroppo tante persone preferiscono utilizzare “scorciatoie” per informarsi e gli influencer, insieme con i social, fanno da tramite per veicolare messaggi a volte molto discutibili. È complesso arginare la diffusione delle fake news anche perché spesso “cavalcano” l’onda emotiva di eventi socialmente rilevanti che smuovono tanto l’opinione pubblica. Pubblicheremo tra qualche giorno un articolo che approfondisce quest’argomento. Grazie per il commento.

      Piace a 4 people

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  2. Gennaro Autore articolo

    Si è vero. Purtroppo tante persone preferiscono utilizzare “scorciatoie” per informarsi e gli influencer, insieme con i social, fanno da tramite per veicolare messaggi a volte molto discutibili. È complesso arginare la diffusione delle fake news anche perché spesso “cavalcano” l’onda emotiva di eventi socialmente rilevanti che smuovono tanto l’opinione pubblica. Pubblicheremo tra qualche giorno un articolo che approfondisce quest’argomento. Grazie per il commento.

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Giovanni! E’ difficile, ma non impossibile. Bisogna essere più attenti alle fonti e provare sempre ad approfondire le notizie prima di giungere ad una conclusione e infine provare a non cadere negli errori o bias che ho descritto nell’articolo. Grazie per il tuo commento.

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Lina. Hai ragione, per fortuna oggi tutti sono liberi di scrivere e divulgare informazione, ma in effetti questa libertà spesso crea ingorghi informativi e confusione, nei fruitori finali. Come detto nell’articolo, bisogna sempre approfondire e discernere bene le info che ci arrivano. Fare un po’ di attenzione per non cadere facilmente negli “errori”.

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  3. Gennaro Autore articolo

    Ciao Lina. Hai ragione, per fortuna oggi tutti sono liberi di scrivere e divulgare informazione, ma in effetti questa libertà spesso crea ingorghi informativi e confusione, nei fruitori finali. Come detto nell’articolo, bisogna sempre approfondire e discernere bene le info che ci arrivano. Fare un po’ di attenzione per non cadere facilmente negli “errori”.

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