Suono come: Violoncello.

Di quelle forme sinuose ricordava i contorni morbidi e geometrici a forma di “otto”; violoncello su cui muovere e strusciare sapientemente le mani, in attesa di trovare l’accordo perfetto.

Le dissonanze erano ormai svanite e il desiderio scorreva libero come l’archetto che conosceva e usava a memoria; anche il suo corpo era ormai memoria, corde.. percorso conosciuto su cui aprire e giocare con la fantasia.

Del legno aveva il colore brillante della pelle: viva e lucida trasparenza su cui fantasticare.

Si vedeva attraverso di lei.. attraverso tutte le combinazioni che sapeva assumere; il suo umore sapeva mutare. Suono prodotto da un corpo vibrante , mai puro, ma costituito da più suoni differenziati tra loro per intensità e frequenza.

Era come un suono fondamentale.

Fondamentale per lui.

Essenza da abbracciare e tenere stretta tra le gambe.

Corpo a corpo.

Pelle a pelle.

Battito a battito.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

33 pensieri su “Suono come: Violoncello.

  1. maxilpoeta

    spesso associo un corpo di donna ad uno strumento musicale, l’armonia della loro bellezza, le sinuose forme del loro volteggiare in danza di rinnovato piacere, mi ricordano gli archi che sfiorano i violini, le sfumature del suono che ne esce sono come i profumi di donna, mai uguali, profondi e penetranti, leggiadri e intensi….
    Oggi mi hai ispirato.. 😉

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