Suono come: Gimnopedia.

Immagine Personale.

Era ferma in posizione eretta lì fissando l’acqua del fiume scorrere.

Il freddo era intenso – d’altronde – a -17, il volto diventa un reticolo cristallino che rende cerea ogni espressione e ogni gesto; ogni battito di ciglia resta imprigionato nella condensa del corpo che cerca disperatamente di sprigionare calore nel tentativo di non avvizzire.

Con lei c’era il suo trolley, immancabile compagno di viaggio. La curva della piccola valigia portatile le ricordava la curva delle spalle di lui, porto caldo e sicuro per sensi troppo accesi.

L’angolo imbottito, sapientemente abbracciato dalle cerniere, era come la spalla di lui.. Forte, imbottita e salda: stringeva fortemente la maniglia della piccola valigia nella speranza che nulla potesse scivolarle via, dalle mani.

Uno sguardo furtivo alla strada… I sampietrini le ricordavano i suoi nei.. Amava ripassarli con il dito, giocando ad unirli uno ad uno creando immaginarie costellazioni e cartine geografiche .. Le stelle li avevano sempre uniti.. impegnanti com’erano a sognare – guardandole- a sperare – fissandole- ad amarsi – nella loro tenue luce-.

Il giorno stava per terminare e la foschia si faceva sempre più fitta, così fitta da entrare nei polmoni e rilasciare uno strano sapore di bruciato.

Diede un ultimo sguardo al fiume ormai ghiacciato.

Strinse il trolley e abbracciata nel suo lungo cappotto grigio (di una taglia più grande che tuttavia, con un bottoncino ad altezza dell’ombelico cingeva dolcemente la sua sottile vita), prese ad andare via.

Man mano che camminava sentiva il trolley più leggero. Ad ogni passo fuoriusciva qualcosa.. Un ricordo, un odore, un sapore, un’immagine.

Ad ogni passo il peso era più leggero; ad ogni passo il cuore era più pieno.

Le stelle che per tanto tempo avevano fissato erano lì a scortarla e lei, nella fredda notte improvvisando una sorta di danza Gimnopedia, nella sua processione nuda tra canti e balli sparì..

Foschia della memoria, gabbia della fantasia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

22 pensieri su “Suono come: Gimnopedia.

  1. minghina55

    Sono stata trasportata dalle magnifiche note sulla sponda di quel fiume così presa dalla lettura che ho sentito la pesantezza del trolley, l’amaro in bocca della foschia che respiravo in trance per la bellezza del post, peccato mi sono ravveduta quando il bottone non chiudeva il cappottino perchè, ahimè, non ho la vita esile! Grazie dottoressa per avermi fatto vivere questa grande emozione.

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  2. Paquerite

    Giusy,
    Amo la tua scrittura sensibile e poetica.
    Ho riletto il testo durante la riproduzione della musica e ha assunto tutta la sua grandezza.
    La musica ha questo potere, fa espandere il tempo e le sensazioni.
    Ti bacio Giusy
    P.S: è dôrle ma ho notato che a volte la musica cade proprio alla fine di una lettura e altre volte che si accompagna meravigliosamente durante la lettura di un testo … a meditare;)
    Corinne

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    1. Giusy Autore articolo

      grazie Corinne, di cuore, per apprezzare così tanto la mia passione per la scrittura. In realtà le mie parole sono al servizio della musica; spero così di attirare l’attenzione del lettore e spingerlo ad ascoltare la musica classica; se.. poi accade che le mie parole piacciano e colpiscono posso solo ringraziare ed esserne felice.
      Buona giornata Corinne, tanti tanti baci

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