Siamo la somma dei nostri pensieri o la somma delle nostre scelte?

Immagine Personale: ” Quanto (Io) sono la mia scelta? “

Durante i corsi di “Psicologia dello sviluppo” il mio professore (ammetto.. uno dei migliori mai incontrati), ci sottopose tutta una serie di “dilemmi morali” a cui in maniera divertita (e probabilmente anche uno pò sadica, ironica e compiaciuta), assisteva alle nostre – spesso assurde – rispostone. Oggi condivido con voi il pensiero di Kolberg, noto psicologo e filosofo conosciuto proprio per le sue teorie sullo sviluppo morale.

Secondo Lawrence Kohlberg lo sviluppo morale evolve dall’infanzia all’età adulta passando per punti di svolta; si ha in sostanza il passaggio da un livello inferiore di ragionamento morale a uno superiore. La teoria considera in particolar modo come un individuo affronta e risolve – a livello cognitivo- conflitti o dilemmi relativi all’ambito morale. Le questioni poste da Kohlberg sono:

  1. che cosa è giusto fare
  2. perchè è giusto
  3. quali prospettive sociomorali sono sottese al ragionamento nei vari stadi

Il punto di partenza di Kohlberg è rappresentato dal sottoporre ai soggetti il noto “Dilemma di Heinz”:

“Heinz é un uomo la cui moglie è ammalata di cancro, ma che potrebbe essere salvata da un farmaco inventato da un farmacista della sua città. Questi però, volendo far soldi con la sua scoperta, pretende una cifra molto elevata, che Heinz non può pagare: invano egli chiede al farmacista di ridurre la cifra o di pagare successivamente per poter salvare la moglie, così Heinz é alle prese col dilemma se rubare il farmaco o veder morire sua moglie”.

In base alle risposte analizzate, Kohlberg identifica 3 livelli di ragionamento morale: pre-convenzionale, convenzionale e post-convenzionale ognuno dei quali è suddiviso a sua volta in 2 stadi corrispondenti a diverse forme di ragionamento.

Livello 1: Nel livello pre-convenzionale (si manifesta nei bambini fino a 9- 10 anni), la persona vive le norme morali e sociali come esterne e non soggette alla riflessione personale. Bambini o individui fermi a questo livello (Kohlberg vi include anche alcune categorie di delinquenti), non hanno percezione del nesso tra regole di comportamento e funzionamento sociale. Le regole vengono pertanto rispettate solo per massimizzare i propri interessi ed evitare i guai e quando possibile, soddisfare i bisogni personali. L’individuo crede che rispettare le regole porti a un vantaggio, mentre disobbedire comporterebbe una punizione. La risposta fornita al dilemma è :“Non deve rubare il farmaco altrimenti andrebbe in prigione”. Gli stadi di tale livello sono: Orientamento premio-punizione; Orientamento individualistico e strumentale.

Livello 2: livello convenzionale (livello raggiunto dalla maggior parte delle persone che, assesta il proprio sviluppo morale a tale livello). Convenzioni, obblighi, regole o aspettative sono sperimentate come componenti salienti del sè. Il fatto che la maggior parte delle persone raggiunga questo livello è evidenziabile nel fatto che esse, si identifichino con un sistema di obblighi o aspettative verso organismi sociali (es la società) o organismi più ristretti (la famiglia). A tale livello si trova un certo conformismo sociale in quanto l’adesione alle regole avviene in modo acritico. La risposta al dilemma è : “bisogna sempre rispettare le leggi”. Gli stadi di tale livello sono: Orientamento del bravo ragazzo o del conformismo e delle mutue aspettative interpersonali; Del sistema sociale e coscienza.

Livello 3: post-convenzionale (livello raggiunto solo da pochi individui). I giudizi morali sono formulati sulla base di un’adesione a valori generali come: libertà, equità, solidarietà. Bisogni personali e leggi della società sono subordinate a principi generali. Obbligatorio infatti, in questo stadio indica qualcosa (adesione a principi) liberamente scelti. Occorre rispettare le regole della società, consapevoli che sono frutto di un contratto tra persone, ma alcuni valori, come il diritto alla vita e alla libertà, non possono mai essere messi in discussione. La risposta al dilemma è: “Il furto di Heinz è giustificato dal fatto che c’è un vita umana in pericolo, ciò che trascende gli interessi personali del farmacista sul farmaco”. Gli stadi di tale livello sono: Del contratto sociale e dei diritti individuali; Principi etici e universali.

E voi? cosa avreste fatto al posto del nostro Heinz? Rispondete pure con il massimo della libertà (morale).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

16 pensieri su “Siamo la somma dei nostri pensieri o la somma delle nostre scelte?

  1. Ettore Massarese ( fu Franz)

    chi infrange il dover essere ed il contratto di solidarietà sociale è senza dubbio il farmacista ed il furto che subisce è atto di compensazione morale…il dovere di salvare una vita ha un tasso di incidenza etica al disopra d’ogni legge scritta… molto interessante…sai leggevo un libro di un genetista sul cosiddetto gene egoista…quello che regolerebbe la legge di sopravvivenza… ecco… siamo ai comportamenti ancestrali che pure è territorio interessante. 🙂

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    1. Giusy Autore articolo

      Buonasera Ettore. La tua risposta è del tutto condivisibile; Kohlberg con i suoi dilemmi puntava non tanto alla risposta pura data dal soggetto, quando a capire come (motivazioni e ragionamenti sottostanti), egli giungesse a dare quel tipo di risposta. Spesso ci troviamo dinanzi a dilemmi dove ci sembra di dover passare da vittima a carnefici (o viceversa?). Grazie per il tuo commento, trovo inoltre molto interessante la questione del gene egoista. Buona serata 🙂

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  2. minghina55

    Trovo che il comportamento del farmacista sia deprecabile . Da piccoli ci insegnano che le regole vanno rispettate, ed è giusto, ma di fronte a una tragedia umana e familiare le regole si infrangono. Almeno io la penso così.

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  3. maxilpoeta

    è difficile calarsi in quei panni, soprattutto per chi vive single da anni. Dovendo immedesimarmi, non saprei, probabilmente cercherei di convincere il farmacista della gravità della situazione, in modo da farlo venire incontro alle mie esigenze. Se avesse anche un minimo di umanità probabilmente arriverebbe ad un compromesso. Forse questa sarebbe la scelta più sensata, immagino…

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    1. Giusy Autore articolo

      Immagino la difficoltà dell’immedesimarsi ecco perchè questi sono dilemmi molto interessanti da proporre “di persona”, in quanto (come ho anche in precedenza detto), è il pensiero che porterà poi alla scelta, ad indicare a quale livello di sviluppo, il soggetto si trovi. In linea teorica sarebbe davvero bello se esistesse un compromesso che però non risulti tale.. Non so se mi spiego.. spesso nella vita abbiamo la sensazione/esigenza di dover ricorrere a compromessi che poi, di fatto, risultano più deleteri di una scelta presa “in tronco”. grazie per il feedback e per il ragionamento sotteso. buona serata.

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