Tempo per il Tempo.

Immagine Personale.

Stamattina guardando questa piccola agenda, un pensiero si è affacciato alla mente. Un anno intero racchiuso in una piccolissima agenda..

Quanto sembra piccolo un anno?

Quanto può essere piccolo il tempo?

La relazione Uomo/Tempo è sempre stata problematica, aprendo alla questione di chi dei due prenda il sopravvento o diriga i giochi: ” sono io uomo a definire te, tempo o sei tu tempo a scandire la mia esistenza?”.

La psicoanalisi ha considerato la questione della rinuncia una tappa fondamentale dello sviluppo della maturità psichica; rinuncia a lasciare qualcosa andare e ad accettare, di converso, che il tempo scorre, comportando – talvolta- l’abbandono di sogni tramutati poi in illusioni.

La vita giunge in soccorso facendo sperimentare noi alcuni eventi che sembrano collocarsi al di fuori, lungo i margini dei confini del tempo, ridefinendone permeabili confini che si muovono quasi come su una lavagna magnetica, lungo le linee del con e senza: scrivo, cancello “mi innamoro; le persone care muoiono; io invecchio..”.

La rinuncia però non basta; l’essere umano ha deciso di credere (non in maniera assoluta in quanto non tutti sposano la causa del credo), in una religione che postula l’esistenza di un “dopo” o in un leader carismatico che aiuti a vivere nella pesante realtà.

Nell’ambito della clinica, l’analista bioniano si approccia al setting “senza desiderio e senza memoria” attuando uno spazio oltre, isola del tempo; di converso colui che si approccia alla terapia dovrà attuare la rinuncia del tempo “non ho più controllo del passato e del futuro”.

Ciò che diviene necessario è lo spazio di illusione che porta a spingerci oltre la semplice rinuncia; uno spazio che diviene possibilità e speranza distanziata dalla realtà, atto di devozione e impegno da parte della coppia analitica.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

59 pensieri su “Tempo per il Tempo.

    1. Giusy Autore articolo

      Bonne question et bon point; le renoncement en termes psychanalytiques est quelque chose de très complexe et difficile à expliquer en 2 mots ici.
      en général, je crois que l’attitude de ceux qui renoncent est comparable aux attitudes dépressives; l’homme est une créature désireuse; et le désir pousse parfois à abandonner quelque chose “si je te veux, et peut-être que notre relation n’est pas possible, je fais une erreur et abandonne”…ou j’abandonne d’essayer par peur. abandonner est plus facile que d’agir.
      personnellement, je ne suis pas une personne qui abandonne .. alors .. chacun agit comme il l’entend.
      (J’espère que tu comprends quelque chose) ehehehe

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      1. anthony7119

        Pas forcément Giusy? je m’explique :
        Prenons pour exemple une personne qui prend conscience du mot “abandonner”.
        Attention, tout est une question de contexte aussi, car, comme tu l’as dit, il y a un renoncement adapté à chaque situation, nous sommes bien d’accord.
        C’est là qu’entre en ligne de compte le degré dit de “souffrance”.
        Par conséquent, nous avons l’analyse, la prise de conscience et la stratégie mise en place pour vivre au mieux l’événement quel qu’il soit.
        Un être humain garde toujours en ligne de mire sa conservation, aussi appelé, instinct de survie, préservation, résistance, résilience et autre…que sais-je…🙂

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      2. Giusy Autore articolo

        la résilience signifie résister et transformer, ne pas abandonner a priori… abandonner souvent, plutôt que «préserver l’espèce», c’est annuler une pulsion vitale. l’être humain doit d’abord faire une erreur puis peut-être abandonner☺️

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      3. Giusy Autore articolo

        oui Tony .. nous sommes à une époque où tout doit être parfait ..mais nous avons tort par nature..ce n’est pas une excuse pour toujours se tromper..mais pour comprendre que “de temps en temps” je pourrai exprimer ma vraie nature

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      4. anthony7119

        Je suis bien d’accord avec toi Giusy.
        L’erreur en elle-même n’est pas grave, ce qui est grave par conséquent, c’est le jugement que l’on porte !
        C’est aussi dans nos erreurs que nous tirons le meilleur de nous-même.

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    1. Giusy Autore articolo

      sì cara Paola.. non tutti amano vivere trasportati dalla cadenza regolare del tempo.. spesso è più salutare trovare il proprio tempo che non corrisponde con quello comunemente dato 🙂 buona giornata 🙂

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  1. minghina55

    Si dice che il tempo sia tiranno, ce ne accorgiamo proprio quando prendiamo in mano quella famosa agendina. La mente spazia nei giorni trascorsi e ti accorgi che tanti giorni hanno dato luogo a tanti anni, tanto tempo che ti ha cambiata, invecchiata, amareggiata anche offesa e ti aggrappi ai ricordi belli e brutti alle gioie ma, molto di più ai dolori subiti e quando questi prendono il sopravvento è arrivato il momento della rinuncia del tempo e aprirsi senza remore con che sa valutare districare e aiutare la nostra povera mente.

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    1. Giusy Autore articolo

      l’importante è che, indipendentemente da come si decida di vivere il tempo, si sia capaci di continuare a navigare e si riesca a non diventare vittima del passaggio, ma che si viva, il passaggio.

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  2. Ettore Massarese ( fu Franz)

    Noi possiamo percepire tanto lo scorrere del tempo quanto la sua sospensione…siamo allo stesso tempo osservatori e osservati…dal paradosso di Zenone in poi il tempo è commisurato allo spazio e dunque, la scansione del tempo ha a che fare con lo spazio che noi occupiamo e percepiamo…per non parlare della teoria della relatività generale e della meccanica quantistica che hanno aperto scenari novissimi su questo terreno…il punto è il tema della fine (che ci ossessiona) che non ci fa intendere l’infinita estensione del “durante”…comunque su questo esistono fiumi di teorie… la domanda che lascio è: Il pensabile è un tempo altro vivibile? E la circolarità (che è legge del cosmo) che ruolo gioca nell’unidirezionalità rettilinea del tempo così come lo percepiamo durante la vita?

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    1. Giusy Autore articolo

      direi che abbiamo innanzi un tempo univoco (rettilineo) definibile però in “tempo biologico, fisiologico e psichico”; differenziare tra i 3 (certo.. differenziazione a cui l’uomo ha dato il “nome di”), consente di attuare circolarità e differenziazione all’interno di un qualcosa che scorre in maniera lineare..
      Il tempo scorre, passa e attraversa e in quanto non statico offre la possibilità di “essere e mutare”; se non mi ostino a volerlo fermare e manipolare ho la mia circolarità, il mio movimento, il mio “per sempre”…

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  3. maxilpoeta

    il rapporto col tempo ci condiziona fin da piccoli, siamo nati con l’incubo degli orari, prima con la scuola, poi col lavoro. La nostra vita è scandita da minuti, ore, giorni, mesi ,anni. Certe volte penso a come sarebbe la nostra vita se non avessimo tempi. Alzarsi così, senza sapere che ora è, lavorare senza orari, mangiare quando se ne ha voglia, a qualunque ora. Chissà se una vita così renderebbe diverse le persone! Talvolta penso che molte forme di stress legate alla vita del giorno d’oggi siano anche dettate da questo continuo scandire del tempo…

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    1. Giusy Autore articolo

      Eh Max.. il tempo è croce e delizia.. fornisce equilibrio ma.. a quale prezzo? chissà se davvero scandire dà un senso o se di converso crea i tanti disagi che viviamo. Avevo una conoscenza del brasile.. Appena arrivata in Italia cresceva il bambino secondo i ritmi brasiliani (mangia quando vuoi, svegliati quando vuoi e così via).. le fu detto che doveva dare orari fissi altrimenti qui non si sarebbe trovato bene, il bambino… chissà chi aveva ragione 😀

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      1. Giusy Autore articolo

        infatti ci penso spesso.. il problema nacque in vista dell inserimento scolastico.. chissà.. come dicevo in passato.. sarebbe un esperimento interessante stare senza tempo 😀

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