La memoria autobiografica

La memoria non è solo ciò che ricordiamo del passato ma è anche quell’insieme dei processi in base ai quali gli eventi del passato, influenzano le risposte future attraverso quei meccanismi di apprendimento che consentono alla nostra mente di essere in continuo sviluppo per l’intera durata della nostra vita, anche con la continua ricostruzione autobiografica..

La memoria, quindi, è fondamentale per la ricostruzione autobiografica. Il passato lascia tracce indelebili, che sarà poi il presente a ricordare. L’oggetto del ricordo investe ed incorpora significati importanti per la persona a cui esso si riferisce. Ogni ricordo ha un tono affettivo, certamente non paragonabile agli altri.

Salvador Dalì – I cassetti della memoria

Il lavoro autobiografico, si prefigge di mettere ordine ai ricordi dividendo quest’ultimi in tre momenti: l’inizio, lo sviluppo e la conclusione.

L’apprendimento della memoria autobiografica è incidentale, ciò che si ricorda è frutto del lavoro casuale di una serie di fattori, che impongono infine la sopravvivenza di un determinato ricordo. Noi riscriviamo in continuazione le storie di vita personali, caricandole ogni volta di una sfaccettatura emotiva differente, che corrisponderà, necessariamente, al nostro giudizio personale successivo.

La funzione primaria del ricordo autobiografico sta nella definizione del sé e degli altri. La memoria ci insegna la vita prestandoci il suo apprendimento; memoria e oblio sono facce della stessa medaglia, aspetti opposti, che conferiscono senso alla vita. Il ricordo, che sia di un individuo o di un gruppo è la fonte delle origini, delle trasformazioni e delle differenze rispetto al passato; è inoltre indicatore dell’unicità e dell’irripetibilità dell’individuo. L’oblio vela il ricordo dell’infanzia e di un passato da non ricordare; dimenticare per poter sostituire un ricordo vecchio, con un apprendimento nuovo, che corregga errori e che si sostituisca a vecchi schemi. La memoria è essenziale all’apprendimento; è il meccanismo attraverso il quale le esperienze vengono incorporate dall’organismo così da potersi tradurre in modifiche adattive del comportamento.

“L’oblio è un antidoto necessario contro gli eccessi della memoria”

Jorge Luis Borges

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

14 pensieri su “La memoria autobiografica

    1. Gennaro Autore articolo

      Più che altro si può dire che il ricordo autobiografico viene rimodellato di volta in volta. Vale più o meno così pure con l’apprendimento. Non disimpariamo, piuttosto affiniamo e riadattiamo ciò che abbiamo appreso per utilizzarlo al meglio. Quando qualcosa cade nell’oblio è perché può diventare dannoso, disadattivo oppure inutile, quindi viene sostituito o più spesso solo “coperto” e accantonato.

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  1. maxilpoeta

    l’importanza della memoria è fondamentale per la crescita mentale dell’individuo, troppo spesso tendiamo a ricordare solo alcuni particolari di certe storie, questo se da un lato giova al nostro umore momentaneo, non ci fa riflettere su quelli che sono stati gli eventi che hanno scatenato certi risultati. Bisognerebbe sempre analizzare il passato in forma analitica, cercando di discernere quelli che sono i pregi e i defetti del nostro esistere…

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    1. Gennaro Autore articolo

      Vero, la nostra memoria autobiografica è fondamentale per la nostra crescita e per definire noi stessi nel mondo. Il problema è che non è molto affidabile. È difficilissimo provare a fare un analisi oggettiva del proprio vissuto semplicemente perché noi ridefiniamo in continuazione i nostri ricordi in base a tanti elementi molto soggettivi. Quindi si può fare un’analisi e sarebbe anche utilissima per un discorso di crescita personale, ma l’analisi sarà per forza di cose soggettiva.

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  2. minghina55

    A proposito di ricordi riguardanti l’infanzia capita che quelli più spiacevoli, quelli che ti hanno causato sofferenza sono più impressi nella memoria, è un fattore soggettivo ? A volte sarebbe bello poter archiviare ciò che ti fa soffrire e godere solo dei ricordi belli.

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Minghina. I ricordi (belli e brutti) restano impressi proprio perché hanno caratteristiche tali da poter essere ripescati spesso e volentieri. I ricordi autobiografici sono molto legati alle emozioni e alle sensazioni e perciò subiscono spesso delle modifiche (quindi ciò che si ricorderà di un episodio non combacerà mai al 100 % con la realtà dei fatti ricordati), anche piccole, che fungono un po’ da marker di riconoscimento per il ripescaggio. L’oblio dei ricordi può capitare, ma di certo non ci lascia liberi totalmente da quelle tracce, che in un modo o nell’altro possono venir fuori anche a distanza di anni. Solo le patologie degenerative del cervello (le demenze), purtroppo cancellano definitivamente i ricordi autobiografici.

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  3. Giuseppe Grifeo

    Memoria autobiografica e significati importanti per chi ricorda: questo può anche voler dire che di un evento significativo si può conservare una visione parziale, quella che più interessa inconsciamente se stessi?
    Ps: nota a margine. Oggi ho dovuto reinserire il “segui” a ilpensierononlineare. Già il secondo blog che ho dovuto reinserire nell’arco di un quarto d’ora e che seguivo da tanti mesi. WordPress fa di questi scherzi?

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Giuseppe, si è così. I nostri ricordi sono condizionati dalla nostra percezione dell’evento vissuto; modulati e modificati dai nostri sensi e dalle emozioni. Col tempo i ricordi e la memoria autobiografica possono ulteriormente modificarsi a causa delle “incursioni” esterne dei racconti e dei ricordi degli altri: amici, parenti, figli, colleghi..
      Quindi diciamo che la nostra mente conserva del ricordo di un evento, la propria versione personale.
      Riguardo il “segui” pare possa capitare. E’ capitato anche a me in passato. Onestamente non so perché succede. Forse qualche bug.. mah.

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