Doppio vincolo.

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Il doppio vincolo è un concetto che indica una situazione in cui, tra due individui uniti da una relazione emotivamente rilevante, la comunicazione dell’uno verso l’altro presenta una incongruenza tra il livello del discorso esplicito (quel che viene detto) e il livello metacomunicativo (gesti, atteggiamenti, tono della voce). Nel doppio vincolo la situazione è tale per cui il ricevente non ha la possibilità di decidere tra i due livelli del discorso, che si contraddicono, accettandone uno come valido. Addirittura, la persona presa in questa situazione, qualora riconoscesse l’incongruenza non può neanche farlo notare a livello esplicito.

Quando si è in un doppio vincolo, la capacità di discriminazione tra tipi logici subisce un collasso. Quando una persona ne resta intrappolata ha reazioni di tipo difensivo simili allo schizofrenico: cioè si trova davanti a messaggi contraddittori e non è in grado di analizzare ed è costretto a rispondere: chiunque si senta al centro dell’attenzione tende a dare risposte letterali.

Gregory Bateson parte dalla spiegazione del fenomeno del doppio vincolo per spiegare la schizofrenia. Egli dimostra che gli schizofrenici mostrano una difficoltà nell’identificare e nell’interpretare quei segnali che dovrebbero dire all’individuo di che genere è un messaggio, ossia i “segnali che identificano i messaggi”, senza i quali l’ego riesce a distinguere i fatti dalla fantasia o il letterale dal metaforico.

Bateson definisce “funzione dell’ego” il processo di discriminazione tra modi comunicativi all’interno dell’io, ovvero tra l’io e gli altri. Lo schizofrenico manifesta debolezza in tre campi di tale funzione: a) ha difficoltà nell’assegnare il corretto modo comunicativo ai messaggi che riceve dagli altri; b) ha difficoltà nell’assegnare il corretto modo comunicativo ai messaggi, verbali e non verbali, che egli stesso esprime o emette; c) ha difficoltà nell’assegnare il corretto modo comunicativo ai suoi stessi pensieri, sensazioni e percezioni.

Bateson ipotizza che ogni volta che un individuo si trova in una situazione di doppio vincolo, la sua capacità di discriminazione fra tipi logici subisce un collasso. Le caratteristiche generali di questa situazione sono:

  1. l’individuo è coinvolto in un rapporto in cui sente che è di importanza vitale saper distinguere con precisione il genere del messaggio che gli viene comunicato, in modo da rispondere in maniera appropriata
  2. l’individuo, inoltre, si trova prigioniero di una situazione in cui l’altra persona che partecipa al rapporto emette allo stesso tempo messaggi di due ordini, uno dei quali nega l’altro
  3. infine, l’individuo è incapace di analizzare i messaggi emessi, ossia di produrre un enunciato metacomunicativo.

Gran parte della sintomatologia schizofrenica è, in qualche modo, appresa o determinata dall’esperienza vissuta nelle relazioni intraprese con i propri vicini, in particolar modo con il resto della famiglia. Egli ipotizza che il doppio vincolo sia il genere di situazione esistente tra il pre-schizofrenico e sua madre; tuttavia tale situazione si presenta anche nei rapporti normali. Quando una persona resta intrappolata in situazioni di doppio vincolo, avrà reazioni di tipo difensivo, simili a quelle dello schizofrenico. Un individuo prenderà per letterale un’asserzione metaforica, qualora si trovi in una situazione che lo costringe a rispondere, qualora si trovi di fronte a messaggi contraddittori e quando non sia in grado di analizzare le contraddizioni.

Bateson avanza questo tipo di ipotesi situazionale, cioè che la madre di uno schizofrenico esprima nello stesso tempo almeno due ordini di messaggi, vediamo in che modo: a) comportamento ostile, o di ripiegamento, che viene stimolato ogni volta che il bambino le si avvicina; b) affetto simulato, o comportamento accattivante, che viene stimolato quando il bambino reagisce al suo comportamento ostile e di ripiegamento, e che è un modo di negare tale ripiegamento. Il bambino, quindi, è punito dalla madre se discrimina correttamente i suoi messaggi ed è punito anche se li discrimina erroneamente; egli è preso in un doppio vincolo. Il paziente si sacrifica per mantenere la sacra illusione che quanto dice il genitore ha senso. Per star vicino al genitore, egli deve rinunciare al suo diritto di far capire che vede incongruenze metacomunicative, anche quando tale accezione è corretta. Ne deriva dunque una profonda infelicità del soggetto. C’è un unico modo per il bambino di uscire da questa situazione: rendersi conto della posizione contraddittoria in cui la madre lo ha messo. Tuttavia, se così facesse, la madre la prenderebbe come un’accusa di disaffezione e lo punirebbe comunque, continuando ad affermare che il figlio ha una percezione distorta della situazione. Il doppio vincolo è, infatti, l’esperienza di venir punito proprio per essere nel giusto circa l’interpretazione del contesto. La ripetizione di tale esperienza di punizione in sequenze di questo tipo porta l’individuo a comportarsi abitualmente come se si aspettasse tale punizione.

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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