Dipingere e forare il proprio Sè.

Fonte Immagine “Google”.

“Sto meglio col piercing qua.. o qua.. ” Disse – riferendosi all’amica- la ragazza, mentre indicava il labbro superiore e il mento..

“Vabbè allora mo che vado a casa me lo faccio qua”.. Chiosò indicando il labbro inferiore.

Queste due frasi echeggiavano nel corridoio dell’ASL mentre due ragazzine attendevano il proprio turno.

La pelle è l’organo più vasto del nostro corpo e in un certo senso, quello che ci appartiene di più; è quello visibile; il mezzo che contiene (e protegge) l’interno dall’esterno: filtro omeostatico tra il me e il non me.

Questa terra di confine può essere sperimentata come un luogo di incontro con l’altro o di converso come un guscio protettivo che tiene e contiene.

Spesso accade che coloro che decidono di ricorrere a modificazioni corporee estreme, sentano il bisogno di identificarsi come diversi da; potrebbe essere il bisogno di sentirsi autentici verso se stessi, un desiderio di rimarcare che “un altro non può essere me”.

Il corpo, la nostra tela natale, sente chiede e domanda; reagisce quando la psiche soffre (pensiamo a tutte le malattie psicosomatiche esistenti).. dà prurito, brucia, si arrossa e si lacera parimenti al nostro apparato psichico che “prude, brucia e si sente lacerato”, ma non trovando sfogo .. “sfoga” sulla pelle.

Alcuni sentono il bisogno dopo eventi profondamente significativi (ad esempio in seguito a gravi malattie o ad eventi altamente traumatizzanti), di recuperare il contatto con il proprio corpo e lo fanno proprio ricorrendo all’uso di tatuaggi, piercing o modificazioni corporee più ampie. Si tratta di fantasie di rivendicazione in cui il “mio” corpo sofferente, toccato, abusato, tagliato, sopravvissuto.. torna da me e a me con i confini che Io decido di ridare lui.

Anzieu nel 1985, suggerì che l’io è un Io pelle

“una rappresentazione di cui si serve l’Io del bambino, durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi se stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo” (Anzieu, 1985, p.56).

L’autore sostiene che il bambino acquisisce la percezione di una superficie corporea attraverso il contatto con la pelle della madre nel momento in cui viene accudito, accarezzato, lavato. L’Io pelle ha pertanto origine nella pelle condivisa nell’immaginario tra madre e figlio, ciò che Anzieu definisce “pelle comune”.

La rinuncia a questa pelle comune seppur dolorosa, permette l’interiorizzazione e identificazione con una parte della madre che sostiene lo sviluppo fisico e psichico del bambino; quell’oggetto di supporto a cui il bambino si stringerà e sorreggerà.

La pelle pertanto parla; la pelle dice di noi e per noi. Tatuaggi, piercing, impianti sottocutanei sono parole dette, non dette, sussurrate o urlate di un corpo (sempre più sofferente) che non trovando corpo, “si dice” con un linguaggio tutto suo.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

16 pensieri su “Dipingere e forare il proprio Sè.

    1. Giusy Autore articolo

      I am very happy that my words made you think. I understand how strong and hurtful words can be and how, sometimes, we prefer not to speak and be silent. I really appreciate those who have the courage to “stage” their experience on their body, for example with tattoos. Paradoxically, these people have more courage than those who use “a thousand words” but appear to be an empty person. Whoever paints himself, shows himself for what he is. thanks for reading me. have a nice day 🙂

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  1. minghina55

    Come sempre bello e interessante articolo. Di solito una persona più “grande” di fronte a un corpo totalmente tatuato o pieno di piercing resta un tantino spaesato e si chiede perchè? poi per fortuna arrivate voi che ci portate per mano, ci fate capire e tutto ha un perchè . Grazie

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    1. Giusy Autore articolo

      diciamo che nulla è fatto per caso. Magari un tatuaggio o un piercing “sparso” possono anche essere “interpretati” come un qualcosa fatto per abbellire il proprio corpo e quindi con valenza di estetica del tutto personale. In generale sono comunque interventi fatti su di un corpo “tela vergine” pertanto, specie innanzi a grandi modificazioni.. di solito si cela qualcos’altro. grazie per il commento

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  2. maxilpoeta

    ci sono persone che hanno fatto del loro corpo una vera tela, un mio ex collega aveva così tanti tatuaggi e piercing che non aveva un tratto del corpo pulito. Spesso è un modo per apparire o sentirsi parte di un gruppo, sta di fatto che negli ultimi anni queste mode sono in aumento. Io sono ancora all’antica sotto questo aspetto, non ho mai fatto neppure un minimo tatuaggio sulla mia pelle…

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    1. Giusy Autore articolo

      sisi in effetti sempre più persone ” rinunciano” al corpo “pulito” per aderire ad una immagine che hanno di se stessi. non sempre si tratta di qualcosa di condivisibile o comprensibile , ma anche qui sul piano prettamente psichico lo trovo molto affascinante. grazie per l attenzione che dai sempre ai miei post 🙂

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