“Pronto.. Dottoressa..”

Fonte Immagine “Google”.

La telefonata della Signora Concetta arriva durante una conversazione che si stava tenendo tra colleghi.

In un momento di relax, prendo la cornetta del telefono e avverto un silenzio seguito da un profondo sospiro :

“Ponto.. sono la signora … La contatto su invio della scuola … per mia figlia Maria..”

Accolgo la telefonata per poi girare le informazioni alla collega psicoterapeuta.

La signora Concetta arriva presso il consultorio dell’Asl in seguito all’invio da parte della scuola frequentata da sua figlia Maria. Secondo le insegnanti Maria è perennemente assente in classe, sempre distratta e assorta in chissà quali pensieri, mostra gravi lacune scolastiche. Maria è una nuova alunna; ha infatti chiesto il trasferimento dalla scuola precedente e si è inserita in una seconda liceo (in una classe già formata), cambiando anche l’indirizzo scolastico..

Maria giunge in studio accompagnata da entrambi i genitori. Il padre ingegnere si presenta curato e molto giovanile nel suo abbigliamento (si presenta vestito in tuta e scarpette da ginnastica), la madre casalinga appare come una donna molto semplice e emotiva.

Maria è una ragazzina molto curata (spicca lo smalto rosso sulle lunghe unghie) ma piuttosto “piccola”. Nonostante i -quasi- 16 anni è bassina, magrolina e con una postura rigida e chiusa. Appare spaesata, timida, introversa e sembra non comprendere quello che le viene chiesto. Mostra difficoltà a comprendere la più banale delle domande come “che giorno è oggi?”; sembra non conoscere la differenza di alcune parti anatomiche del corpo; mostra lentezza e ritardo nella lettura; si mostra come un corpo vuoto, senza peso specifico seduto su una sedia.

Maria ti guarda in maniera triste; sembra attraversarti con uno sguardo che chiede.. Gli occhi castani di Maria sembrano dirti “no so cosa ci faccio qui”.

La ragazzina sembra una stanza vuota; pareti vergini su cui provi ad appendere quadri che creano crepe non appena il chiodo sfiora l’intonaco. L’intonaco esterno di Maria è coriaceo ma al contempo, fragile tanto da emettere una nuvola di polvere al cui soffio, nulla resta.

Il lavoro clinico con bambini o ragazzini che presentano gravi problematiche, si presenta piuttosto difficile. Si tratta di un lavoro che mette a dura prova la capacità di tenuta del clinico stesso; in queste situazioni è molto difficile saper tollerare la frustrazione e la confusione generate dalla possibilità che questi bambini o ragazzini ti tirino giù verso un vortice buio da cui è difficile uscire.

La difficoltà di muoversi tra il desiderio di aiuto e di contenimento e l’impossibilità di arrivare al dolore celato, è forte.

Anne Alvarez (1992) afferma come talvolta si può sentire il bambino come terribilmente lontano tanto da avere la sensazione di dover attraversare distanze enormi. Soprattutto nei casi più gravi (ad esempio gravi nevrosi fino ad arrivare a quadri autistici o borderline), è importante saper usare una funzione di richiamo che sappia destare curiosità e interesse.

E’ inoltre importante sapersi presentare come un momento in cui si offre al piccolo paziente un contenimento tale da saper dare forma, contenuto e soprattutto parola ai pensieri.

Il lavoro con bambini e ragazzini (fino all’adolescenza) è bello ma intenso e difficile. Ci si muove continuamente lungo un continuum che va dal desiderio di dare protezione fino all’odio per un ambiente che non ha saputo accogliere (ma talvolta) ha solo saputo agevolare il disagio.

Anche il clinico vive la difficoltà di dover mettere da parte preconcetti personali per saper tendere una mano che tuttavia non necessariamente riceverà, dall’altro capo, risposta.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

25 pensieri su ““Pronto.. Dottoressa..”

  1. minghina55

    E’ molto penoso per un genitore vivere le sofferenze dei propri figli come ci ha descritto la dottoressa in articolo, trovare le persone adatte a capire e curare, scavalcare le opposizioni e i pregiudizi che , a volte, si incontrano anche nella stessa famiglia, (l’altro coniuge) è d’obbligo perchè molto spesso ho sentito dire in questi frangenti “ce la deve fare da sola/o”. Avendo lavorato tanti anni a contatto con i ragazzi ho troppi ricordi di occhi tristi, di comportamenti aggressivi o fin troppo remissivi ma non essendo esperta in materia potevo solo limitarmi ad accarezzarli e incitarli a fare meglio. Ad ognuno il proprio ruolo.

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    1. Giusy Autore articolo

      “ce la deve fare da solo” è una maniera di rendere semplice e banale un qualcosa che non si può. Il disagio psichico è qualcosa di reale e tangibile e specie quando a soffrire sono i giovani, bisogna intervenire in maniera veloce al fine di rendere l’esordio meno forte e distruttivo. Immagino quante tu ne abbia potute vedere.. Grazie per il feedback.

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  2. maxilpoeta

    sicuramente il disagio di doversi trasferire da una scuola e un’altra ha influenzato il suo stato d’animo. Se già era una ragazzina timida, il doversi confrontare con persone nuove la rende insicura, paurosa. Magari col tempo si adatterà all’ ambiente. Le ci vorrebbe un’amica con cui confidarsi, una persona con la quale ha un buon rapporto, l’aiuterebbe a superare questo blocco caratteriale…

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    1. Giusy Autore articolo

      purtroppo in questo caso, la forma di disagio è un pò più radicata. Dopo aver somministrato dei test è emerso innanzitutto un ritardo mentale e stiamo continuando la terapia perchè ci sono altre psicopatologie da meglio comprendere. Sicuramente però in questa delicata fase della vita, avere qualcuno di fidato con cui confrontarsi può aiutare molto 🙂

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      1. Giusy Autore articolo

        Posso concordare su alcune parti.. il presupposto però è che attualmente il contesto in cui ci muoviamo è un po’ diverso da quando magari, studiavi tu; per il resto.. solo massima stima e soprattutto.. essendo una che si è sempre sbrigata tutto da sola, senza chiedere, posso solo che capirti.

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      2. Giusy Autore articolo

        Che apprezzo molto proprio per quel motivo lì.. tanta verità “andata”😊. Sul selvatico.. 😂 fammi sta zitta che io sono bestiola proprio 😂😂

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      3. Giusy Autore articolo

        😂😂😂 ma noooo!!! Elettrica alla fin fine, va bene così.. mica facile essere rosse naturali, eh! Al max offro un caffè maestro😁

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