29 pensieri su “Senza piacere: La bulimia nervosa.

  1. SaraTricoli

    una brutta malattia che non è facile da gestire.
    Sono rimasta molto sorpresa e dispiaciuta quanto ho letto: “Mi sento usata – durante i suoi racconti-, ingoiata” deve essere molto brutto sentirsi così!
    Ci vuole molto coraggio ad ascoltare i problemi altrui… e in qualche modo farsene carico, complimenti, è un duro lavoro!
    Ti abbraccio 🙏

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    1. Giusy Autore articolo

      Ciao Sara, è la componente data dal controtransfert 🙂 i pazienti rimandano cose (sentimenti, emozioni) e noi rispondiamo, risuoniamo con loro. Accade che si venga “accusati, masticati, scossi, sfidati” e tanto altro. Il nostro training serve proprio a saper gestire/contenere queste evenienze. Grazie mille, sei sempre tanto cara. Buona serata, un abbraccione.

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  2. anthony7119

    Un sujet très spécifique que l’on ne doit pas traiter sous le coude tant il est évocateur de troubles graves.
    Les troubles du comportement alimentaire compulsif cachent parfois de plus gros problèmes…
    Bonne soirée Giusy.

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    1. Giusy Autore articolo

      certainement Tony, le sujet est complexe, surtout d’un point de vue purement psychanalytique. j’ai parlé ici du trouble pur, le plus cognitif et non des éventuels liens psychiques sous-jacents.
      bonne soirée 🙂

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  3. macalder02

    Una enfermedad que la he leído en varias oportunidades cuando se refiere a los artistas. Sobre todo en el mundo del ballet. Una batalla ardua para tratar de sanar. Interesante el tema que has tratado. De manera se logra esclarecer todo lo relacionado con la bulimia.
    Que tengas buena excelente semana
    Manuel Angel

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    1. Giusy Autore articolo

      Sí Manuel, es fácil que en unos ambientes más que en otros, este malestar psíquico encuentre expresión; el proceso de curación es lento y estas personas cambian fácilmente de un trastorno a otro (por ejemplo, anorexia), pero con estrategias específicas se pueden lograr grandes resultados. muchas gracias por leerme. una semana super positiva para ti. un abrazo

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      1. Giusy Autore articolo

        lo devo andare a rileggere, sai 😀 le tue “narrazioni” (che mi risultano tragicomiche) ormai sono imperdibili 😉

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  4. ailuig91

    Soffro di disturbi alimentari da quando ho circa 13/14 anni. Ne sono fuori quasi totalmente, e ti posso dire che mi ritrovo totalmente nelle sensazioni di M. Tuttavia, per me il mio terapeuta non è affatto un cibo senza sapore e consistenza, anzi. Per me lui è il mio squarcio della realtà, la mia occasione di percepire i miei desideri scevri dal giudizio, la mia possibilità di confrontarmi, di parlare di me con qualcuno che da me non si aspetta nulla. Ho 29 anni, non so M quanti ne abbia, penso che l’età possa incidere molto. Tuttavia chi soffre di questi disturbi, e io li ho passati tutti e tre, desidera di tornare ad assaporare i cibi, di dare consistenza al mangiare, ma soprattutto alle parole, alle emozioni, ai desideri. Spesso dipende proprio da questo la sensazione di vuoto: privare di senso la propria emotività, e giudicarla aspramente, come se fosse colpevole. E la figura di un terapeuta comprensivo è un banco di prova, un modo per provare a ridare senso e valore ad un’anima ferita. 🙂

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    1. Giusy Autore articolo

      certo Giulia, ogni storia poi è a sè. Descrivere il disturbo puro o la sensazione di controtransfert non è qualcosa di applicabile tout court a tutti. Mi fa molto piacere leggere anche la tua esperienza, sono confronti umani che riempiono “il mio stomaco da psicologa”, 🙂 ti auguro allora di riscoprire il sapore pieno, denso talvolta anche pesante della parte emozionale … “del cibo”… 😉

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      1. ailuig91

        Grazie per questo augurio! A me piace pensare che l’alleanza terapeuta/paziente sia tale da lasciare tracce positive in entrambi. Che il sentirsi usati sia il modo per acquisire un nuovo senso di sè all’interno della relazione, un ruolo più dinamico, e l’usare un modo per accorgersi di esistere, per sentirsi parte di qualcosa 😊

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      2. Giusy Autore articolo

        certo Giulia c’è solo qualcosa da considerare. Il resoconto che ho condiviso è solo un piccolo pezzo di una più ampia seduta, fatta con una paziente specifica, questo cosa vuol dire? Innanzitutto che la nostra relazione è specifica di quel dato momento (la terapeuta in quel momento e la paziente in quel dato momento, sono due persone che entrano in una relazione creata anch’essa nel dato momento) pertanto in un’altra situazione, entrambi (terapeuta e paziente) e la relazione stessa, sarebbero diversi. Il sentirsi usati, ad esempio, non avviene sempre (non con tutti i pazienti, non con tutte le dinamiche) così come usare o sentirsi usati, sono concetti ben più ampi quando trattiamo di situazioni date dal e nel setting stesso. Sicuramente (e per nostra fortuna) la relazione è tale proprio perchè consente scambio fluido tra terapeuta e paziente che però restano sempre tali, ovvero ci sarà sempre una sottile linea di demarcazione che farà sì che la relazione sia protetta e restino distinte le parti di chi ne fa parte 🙂
        Ecco.. mi sono anche dilungata 😀 grazie per la risposta che mi consente di parlare più nel dettaglio del mio lavoro.

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    1. Giusy Autore articolo

      hai descritto il “tipico” quadro di questi disturbi. Come dicevo sono complessi, multi sfaccettati e molto radicati ma se adeguatamente seguiti, si può quantomeno capire come fronteggiarli (o meglio conviverci) se (come talvolta accade con alcuni pazienti), non si desidera una completa remissione del disturbo. grazie per il commento 🙂

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  5. maxilpoeta

    è una bruttissima esperienza per chi deve affrontarla, io per fortuna non ho mai avuto nella mia vita alcun tipo di problema legato al cibo, anche perchè le poche volte che ho mangiato di più poi sono stato male, quindi ciò bloccava già prima ogni mia smodata volontà di cibo.

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    1. Giusy Autore articolo

      Che bello l’equilibrio che hai, Max 🙂 comunque sì, sono disturbi che creano molta sofferenza; andrebbero affrontati in un modo molto specifico e presi il prima possibile facendo un intervento multidisciplinare. grazie per il commento. un abbraccio.

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    1. Giusy Autore articolo

      sì, tra quelli più sottovalutati ma più carichi di sofferenza, specie perchè provati maggiormente in fasi della vita delicate, quando si è molto giovani.

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  6. minghina55

    Brutte situazioni da non sottovalutare mai. Fortunatamente oggi se ne parla di più, si affrontano le problematiche annesse a questi comportamenti che danneggiano corpo e spirito di chi le vive grazie anche al grande supporto di bravi professionisti come voi.

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