La raccolta differenziata del corpo.

Immagine Personale.

Quello che mi piacerebbe fare oggi, con voi, è cominciare una serie di approfondimenti riguardanti il corpo. Non so bene quanti articoli, pensieri o approfondimenti ho intenzione di dedicare a tale tema; non sono mai stata una persona schematica, rigida o dai tempi prestabiliti.. vorrei piuttosto lasciare che le idee e le sensazioni restino in un vortice di condivisione dove noi tutti, siamo i primi attori/spettatori di una” circolazione di idee” sempre più ampia.

Il corpo è qualcosa che ha sempre avuto fascino, per me. Sono sempre stata attratta dal suo uso, abuso, dal suo sentirsi fuori posto, lontano dal tempo presente o di converso troppo vicino alla realtà vigente. Mi sono spesso chiesta cosa potesse spingere (dal punto di vista psicodinamico) le persone a modificare il proprio corpo, a costringerlo o a correggerlo con e nella chirurgia estetica. Il mio pensiero non è di chi va contro coloro che decidono di ricorrere alla chirurgia plastica (riconosco il grande potere che in certi casi ha, il ricorrere a tali modificazioni corporee) e per quanto non ne farei mai uso, trovo che ognuno sia assolutamente libero di fare, della propria “tela natale”, ciò che vuole.

Uno dei primi spunti di riflessione riguarda proprio questo ultimo punto. Un giorno.. seguendo l’ennesimo documentario (ne fagocito di continuo) sulla fotografia, fui colpita da una fotografa asiatica impegnata a imprimere su pellicola i momenti in cui si dedicava all’autolesionismo. L’artista evidenziò come in Asia la questione del corpo sia “qualcosa di estremamente serio”.. “non si è padroni del proprio corpo in quanto donato dai propri genitori.. Il corpo è pertanto proprietà dei tuoi genitori che te lo hanno donato e se tu, non ne hai cura, sei irrispettosa verso i tuoi genitori”. Il corpo pertanto – mi verrebbe da dire- diviene qualcosa che si ospita e che non si abita.

Buona lettura.

Il corpo in quanto questione.

La questione del corpo è piuttosto difficile da riassumere poichè reca con sè aspetti sociali, culturali e individuali. Nessuno nasce in un corpo de-storificato, lontano dalla cultura socio culturale in cui il futuro essere umano si troverà calato. Prima della nostra venuta al mondo, infatti, noi siamo stati pensati, detti e parlati; siamo stati anticipati. Questa anticipazione che per la Aulagnier (1975) prende il nome di “ombra parlata” ed indica quello spazio in cui l’Io del futuro nascituro “può avvenire” si presenta come una sorta di legatura di valore musicale che sommando il -prima desiderio- (materno e della coppia genitoriale) di bambino unisce, raddoppia e (forse) salda, la soggettività materna e quella del nuovo nascituro.

La questione qui si fa complessa e di ardua esemplificazione. In un certo senso, quando noi veniamo al mondo, troviamo un “già lì”, un qualcosa – come dicevamo- che prima di noi ci ha parlato, detto e accolto. Cosa potrebbe tuttavia accadere se, nel momento in cui veniamo al mondo e proseguendo nel corso della nostra vita, troviamo incoerenza tra ciò che ci è stato detto/imposto e ciò che sentiamo come nostro? Cosa accade al nostro corpo se sentiamo che Io non sono come tu mi vuoi? Ma soprattutto.. chi è questo Io se tu mi hai detto chi sono? Allora forse : Io è un Altro!

Freud nel 1928 sostenne che “L’Io è innanzitutto entità corporea” e successivamente dirà che “L’Io è in definitiva derivato da sensazioni corporee, soprattutto dalle sensazioni provenienti dalla superficie del corpo. Esso può dunque venir considerato come una proiezione psichica della superficie del corpo”.

E’ ciò che successivamente Winnicott evidenziò quando parlando delle funzioni materne, ne chiarificò 3 in particolare:

  • holding: tenere in braccio pertanto sostenere e contenere; in termini psichici, il risvolto che tale contenimento fisico sarà poi l’inizio dell’integrazione
  • handling: indica la manipolazione intesa come lavare, toccare o accarezzare il bambino. E’ il processo che porta l’infante a comprendere i confini del proprio corpo; sarà il presupposto dal punto di vista psichico per la personalizzazione
  • object presenting: la presentazione dell’oggetto che porterà l’infans (il bambino non ancora dotato di parola) a diventare baby (il bambino che comincia a gattonare poi camminare) alla potenzialità offerta da una relazione oggettuale.

Giunti a questo punto del discorso, direi che possiamo momentaneamente fermarci e provare a vedere insieme, se qualche dubbio o curiosità emerge da quanto detto. Ciò che ho provato ad evidenziare è che se noi, in quanto esser umani che siamo stati prima immaginati e pensati (mi riferisco ad esempio a quello che da giovani facciamo quando immaginiamo un nostro futuro figlio.. a chi somiglierà? che lavoro farà? come si chiamerà?) troviamo discordanza, in un successivo momento della nostra vita con questa storia che ci ha anticipato (pensiamo ad esempio a tutti quei ragazzi che decidono di non voler fare la scuola e il lavoro scelto dai genitori) bene.. è possibile che tutte queste questioni possano in una certa fase della nostra vita, essere legate e messe in scena sul proprio corpo?

E’ in definitiva possibile che un Io che sente incongruente la storia che la propria famiglia gli ha fornito, decida di modificare il proprio corpo, di riempirlo di silicone o botox; decida di svuotarlo con la liposuzione oppure decida di travestirlo innestando impianti sottocutanei, per cominciare a scrivere una storia nuova… per cominciare a scrivere un romanzo sulla propria vita che cominci con un :” Io sono”.

Vedremo in seguito qualche possibile risposta.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

10 pensieri su “La raccolta differenziata del corpo.

  1. minghina55

    La situazione asiatica riguardo al corpo magari è un tantino esagerata ma di tutto rispetto. Modificare il proprio corpo potrebbe anche andare bene ma penso che se una persona si accetta per come è alla fine è più felice. Mi piace molto la tesi che sostenne Freud nel 1928. Modificare il proprio corpo perchè non ci si riconosce nella storia della propria famiglia è difficile da capire.

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    1. Giusy Autore articolo

      Diciamo che la citazione in merito all’Asia è alquanto forte ma dal punto di vista analitico assolutamente interessante. Si tratta di una società completamente diversa dalla nostra; è innanzitutto una cultura di tipo collettivistico (quella occidentale è invece di tipo individualistico), pertanto votata a tenere molto in considerazione (e più) cosa pensa la società e gli altri di te, piuttosto che tu stesso (di te stesso), scusami il gioco di parole. Per l’altro discorso non è proprio tanto “modificare perchè non mi riconosco nella storia della mia famiglia”, quanto piuttosto non sentire congruenza con quello che di me e da me, la famiglia si è aspettata fin dal mio concepimento. Già prima che noi veniamo al mondo (si spera, almeno) i nostri genitori hanno compiuto delle fantasie sul nostro conto. Tali fantasie hanno finito per influenzare (le aspettative) ciò che noi poi abbiamo fatto nel corso della nostra vita. In taluni soggetti potrebbe accadere che queste aspettative sentite come profondamente discordanti e violente, vengano esperite ed elicitate sul e nel proprio corpo. Comprendo la difficoltà nell’accettare una ipotesi fatta “di fantasie e storie”, ma di fatto la nostra vita psichica si costruisce su un “già lì” che affonda radici nel lignaggio di provenienza: ben oltre la madre e il padre. Grazie per la tua opinione.

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  2. maxilpoeta

    io penso che esistano due corpi, uno fisico, sul quale non possiamo agire più di tanto, e uno spirituale. Ecco, questo corpo è quello che a mio avviso ci rappresenta di più, quello che determina molte nostre scelte, il modo che abbiamo di rapportarci e di giudicare gli altri. Uno può avere un corpo “fisico” brutto, deturpato, ma se ha un corpo spirituale magnifico, quella sua grandezza si sprigionerà anche al di fuori di se, e diventerà catalizzatore di positività, andando a ad occultare i difetti del primo…

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    1. Giusy Autore articolo

      opinione condivisibile. Direi che quasi sicuramente, siamo dotati di un corpo spirituale che ognuno può coltivare come meglio ritiene; come sente più congruo al proprio senso di sè. Che sia in termini più religiosi, filosofici o laici sicuramente quel che abbiamo dentro (in termini spirituali) può riflettersi fuori e andare ben oltre l’apparenza di un corpo estetico, magari bello ma di fatto inconsistente. Grazie mille 🙂

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    1. Giusy Autore articolo

      l’essere fuori luogo richiama -a mio avviso- due interessanti quesiti: “l’essere” e il2 fuori dal luogo”. essere chi o cosa e fuori da quale luogo? e che significa luogo? luogo della mente? luogo inteso come spazio fisico? e come si inserisce il corpo in ciò? spunti estremamente interessanti!

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  3. Giusy Autore articolo

    L’ha ripubblicato su ilpensierononlinearee ha commentato:

    Il corpo è – ormai- diventato sempre più argomento; ce lo dice la clinica, l’attualità e probabilmente lo diciamo anche noi rivolti “a noi stessi”. una riflessione di qualche tempo fa.
    Buona Lettura.

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