Musical/Mente: gli effetti delle musica sui bambini.

Fonte Immagine “Google”

La vita dell’essere umano è scandita fin da subito (dall’esperienza intrauterina), dalla presenza del ritmo. Le esperienze prenatali includono infatti la regolare presenza del battito cardiaco e del respiro materno; esperienze a cui seguirà dopo la nascita l’uso di tutta una serie di “suoni” che chi si prende cura del bambino, userà per comunicare con quest’ultimo/a. Tra i primi suoni utilizzati per comunicare o attirare l’attenzione del bambino, abbiamo l’uso delle filastrocche o ninnenanne.

Le filastrocche o comunque tutte quelle canzoncine usate, sono di solito caratterizzate da elementi comuni ovvero: estrema regolarità, semplicità e ripetitività. Si tratta in sostanza di canzoncine molto semplici (sia dal punto di vista ritmico che melodico), che riescono a creare come una sorta di sospensione, di attesa, un “prima o poi qualcosa accadrà”, che riesce a tenere i bambini calmi e sereni, analogamente a quanto accadeva quando nell’esperienza intrauterina erano cullati e coccolati dal suono della voce materna.

Numerose ricerche hanno affrontato il tema poc’anzi esposto. In generale si potrebbe dire che tutti nasciamo con una “certa” predisposizione ai suoni (proprio in vista delle esperienze intrauterine vissute), tuttavia i ricercatori hanno deciso di indagare ulteriormente la questione. Si è quindi deciso di valutare se, in qualche modo, essere sottoposto a giochi o attività musicali abbastanza precocemente possa rendere successivamente più bravi a distinguere/riconoscere i suoni oppure a percepirne la loro regolarità/irregolarità. La domanda a cui provare a rispondere diventa pertanto se l’allenamento possa essere un valido aiuto nello sviluppare la capacità di elaborazione dei suoni, oppure se solo chi in partenza ha una sensibilità più spiccata è poi successivamente più propenso a dedicarsi alla musica.

Christina Zhao e Patricia Kuhl, dell’Università di Washington, hanno distinto le due possibilità dividendo circa 40 bambini di nove mesi in 2 gruppi e facendoli poi giocare per un mese con i genitori: un gruppo ha ascoltato musiche complesse (ad esempio un Valzer) aiutando i genitori a batterne il ritmo mentre l’altro gruppo si è dedicato a giochi come quello delle macchinine; gioco simile a quello dell’altro gruppo (in termini di intensità e interazione di movimenti), ma senza musica.

Lo step successivo è stato far ascoltare altre musiche dai ritmi simili ma con anomalie e interruzioni del ritmo. I successivi esami dell’attività cerebrale (magnetoencefalografia) hanno mostrato che chi aveva ascoltato musica attivava di più le aree uditive e la corteccia prefrontale in risposta alle anomalie; si dimostrava pertanto una maggior capacità di attenzione e analisi dei suoni. Il dato interessante fu tuttavia un altro, ovvero che questi bambini erano anche maggiormente capaci di attivare una “risposta” in seguito all’ascolto di una lingua straniera.

“L’ascolto musicale precoce sembra migliorare la capacità dei bambini di decodificare suoni complessi individuandovi regolarità, un aspetto importante nella comprensione del linguaggio, e quindi potrebbe favorire anche l’apprendimento linguistico”, Zhao et Kuhl, “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

L’importanza dell’educazione all’ascolto musicale fu compresa anche da Maria Montessori che nel suo testo “Il metodo della pedagogia scientifica”, comprese come “la musica aiuta e potenzia capacità di concentrazione, ed aggiunge un nuovo elemento alla conquista dell’ordine interiore e dell’equilibrio psichico del bambino” evidenziando inoltre come questa capacità fosse di sostegno allo sviluppo del linguaggio e all’ampliamento del vocabolario.

Da musicista e psicologa ho sempre sostenuto l’importanza della musica. Credo sia fondamentale potenziare l’educazione all’ascolto; la capacità di concentrazione e sintonizzazione sul proprio e altrui Sè, che ascoltare un qualsiasi pezzo musicale richiede, è un potente mezzo nonchè una potente risorsa che l’essere umano ha. Investiamo tanto tempo nella velocità del nostro tempo moderno, dimenticando di fermarci ogni tanto, anche solo per una piccola pausa. E’ la musica che ce lo insegna.. ogni tanto prendiamo un piccolo respiro, un piccolo silenzio tra le mille note che riempiono la nostra giornata e impariamo ad ascoltare.. più intensamente. Di più.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

3 pensieri su “Musical/Mente: gli effetti delle musica sui bambini.

  1. maxilpoeta

    io non so se ascoltavo musica prima di nascere, all’epoca non c’erano molte fonti a disposizione, so solo che la musica è sempre stato il cardine della mia vita. Da quando fin da bambino conobbi le radio e la bellezza della musica non me ne sono più separato. Tutt’oggi ascolto musica dal mattino alla sera.
    Penso che le emozioni nate dall’ascolto musicale possano in qualche modo cambiare il modo di sentire le proprie sensazioni. Educare all’ascolto consapevole dovrebbe essere una regola…😉

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  2. Giusy Autore articolo

    Esatto! Molto probabilmente anche la cura e l’emozione che sai esprimere attraverso i contenuti che condividi con il tuo blog, sono un po’ il derivato dell’esperienza e dell’ascolto musicale effettuati nel tempo. Il valore catartico della creazione artistica è ormai indiscusso. Già Aristorele, nella Politica, sostenne l’importanza dall’ascolto musicale. La presenza di un contenuto senza significato (parlo della musica classica, dove abbiamo l’assenza di un testo, di parole), ma di solo significante..qualcosa che “rimanda a”, rende la musica un terreno capace di dare libero sfogo alle emozioni; luogo in cui sentimenti all’apparenza contrastanti possono invece coesistere. Spesso è proprio l’assenza di un contenuto immediato (le parole), che rendono ad esempio la musica classica poco fruibile allo spettatore. Grazie per essere passato e aver lasciato la tua opinione.

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    1. maxilpoeta

      io ho sempre preferito la musica senza parole, sebbene ormai ascolto di tutto, ma in genere preferisco ambient, new age, chill out, e anche sinfonica. Pensa ti sembrerà assurdo questo, ma da adolescente la prima musica di cui mi sono innamorato è stata proprio la musica classica, solo negli anni ho cominciato a seguire tutti gli altri generi…😉

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