Prima i colori o il linguaggio?

Fonte Immagine Google.

Per molti anni i ricercatori hanno sostenuto l’importanza rivestita dal linguaggio circa la percezione del mondo.

La centralità del ruolo (primario) rivestito dal linguaggio stesso, è stata messa in dubbio in seguito a uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Jiale Yang e colleghi, della Chuo University.

I ricercatori hanno dimostrato una tesi opposta a quella sostenuta da molti linguisti, riferendo in particolare al tema ampiamente dibattuto sul modo in cui (e se) il linguaggio influenzi la percezione dei colori.

Alcuni studi provano che le categorie di colori presenti in lingue della stessa famiglia sono più simili di quelle appartenenti a famiglie linguistiche diverse; esistono – d’altra parte- categorie percettive fondamentali comuni a tutte le lingue il che fa supporre l’universalità dei colori.

Un esperimento condotto su 24 bambini dai 5 ai 7 mesi, conferma la seconda ipotesi.

L’esperimento è stato condotto con la tecnica della spettroscopia nel vicino infrarosso (tecnica non invasiva che misura il flusso ematico del cervello); i ricercatori hanno osservato l’attività della corteccia visiva dei bambini mentre osservavano l’alternarsi di figure geometriche di colori diversi (blu e verde) o dello stesso colore ma con sfumature diverse.

La spettroscopia ha evidenziato cambiamenti nella risposta neuronale agli stimoli solo quando si passava da un colore all’altro, dando prova del fatto che il cervello sia capace di distinguere tra colori con attributi percettivi diversi.

Per i ricercatori, l’esperimento mostra che alcune categorie di colori “esistono” nel cervello ancora prima del linguaggio; ciò che il linguaggio e il lessico faranno in un secondo momento, è rafforzare e raffinare queste categorie già preesistenti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

14 pensieri su “Prima i colori o il linguaggio?

  1. Ettore Massarese ( fu Franz)

    Mi fai pensare all’intuizione kantiana dell’a priori. Del resto non escludo che la trasmissione genetica (non solo della madre ma della specie tutta) porti con sé i colori delle albe primigenie e dei tramonti…o del verde lussureggiante delle primitive giungle (Vedi “Prima di Adamo” di Jack London) penso, che tanto i colori quanto il linguaggio (sarebbe meglio dire suono articolato) nascono da un’interazione costante dove la relazione tra noi e l’ambiente diviene quasi indistinguibile. L’intero processo di percezione è così intessuto…nulla esiste se noi non esistiamo e noi non esistiamo se nulla esiste…ed è una relazione dinamica, quasi uno sfiorarsi di mondi che mutano in noi così come noi stessi mutiamo in loro… guarda che sproloqui mi fai fare coi tuoi post intriganti. 😀

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    1. Giusy Autore articolo

      vuoi mettere le potenzialità del sano “cazzeggio” intellettivo? 😀 quando poi si presenta pieno e ricco.. non ha paragoni 😉
      La nostra relazione con l’esistenza così è.. o dovrebbe essere.. Una compenetrazione individuo ambiente.. linea sottile del “dove finisce uno comincia l’altro e viceversa”.. il problema sta cominciando proprio perchè questo equilibrio si sta sovvertendo giungendo fino alla totale disgregazione. Ma questo è altro discorso! 😀 mi porti fuori ahhahaah poi finisce che parto io, con gli sproloqui 🙂

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      1. Giusy Autore articolo

        ahahahhaaha godi, godi.. fa pure. l’implosione è pur sempre un cedimento dove materia ed energia vivono ancora ma in uno spazio ridotto.
        credo che il senso sia un pò quello.. stiamo capendo come si possa vivere anche in uno spazio ridotto, nell’attuale.. come sopravvivere a questi bruschi ed improvvisi cedimenti. Però.. chi ha detto che l’implosione è buia? :-p

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      2. Ettore Massarese ( fu Franz)

        già chi l’ha detto? Pasolini nella “Divina Mimesis” scriveva:” Il mio fiore è qui e insieme nel cosmo”… forse la perdita dell’io è l’inizio di un’espansione verso altri mondi (siano essi infinitamente grandi o infinitesimali) e dunque diciamo pure che la fine coincide con un nuovo inizio…la buona vecchia storia dell’Alfa e dell Omega…

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      3. Giusy Autore articolo

        le storie vecchie son sempre le migliori perchè possono contare sul favore di secolare trasmissione.. sarà, tuttavia, che qui non c’è mai stata la pretesa narcisistica del doverci necessariamente essere o del “cosa sarà”..
        Ad ognuno la sua visione 🙂

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