Suono come: Eroica.

…Uno, due, tre.. Inspira.. espira..

Inspira.. Espira.. rilassati.. Il mio cuore batte calmo e sereno; sono tranquilla…

Perchè diavolo le tende rosse di velluto sono così pesanti? Perchè poi sono sempre così dannatamente piene di polvere.. “sto per starnutire.. No! trattieni lo starnuto e concentrati”.

Fa caldissimo, la luce gialla del riflettore che punta dritto negli occhi chiari crea sagome, ombre indistinte nella platea.. facce in attesa, annoiate, perplesse.. Volti di chi è venuto qui quasi per obbligo e non per piacere.

Uno, due, tre.. “Si va in scena!”

“Crac.. iiii.. tac.. tac..”… Il vecchio parquet del teatro sembra deridere ogni timido passo di lei che con andatura ombreggiata, quasi a volersi proteggere dal fascio di luce troppo intenso, si avvicina al pianoforte.. Il fascio di luce che illumina il centro della scena è sempre più intenso, tanto da creare strali infuocati che rendono faticoso arrivare allo sgabello.

“Iii…schh”.. Sgabello spostato dal piano e via, come una cavallerizza in sella alla fidata base sicura in pelle, comodo conforto per una schiena stanca dal troppo esercizio.

Attacca… Do..si.. “Dannazione!… era Re.. Mi Sol..”..

Non lo so.. “al diavolo tutto!” 12 ore di studio al giorno per mandare tutto all’aria.

La sala diventa fredda come in iglù e quel palco che fino a poco prima era caldo come la fiamma viva di un camino ardente, diventa una piccola cupola e lei si sente incastrata tra grossi blocchi di neve che le raggelano il cuore e i pensieri.

Sarà rimasta lì ferma, immobile, scolpita come una cariatide.. preda del nulla per chissà quanto tempo.

Ore che sono diventati giorni, settimane mesi trasformati in anni, gettati al vento per un battito di cuore in più; quel battito difficile da sostenere; quel battito che blocca la performance.

Non riusciva a suonare ma neanche ad andare via.

Saranno passati chissà quanti minuti.. e nel buio della confusione, nel gelo e nel torpore prese coraggio.

La ..si do.. diesis.. bemolle.. doppio diesis…

Nell’incontro dato dal calore dell’attesa e il gelo della paura, nacque come da improvviso impulso vitale, una scarica che generò l’esibizione: la sua migliore esibizione.

Si sentì serena e leggera quando il pubblico le riconobbe “un cuore”, fu lì che sentì tutti urlare: “Eroica!”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

26 pensieri su “Suono come: Eroica.

  1. anthony7119

    Amore mio, ho bisogno dell’aria che respiri come l’unica atmosfera in cui io possa vivere. Sappi che la mia felicità è solo nella speranza del tuo, e che il mio piacere è solo sicuro del tuo piacere. Tu sei l’unico scopo della mia esistenza, l’intera occupazione del mio pensiero. Vivere con te, a lungo, sempre, dedicarti tutto ciò che sono, tutto ciò che valgo, è il mio unico progetto per gli anni a venire. Angelo mio, mia dolce e bella, tutto ciò che apprezzo nella vita è in te, e ogni goccia del mio sangue scorre solo per te. Ti amo

    Frederic Chopin à sa belle inconnue

    Bonne soirée Dott.ssa Giusy Di Maio

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  2. maxilpoeta

    hai reso alla perfezione lo stato di tensione che precede l’entrata in scena della pianista. Spesso ho pensato anch’io come ci si debba sentire in quelle circostanze, sicuramente l’ansia è alle stelle, anche perchè tutti si aspettano il massimo e un errore potrebbe compromettere il duro lavoro. E poi la fine, quell’applauso liberatorio, a seguire le voluttuose espressioni di quelle dita che hanno reso il silenzio del teatro un immenso atto d’amore con la musica… 😉

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    1. Giusy Autore articolo

      mi fa piacere essere riuscita nell’intento 🙂 è sempre compito arduo rendere le emozioni e soprattutto le sensazioni (terreno sempre molto personale). Eh sì.. i poveri artisti che tanto dilettano “animi e sensazioni” altrui, vivono spesso il conflitto all’interno del loro stesso campo emotivo.
      Un abbraccio.

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  3. Ettore Massarese ( fu Franz)

    Quelle note si ribellano e vorticano potenti , quasi irregolari…simili al flusso indistinto che le partorirono nell’atto del concepimento… e la pianista lo vive quell’istante nell’angoscia della confusione creativa che già prese Chopin all’atto di concepirla… e poi arriva l’ordine e il rigore che porta con sé quell’emozione unica tremenda ed il miracolo accade… conosco questa cosa, per altre vie, nei silenzi potenti dei teatri. Hai reso alla grande Giusy

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    1. Giusy Autore articolo

      sono lieta di aver reso, specie se mi vien detto da chi di teatri conosce e sa… 🙂
      Per nostra fortuna c’è quella scintilla che vien mossa dalla paura stessa.. paradossi che solo la creazione artistica sa e può avere: ecco perchè è vita.

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