LO SAPEVO GIA’! A CHE SERVE LA PSICOLOGIA?

Fonte Immagine “Google”

Lo so da sempre: la psicologia è semplice senso comune o c’è qualcosa in più?

E’ spesso capitato – da chi scrive o dai suoi colleghi- di leggere o sentire provenire dall’opinione comune, tutta una serie di “idee” in merito ad alcune ricerche o studi condotti dall’ambiente “psy”. La maggior parte dei luoghi comuni si divide tra chi immagina che gli psicologi siano essi stessi i primi ad aver bisogno di una terapia “sicuramente quel dottore è pazzo!” e tra chi suppone che in tutti gli esperimenti condotti, venga fatto uso delle scosse elettriche (che sadici questi psy!). La carrellata di idee, supposizioni e affermazione su questa bizzarra figura che è lo psicologo ahimè, non terminano qui. Un’altra delle ipotesi -per meglio dire bias- che colpisce il senso comune, risiede invece nel pensare che la maggior parte dei fenomeni studiati e indagati, fossero già noti… in sostanza: “lo sapevo già! non c’era mica bisogno della psicologia per sapere ciò!”.

C’è da dire che gran parte dei processi studiati in particolare dalla psicologia sociale sono presenti nella quotidianità delle persone. Il legame con qualcosa di così concreto e vicino alla quotidianità, potrebbe trarre in inganno tanto da far supporre che gli studi condotti, siano in realtà densi di banalità. Questi atteggiamenti che- badate bene- potrebbero essere interpretati come una sorta di difesa o fantasia messa in atto, traggono spunto un pò da quella che è la storia circa l’indagine “dell’animo umano”. In sostanza già nel corso dei secoli, poeti o filosofi hanno provato a definire e descrivere l’essere umano incorrendo, nel tempo, in una sorta di bias che vede “l’uomo” come qualcosa di facilmente e rigidamente etichettabile in una qualche categoria sia essa umana, diagnostica e così via.

Il problema è che già strizzando l’occhio all’etimologia della parola psicologia, scopriamo che la psiche è tutto fuorché “qualcosa” di etichettabile. Psiche significa infatti “soffio vitale” e presso i Greci designava l’anima che in origine veniva identificata con quel respiro. Nella psicologia moderna invece, specie in quella che è la psicologia sociale, si parla maggiormente dello studio scientifico, pertanto di come le persone e i gruppi percepiscono e pensano gli altri, li influenzano e vi si pongono in relazione.

Le difese messe in atto (il lettore mi perdonerà, ma da psicologa non posso non interpretare la chiusura che spesso vedo verso la mia professione, come una meccanismo di difesa) si allacciano con uno dei fenomeni indagati proprio dalla psicologia sociale.

Il filosofo Kierkegaard sostenne che “la vita è prima vissuta e dopo compresa” ed è un pò quello che accade dopo che alcune ricerche vengono diffuse. Si tratta di ciò che prende il nome di “bias della retrospezione” o “fenomeno dell’io lo so da sempre” ovvero la tendenza ad esagerare, dopo che si è verificato un evento, la propria abilità nell’averlo previsto come qualcosa che si sarebbe verificato. Questo fenomeno può avere effetti sorprendentemente nefasti. Siccome le conseguenze degli eventi sembrano spesso predicibili, spesso si commettono errori di comprensione, interpretazione, presa di decisione e scelta del comportamento da mettere in atto.

Ammetto di essermi un pò lasciata andare, e di aver provato a scherzare con il lettore irritando (probabilmente) qualche collega, ma senza rischi e senza tentativi, nella vita si resterebbe statici, fermi su se stessi.

Ecco.. questo è un pò quello che succede nel momento in cui si decide di procedere con un percorso di supporto psicologico o con una psicoterapia. Si sceglie.. si sceglie di non restare più fermi su se stessi e magari.. nonostante il perdurare di iniziali difficoltà o resistenze messe in atto, si decide di rischiare e provare. La passione che continuo a sentire per questo lavoro risiede un pò in tutto questo, nella possibilità offerta dalla psicologia di modificarsi scegliendo se restare se stessi o cambiare forma; nella possibilità di sperimentarsi e sperimentare.

https://ilpensierononlineare.com/2018/09/16/nelle-stanze-della-psicologia-a-colloquio-con-lo-psicologo/

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

8 pensieri su “LO SAPEVO GIA’! A CHE SERVE LA PSICOLOGIA?

  1. maxilpoeta

    pensa che da ragazzo ero stato anch’io tentato di seguire i tuoi studi, la psicologia mi ha sempre entusiasmato, ricordo che quando conoscevo qualcuna le facevo subito un’analisi, spesso rimanevano allibite, qualcuna scappava perché vedeva in me un soggetto col quale ogni parola sarebbe stata sbagliata. Ad ogni modo concordo col tuo modo di vedere la situazione di molte persone, che già danno per scontate molte cose. In questo periodo di pandemia la situazione è anche peggiorata, si sentono in giro discorsi da rabbrividire, c’è chi sostiene che colpisca solo gli anziani, chi reputa il destino quale unico artefice di tutta la situazione. Sta di fatto che comportamenti incauti a dir poco non fanno che aumentare questo dramma mondiale.
    Riguardo la reticenza di molte persone ad affidarsi a voi del mestiere, penso sia anche dovuta ad una questione di costi, in periodi di crisi economica danno priorità a questioni per loro più essenziali. Sottolineo per loro, perché solitamente chi ha un problema cerca di minimizzarlo, e non vederlo, sono in pochi ad ammettere i propri difetti. La consapevolezza sembra una cosa astratta per alcuni soggetti..

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  2. Giusy Autore articolo

    ahahaha il tuo aneddoto mi ricorda un pò quello che succede spesso al mio collega e me.. ovvero: appena saputo della nostra professione, subito arriva la domandona “ma allora a me, come mi vedi?” e lì va a spiegare che se fosse tutto così semplice, non ci sarebbe bisogno di tanti anni di studio, sacrifici, tirocini, porte in faccia e dedizione. La psy resta una scelta di vita e a mio avviso, un atto di coraggio; ci vuole coraggio per scegliere di studiare, andare a fondo e provare a capire.. capire per poi rendersi conto che forse alla fine, niente hai capito. La pandemia sta da un lato tendendo la mano verso gli psicologi, ma dall’altra sembra affossarci sempre più. Continua a persistere, purtroppo, la dicotomia tra chi crede nell’importanza del benessere psicologico e chi invece, pretende (quasi) che questo servizio sia offerto gratuitamente. Da parte mia nessun intento di giudicare, una delle regole infatti che ho imparato durante i miei training è proprio approcciarsi alle situazioni “senza giudizio”, ma capirai bene che la soluzione non può essere il lavoro gratuito in eterno. Grazie ancora per la tua opinione.

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  3. lina

    Mi ha molto divertito l’articolo e la parte in cui si fa riferimento (nel commento) a tutti gli anni di studio che dovete affrontare..inoltre se non erro dovete anche passare per una terapia personale, giusto? da parte mia il massimo rispetto per una professione che andrebbe agevolata e non bloccata come purtroppo accade qui.. importiamo tante cose dell’america.. dovremmo importare anche l’importanza che danno al vostro lavoro!

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  4. Giusy Autore articolo

    Grazie Lina, esatto.. abbiamo nei nostri anni di training anche il “passaggio” attraverso una analisi o psicoterapia personale (il discorso andrebbe ampliato perchè molto dipende anche dall’approccio psicoterapeutico, ad esempio, in cui si decide di specializzarsi). Ti ringrazio per la considerazione che “ci dai” e per essere passata qui, con la tua opinione.

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  5. amleta

    Se tutti gli psicologi fossero come te non ci sarebbero così tanti pazienti delusi, me per prima. Purtroppo ci sono tanti dottori che si prendono impegni che poi non mantengono, oppure che si dimostrano tutt’altro che intenti ad aiutare gli altri. Ho vissuto con 3 ragazze iscritte in psicologia, e che si sono laureate ( perchè nella facoltà di psicolohia, a detta loro, nessuno ti manda mai perchè son tutti buoni) ma a cui non avrei mai affidato me stessa per una terapia. Io ho letto infiniti testi universitari di psicologia, più di loro tre messe insieme, ma non mi sono mai convinta di poter aiutare gli altri. Eppure son stata spesso un punto di riferimento per gente in crisi. Il fatto è che studiare psicologia per capire se stessi è diverso dallo studiare psicologia per aiutare gli altri. Ebbene moltissimi studebti di psicologia la studiano per capire se stessi e non hanno alcuna empatia e propensione per risolvere i dilemmi esistenziali altrui . Dunque poi combinano i disastri che si leggono in tutti i forum di psicologia. Dunque se dovessi consigliare qualcosa di utile a te sarebbe quella di andarti a leggere cosa pensano i pazienti dei loro psicologi perchè c’è sempre qualcosa da imparare dai propri clienti. Una volta proposi ad uno psicologo mio amico di scrivere un libro a due per mostrare il punto di vista dello psicologo e quello del paziente ma lo riteneva troppo rischioso. Poi però mi ha rubato certe cose che ho scritto per fate relazioni per i suoi esami a scuola di specializzazione. Che cosa dovrei pensarne? Io ho avuto un transfert erotizzato con un controtransfert molto negativo. Risultato? Ho abbandonato la terapia. Ma non mi sono data per vinta e dopo 2 tentativi ho trovato una psicologa finalmente empatica e davvero decisa ad aiutarmi. I pazienti non sono stupidi e capiscono se una ci mette passione. È bello sapere che tu sei un’eccezione 😊😊😊

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    1. Giusy Autore articolo

      ..una delle domande che sempre mi pongo è :”ma io, da me come terapeuta, ci andrei mai in terapia?”.. saper tollerare la confusione dell’altro non è facile; non è per tutti in quanto inevitabilmente ti espone alla tua, di confusione. Possiamo iniziare questi studi con una propensione a voler capire qualcosa di noi stessi, ma nel gioco della specularità, non dobbiamo mai dimenticare che è l’altro che risuona in Noi ad avere la precedenza. Ci sono molti colleghi bravi attenti, accoglienti e caldi e tanti altri che forse avrebbero dovuto scegliere altra strada. Il paziente, cliente…utente… (a dir si voglia a seconda del setting), non è tale.. è carne viva che pulsa, trema, ha paura e si mette in gioco.. noi dobbiamo tener conto di ciò! Apprezzo moltissimo il tuo commento, così intelligente e accorto e approvo il consiglio “di lettura “. Sono sempre molto curiosa in merito ai feedback “dei pazienti” e come tu hai giustamente detto.. “loro sono molto intelligenti” ecco perché come per te, spesso abbandonano la terapia. Grazie mille per questa preziosa opinione.

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  6. Giusy Autore articolo

    Certamente, è un atto di grande intelligenza comprendere che la terapia non fa per noi. Dall’esperienza clinica potrei dire che i pazienti che partono con grandi riserve/difese, sono poi quelli che traggono maggior giovamento dalla terapia, perché maggiormente disposti a indagare e porsi domande. L’essere umano è libero e credo che il dubbio sia una delle forme più alte di libertà. Grazie per la visita.

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