Tra follia e creazione artistica: Robert Schumann.

La storia che oggi leggeremo racconta di una grande compositore, della sua follia e della sua creazione artistica sapientemente e indissolubilmente legate:

la storia di Robert Schumann.

Buona Lettura.

Il 4 Marzo 1854 il quarantaquattrenne Robert Schumann viene accolto nel manicomio di Endenich in seguito alla sua richiesta. E’ in questo manicomio che sarà seguito dallo psichiatra Richarz, fino alla sua morte nel 1856.

La psichiatria dell’epoca vive sotto l’opera di Philippe Pinel che nel Trattato differenzia la follia in 5 categorie: melancolia, mania con e senza delirio, demenza e idiotismo; molto probabilmente il nostro Schumann fu classificato tra i malati di melancolia. Schumann infatti, pochi giorni prima aveva cercato di suicidarsi gettandosi nel Reno (questo tuttavia non fu il primo tentativo di suicidio, ma il secondo) e il suicidio stesso era considerato tratto patognomonico della melancolia.

Robert viveva insieme all’eccellente pianista-moglie Clara Wieck; dal primo bacio del 25 novembre 1835 passeranno 5 anni prima di unirsi nel vincolo matrimoniale (passando attraverso una causa legale); Schumann infatti porterà in tribunale il suocero/maestro di pianoforte, accusato di aver offeso la libertà delle persone, rifiutando di dare la mano della propria figlia a Schumann stesso.

La vita di Schumann è costellata di lutti; fratelli e sorelle moriranno. Robert inoltre era sofferente fin da bambino di stati depressivi in conseguenza della morte del padre; inoltre anche la madre era depressa (segno della trasmissione familiare del disagio). Uno dei lutti peggiori da affrontare fu per Robert quello dell’amata sorella (così tanto amata da generare voci su un presunto legame incestuoso).

Il lutto però più importante fu per Schumann quello della perdita della sua mano destra; la mano perderà la funzione del dito terzo facendo cessare in Schumann ogni desiderio di poter diventare un grande pianista come Chopin. Nel 1832 Robert lega due dita della mano destra per poter allenare il medio e renderlo più forte e indipendente alla tastiera; questa pratica era piuttosto comune all’epoca ma per Schumann qualcosa andò storto giungendo alla completa perdita di tutto l’uso della mano.

Robert potè quindi dedicarsi alla sola composizione.

Clara divenne per Schumann la sua mano perduta. Interprete, mano e cuore mancante al compositore sofferente.

Robert inoltre era affetto da paralisi (forse a causa del mercurio usato per trattare la sifilide) e da maniacalità (curata con ipnosi e magnetismo); in quegli anni comporrà opere di straordinaria bellezza e inquietudine, mostrando l’evidenza clinica secondo cui il delirio e le allucinazioni sono presenti anche nelle fasi fortemente depresse.

Il dubbio diagnostico tra schizofrenia e disturbo bipolare (maniaco depressivo) è incentrato sul ruolo del delirio nelle due categorie.

Il delirio è una errata interpretazione della realtà; il soggetto infatti non riesce a dare una corretta lettura del mondo che lo circonda ma lo interpreta in funzione di un Io modificato. Al delirio si accompagnano le allucinazioni (percezioni di voci interne o esterne o di immagini). Nella iniziale storia della psichiatria, il delirio è stato legato alla schizofrenia, all’Io diviso, frammentato ma successivamente si è scoperto che anche nella melancolia e maniacalità vive questa condizione.

Per quanto concerne Schumann, quindi, è possibili ipotizzare un inquadramento dei suoi sintomi nelle alternanze maniacali e depressive e che in tale quadro si innesti la demenza propria della paralisi progressiva. Schumann quindi, soffriva molto probabilmente di una condizione a doppia diagnosi “disturbo bipolare e infezione luetica cerebrale”.

La nostra fortuna -tuttavia- è stata che Schumann non perdesse mai l’impulso vitale che ci ha regalato il genio che – nonostante tutto- ha saputo essere.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

25 pensieri su “Tra follia e creazione artistica: Robert Schumann.

      1. Giusy Autore articolo

        credo si sia capito.. viste le volte che l’ho ripetuto 😀 “il nulla” sa essere solo una cosa e spesso anche la più folle delle follie nasconde piccole fiammelle di vita che sono più vitali della vita stessa (spesso gettata al vento dai sani).

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  1. Paquerite

    Non conoscevo tutto questo lato tragico della storia di Schuman. Spesso questi grandi artisti colpiti dalla malinconia sono stati inseriti nella categoria dei romantici, una bella parola per esprimere tormenti oscuri. Oltre al suo problema nella mano, la storia di questo grande compositore è attraversata da dolori e tragedie …
    Amo il tuo finale positivo, dà a questo immenso artista lo splendore eterno che merita. È il paradosso come da tutte le sue ombre l’artista riesce a far emergere un gioiello di armonia, un tuono di luce?
    Corinne

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    1. Giusy Autore articolo

      Molto bello il tuo pensiero sul termine “romantico”, Corinne, è bella l’associazione con un termine così delicato che invece cela tanta sofferenza. Per fortuna c’è sempre quell’equilibrio “cosmico” secondo cui se una cosa ti viene tolta, qualcos’altro appare all’orizzonte e credo fortemente in questo piccolo passaggio; non mi piace pensare negativo a prescindere 🙂
      Fortunatamente pensare all’arte ha fornito a Robert quella piccola luce per sopravvivere e gli ha dato lunga vita, nei secoli a venire.
      Un abbraccio.

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  2. minghina55

    Quanta sofferenza nella vita di questo compositore, per fortuna non ha mai smesso di credere nella musica tanto da lasciarci opere meravigliose, le sue tristezze allietano le nostre giornate; la vita non ripaga mai chi e come dovrebbe.

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    1. Giusy Autore articolo

      Non saprà mai (forse?) quanto sia attualmente apprezzato e quanto lo sarà, in futuro. Nella sofferenza è stato capace di trovare un linguaggio di comunicazione universale che consente noi, di godere 🙂
      Grazie per il commento 🙂

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  3. maxilpoeta

    avevo letto qualcosa su di lui ma non conoscevo tutta la storia, molto interessante questo post. Anche in questo caso è la conferma che fra le menti più pazze si nascondono dei geni, gli esempi si sprecano come si suol dire, anche in letteratura, la stessa Alda Merini scrisse le sue più belle poesie dal manicomio..
    Buona serata, un caro abbraccio.. 😉

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