Ciclo di vita e criticità

Spesso noi psicologi e psicoterapeuti ci troviamo ad intervenire in situazioni che riguardano il ciclo di vita delle persone, il loro sviluppo e la loro crescita personale. Potremmo definire queste fasi determinanti della vita come “processi di cambiamento” o “eventi critici“.

Nella vita di una persona l’intero ciclo di vita e il proprio sviluppo è caratterizzato da episodi o eventi che determinano passaggi evolutivi importanti per la persona stessa.

I ritmi evolutivi sono spesso scanditi da eventi socialmente riconosciuti (adolescenza, maternità, menopausa, invecchiamento, matrimonio..). Questi eventi sono fondamentali per la crescita personale, ma determinano rotture dell’equilibrio precedente che possono a volte attivare reazioni emotive o difese, che a loro volta possono sfociare in manifestazioni sintomatologiche di vario tipo in cui prevale il disagio e la sofferenza emotiva.

Gli episodi critici, invece, possono essere considerati come eventi imprevisti traumatici (lutti, malattie, separazioni, insuccessi, eventi esterni). Questi eventi rompono l’equilibrio precedente e possono attivare una condizione di patologia reattiva, cioè relativa a quella situazione critica, improvvisa e apparentemente ingestibile.

Ad esempio il lutto può creare una condizione di vissuto personale caratterizzato da atempotalità; che comporta una percezione del tempo e dello spazio anomala, dilatata e completamente trasformata. Vissuti legati al lutto possono essere anche legati ad una rottura di un rapporto o di un legame affettivo importante (in queste situazione spesso si ha la sensazione di aver perso una parte di sé, nel momento in cui ci si deve separare dall’altra persona). Questi eventi luttuosi possono a volte creare “rotture” tali da comportare manifestazioni al limite, con carichi emotivi e psichici difficili da sostenere, fino a determinare sintomi, segnali di un malessere psichico.

Immagine fonte Repubblica.it

La patologia si crea quando la condizione di equilibrio psichico ed emotivo precedente, per qualche motivo si rompe.

La buona notizia è che queste fasi “critiche” del ciclo di vita sono purtroppo e per fortuna parte integrante delle nostre vite. Possono creare dolore e malessere, ma possono essere affrontate e superate con il supporto e l’aiuto di un professionista. In queste situazioni, infatti, lo psicologo interviene per “accompagnare” la persona, che chiede aiuto, in un processo di consapevolezza e comprensione della trasformazione e del cambiamento che avverrà affrontando questi eventi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

12 pensieri su “Ciclo di vita e criticità

  1. maxilpoeta

    io ho sempre cercato di separare il dolore di un evento dalla vita di tutti i giorni. Mi spiego meglio, considerando l’inevitabilità di certe situazioni, già prima mi preparavo ad affrontarle, in modo da arrivare consapevole e non distrutto all’evento. Quando ormai molti anni fa uscivo con la mia ex, per qualche motivo sapevo che prima o poi sarebbe finita. Ma ho sempre pensato che ne sarei uscito bene, quindi non subii il trauma del distacco, ma fu l’inizio di una nuova vita.

    Per voi questo periodo dev’essere davvero tosto, immagino quante richieste avrete! L’ansia e il disagio sociale in questo periodo sono al top!
    Buona domenica…

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    1. giusy10

      Mi intrufolo nell’articolo del mio collega, ma sono rimasta piuttosto colpita dal tuo commento. E’ interessante l’idea di “manipolare mentalmente” un’idea, un concetto o un’aspettativa.. la cosa interessante è tuttavia la capacità di manipolare tale aspettativa (magari negativa), senza che questa ne infici una (possibile) altra risoluzione.
      Per quanto concerne il nostro lavoro (credo qui converrà il mio collega, dal quale aspetto una risposta in merito), sì.. il momento è tosto ma in Italia ci sono sempre grandi riserve sull’ambito psicologico. Sicuramente stiamo assistendo ad una maggiore apertura per tutto ciò che concerne l’aspetto psicologico dell’individuo; ci si pone maggiormente in discussione e ci si fanno domande in merito.. ma.. è sempre come se lo psicologo fosse qualcuno di “serie b”.. pensa che, siamo ancora nella condizione di chi si aspetta di ricevere un supporto – solo ed esclusivamente- a titolo gratuito. Ce ne sarebbe molto, da dire in merito. Buona giornata 🙂

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    2. Gennaro Autore articolo

      Ciao Max, la tua è un ottima strategia, molto funzionale ed efficace, non c’è dubbio. Perché in effetti provando a prevedere ciò che potrebbe succedere sei mentalmente più pronto ad eventuali finali negativi e questo può aiutare molto nel processo di “metabolizzazione” dell’evento e quindi come hai fatto tu, utilizzare un evento critico come punto di partenza per l’inizio di qualcosa di diverso e probabilmente migliore. Ci potrebbe però essere un rischio ad usare questa strategia sempre. Cioè quello di affrontare alcune situazioni o eventi con un atteggiamento “prevenuto” e con il vincolo del “pregiudizio”(magari anche su se stessi) e questa cosa può giocare a nostro svantaggio, attuando inconsapevolmente un “autosabotaggio” difensivo. Per quanto riguarda il nostro lavoro durante questa situazione di emergenza è molto apprezzato dalle persone, che comprendono, vivendolo sulla propria pelle, l’importanza della salute psicologica. Di contro pare che questa consapevolezza della gente e questa grossa richiesta di interventi sulla salute psichica non siano abbastanza presi sul serio da chi, a livello decisionale, governativo e politico, dovrebbe supportare a livello organizzativo, economico e sanitario la nostra categoria, per salvaguardare la salute pubblica. In questo purtroppo siamo tra gli ultimi posti in Europa. Una cosa molto triste per un Paese importante e culturalmente trainante come il nostro.

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      1. maxilpoeta

        in effetti pensando al vostro lavoro non se ne sente mai parlare a livello di decreti legge, etc, etc. Mentre i medici tradizionali in questo periodo sono ai vertici delle attenzioni, come è giustissimo che sia, la vostra categoria non viene quasi mai menzionata. Che poi a pensarci bene è utilissima, permetterebbe di risolvere un sacco di problemi sociali, tipo depressioni varie, causate proprio dal Covid. A mio avviso mai come in questo periodo c’è bisogno di assistenza psicologica per tornare a vivere e sperare in un futuro diverso….

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      2. Gennaro Autore articolo

        In Italia c’è poca cultura della prevenzione e della progettazione. C’è invece molta cultura del “tirare a campare”, del “lascia stare..” . Si interviene solo quando c’è un emergenza. Adesso probabilmente saranno costretti ad intervenire perché c’è già un’ emergenza psicologica e ti posso dare la certezza che siamo già a livelli molto preoccupanti da qualche mese.

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  2. minghina55

    Mi ha molto colpita il commento di Max la sua è stata una buona strategia e lo ha aiutato ma così facendo non si incorre poi nell’effetto contrario cioè che non si gode appieno del momento che una persona sta vivendo pensando sempre che “tanto tutto prima o poi finirà” sembra di fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Quanto al vostro prezioso lavoro spero che quanto prima i nostri politici si accorgano di quanto siete preziosi e andranno a legiferare anche per i vostri diritti.

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