Riflessioni sparse tra Lacan e Chopin.

Nella visione Lacaniana desiderio e godimento non possono coesistere nel soggetto in quanto o si desidera o si gode.

Il desiderio è sempre desiderio dell’Altro (alterità) in quanto sorge dal divieto – in particolare- dall’interdizione paterna al godimento di natura incestuosa, con e della madre. L’effetto dell’Edipo e l’abolizione del godimento incestuoso instaurano la legge del desiderio.

L’umano, entrando nel linguaggio perde il suo essere cosa ed entrando nel registro del simbolico, arriva a costituire il desiderio come domanda rivolta all’Altro.

Il godimento tende a cercare la scarica nell’immediato, è infatti funzione dell’ES; secondo Lacan il godimento “inizia come solletico e finisce come incendio”, ecco perchè siamo portati a legare sempre il godimento a qualcosa.

L’unica strada in cui godimento e desiderio si alleano, è l’amore.

Il desiderio arriva, bussa, prova e il godimento acconsente. Il desiderio però, per poter chiedere al godimento deve passare attraverso la nostra rinuncia al godimento stesso (paradosso); rinuncia che porterà all’incontro con l’amore vero.

Con l’amore il godimento non è mai perduto del tutto; l’amore sa essere uno. Il godimento che può invece essere di tanti e potenzialmente insensato e senza limiti può portare a perdere per sempre il desiderio e dunque l’amore.

L’arte e nello specifico ancor di più, la musica, è sempre stata amore puro e fluido: godimento senza fine. Il mio godimento innanzi alla musica ha consentito al desiderio di procedere, di farmi studiare pianoforte.. di abbandonarmi alle note del canto.. di piangere e provare i brividi innanzi ad una composizione.

Nell’amore per la musica vivo il mio paradosso: godo sapendo di perdere il mio godimento ogni volta che una composizione termina ma, rimpinguando il desiderio di ascoltare, di emozionarmi e conoscere, vivo ogni giorno l’amore per le sette note. Senza limiti. Senza freni.

Senza fine.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

12 pensieri su “Riflessioni sparse tra Lacan e Chopin.

  1. Ettore Massarese ( fu Franz)

    Ohhhh Giusy… Ils n’y à pas de juissance… c’est cà 😦 (ricordo la grande intuizione di Svevo, che fa continuamente spostare a Zeno l’oggetto del desiderio per sfuggire al dolore dell’inappagamento) come sempre post raffinato e colto con un immancabile riferimento personale che ne arricchisce la sensibilità e aiuta chi ti legge a conoscerti meglio.

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    1. Giusy Autore articolo

      esatto 🙂 .. gli artisti.. gli scrittori, hanno (quasi) sempre quella sensibilità e quel tocco in più che li porta a comprendere.. a stare un passo avanti.
      Mi fa veramente tanto, ma tanto piacere se questi post piacciono. Il “mio” tocco deve esserci sempre. Ho bisogno che di me qualcosa arrivi, seppur celato.. seppur in modo non proprio chiaro e denudare la psicologia da me o me dalla psicologia mi sembra impresa impossibile.
      Grazie 🙂

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      1. Giusy Autore articolo

        😀 sono passata attraverso tempeste, terremoti, spiagge assolate e giardini ricchi di ciliegie.. arance amare .. e succose pesche ..ecco.. alla mia struttura psichica ci tengo, ora. Il mio -non- essere lo conquisto ogni giorno con tanta passione e dedizione 🙂

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  2. maxilpoeta

    ho sempre paragonato l’amore che provo per la musica all’amore vero, fra persone. E già da piccolo dicevo, se non avrò l’amore ci sarà sempre la musica a farmelo provare, e quell’amore sarà eterno! In questi anni mi sto nutrendo solo di questo Amore… 😉

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