La pandemia silente.

In queste settimane stanno arrivando alla spicciolata i primi dati relativi ai “danni” psicologici legati alla pandemia da Covid-19 e sono abbastanza preoccupanti. Personalmente, nel mio lavoro quotidiano con i pazienti che ricevo nel mio studio e prima ancora con gli immigrati che seguivo nei centri d’accoglienza, avevo notato un certo incremento di alcuni sintomi legati all’ansia e allo stress più in generale, ma in alcuni casi, ci sono stai dei peggioramenti abbastanza evidenti nell’umore delle persone (sintomi legati alla depressione), fobie e attacchi di panico, perdita di riferimenti chiari per il futuro, apatia e rabbia. In diversi casi ci sono state anche delle evidenti regressioni e ricomparsa di sintomi che erano perlopiù stati superati in terapia.

Insomma nel mio piccolo ho notato in queste settimane soprattutto a partire da settembre una situazione decisamente preoccupante e ancor più preoccupante pare essere il velato disinteresse (mascherato da interesse estemporaneo e mirato) dell’informazione e delle amministrazioni predisposte ad attivare degli interventi.

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L’emergenza sanitaria, che ormai dura da quasi dieci mesi e probabilmente proseguirà per un bel po’. Ha come caratteristiche principali quelle della indeterminatezza nel tempo, della insicurezza legata all’imprevedibilità dell’evoluzione pandemica e la lotta contro un nemico invisibile. Questi elementi, insieme alle misure stringenti del governo per contenere il contagio, locali e nazionali, hanno un forte impatto psicologico sulle persone, che vivono personalmente, a livello familiare e collettivamente cambiamenti drastici ed evoluzioni spesso peggiorative delle loro condizioni di vita. Molti devono affrontare perdita del lavoro, riduzione delle ore lavorative o allontanamento forzato dal lavoro (alcuni affrontano le inadempienze del governo, con grandi ritardi negli aiuti economici); altri devono affrontare la stessa malattia con la paura, le insicurezze e la solitudine di lunghe quarantene; altri devono affrontare il dolore dei lutti. Insomma questo stato di emergenza ha costretto tante persone a sacrifici continuativi e a “rotture” improvvise. Da alcuni dati mostrati dalla Fondazione Soleterre nell’ambito del Fondo Nazionale per il Supporto Psicologico Covid-19, delle persone da loro seguite (91) il 31% manifesta disturbi da stress post traumatico in forma grave e il 2% molto grave. Tra i sintomi più comuni c’è la depressione (nel 23% moderata e il nel 40% grave); l’ ansia ( nel 37% moderata e nel 32% grave); la rabbia (nel 25% moderata e nel 23% grave); disturbi del sonno (nel 17% moderata e nel 22% grave) e uso di sostanze (nel 37% grave). In alcuni casi si sono registrati anche episodi di violenza domestica.

In un articolo recente su fanpage è riportato un dato denunciato da Spi Cgil Lombardia che ha messo in atto uno studio sul tema, ma legato alle conseguenze psicologiche sugli anziani; il 30% degli anziani ha subito un peggioramento della propria situazione psicologica rispetto al periodo precedente al primo lockdown di marzo (questi dati sono venuti fuori da un lavoro congiunto effettuato con l’Istituto Mario Negri in Lombardia).

“L’ultima rilevazione sullo stress degli italiani, del 2 novembre, ci da un indice di 62 su 100, lo stesso livello di marzo. Il 41% delle persone evidenzia un livello di stress tra 80 e 100 su 100 (Centro Studi CNOP, Ist. Piepoli 02.11.20).”

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Concludo dicendo che bisogna smetterla di considerare il “dolore psicologico” come un “danno” relativo e di minore importanza. Un qualcosa che esiste, ma che è meglio non considerare. Ciò significa squalificare e svalutare un disagio che non riveste solo il singolo, ma che riguarda tante persone. Non è mai troppo tardi per comprendere e rimediare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

11 pensieri su “La pandemia silente.

    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Luisa. Comprendo il tuo sconforto e non oso immaginare quanto “lavoro personale” ti sia costato la riduzione di quella dose di antidepressivo. Il dolore psichico è una cosa seria e purtroppo spesso e volentieri viene sottovalutato il “costo” personale e sociale che lo accompagna.

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  1. maxilpoeta

    sicuramente questa pandemia ha fatto nascere problemi nuovi, che la maggior parte di noi non era preparato a ricevere. Le persone già fragili, con un autostima bassa, hanno sicuramente subito un brutto colpo, e il continuo protrarsi degli eventi non fa che peggiorare la situazione. E’ difficile consigliare delle possibili vie d’uscita, secondo me sta al singolo cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno come si suol dire, cercando magari di coinvolgere chi ha vicino con i suoi pensieri positivi. Anche la positività a mio avviso può essere contagiosa e in questi momenti è di sicuro una qualità su cui puntare. Io nel mio piccolo cerco di farlo ogni giorno…😉

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Max! Il tuo è un ottimo punto di vista e mi allineo alla tua idea di infondere e diffondere (per quanto sia possibile) ottimismo e positività a chi ne ha bisogno. Questo può certamente aiutare. Aggiungo, che tutti abbiamo la possibilità di attingere alle nostre risorse, valorizzare e fortificare la nostra capacità di adattamento per provare a “resistere” e reagire adattivamente a ciò che sta succedendo (resilienza). Dobbiamo provare a farlo e a chiedere aiuto se ci rendiamo conto che da soli non ci riusciamo. In merito a quest’argomento, ti invito a leggere, anche quest’articolo che ho scritto ad aprile:
      https://ilpensierononlineare.com/2020/04/15/il-carceriere-invisibile-coronavirus-psicologia-di-un-isolamento-sociale-obbligato/
      Grazie per il commento! A presto!

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    1. Gennaro Autore articolo

      Si, è una riflessione che ho fatto anche io in questi mesi e subito mi sono tornati in mente i racconti che faceva mio nonno della guerra e dei bombardamenti e delle fughe nelle grotte e nei cunicoli sotterranei di Napoli, delle rivolte durante le quattro giornate. Lui all’epoca era un ragazzino. Mi vengono in mente, anche il suo viso e le sue lacrime, quando mi raccontava questi spezzoni di vita vissuti. Sono eventi che ti segnano anche 70 anni dopo averli vissuti.

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  2. minghina55

    Il dolore psicologico è una bestia silente che ti uccide se non corri ai ripari. Purtroppo ancora oggi c’è qualche riserva mentale nell’affrontare e nel fare partecipe gli altri di questo disagio,
    a mio avviso si è sempre più propensi a farsi curare il corpo che la psiche, è anche vero che
    quello che il momento che stiamo vivendo è durissimo ma ci ha trovati fragili attoniti inermi.
    Spero che troviamo la forza di reagire e, soprattutto, di farci AIUTARE da persone esperte quando ne abbiamo bisogno.

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    1. Gennaro Autore articolo

      Salve Minghina! Verissimo, spesso si sottovaluta il dolore psichico. Specialmente in questi momenti storici in cui a quello personale si aggiunge il disagio collettivo. Bisognerebbe abbattere definitivamente i muri del pregiudizio individuale e sociale che ancora interferiscono con l’idea e l’essenzialità dell’aiuto psicologico. Grazie per il tuo commento.

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