Una chiave per l’adolescenza… una chiave di lettura

Avete mai provato ad “entrare” nella testa di un adolescente? No?
Allora vi presto io la “chiave” giusta.. mi raccomando però, non forzate troppo o rischierete di rompere la serratura.
Buona lettura!

ilpensierononlineare

Vorrei legarmi alla tematica esposta nel precedente articolo, cavalcare l’ “onda della metafora” e magari scendere un po’ più in profondità e provare a perlustrare, per quanto sia possibile, il mondo “oscuro” e inesplorato dei giovani adolescenti. La “chiave” della porta di ingresso potremmo trovarla nella forma di alcune paure che condizionano la vita dei ragazzi di oggi. Pertanto oltre alla paura del cambiamento che sta avvenendo dentro e fuori di sé, essi sembra siano spaventati dalla solitudine e il restare soli in un mondo iperconnesso spaventa molto.
– Se resto solo in un mondo in cui sembra così semplice comunicare e dove l’essere più o meno popolari ha il suo peso nelle relazioni con i coetanei, allora non sarò in grado di contare agli occhi degli altri –
In un mondo in cui le relazioni reali sembrano passare inevitabilmente dalle relazioni virtuali e viceversa, la…

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14 pensieri su “Una chiave per l’adolescenza… una chiave di lettura

  1. SaraTricoli

    🤔 però a volte sembra che non interessi, che le cose che fanno i coetanei siano sciocche e non condivisibile… a volte sembra che aspettino di crescere per entrare in un mondo adulto che sembra appartenergli di più…
    Mi chiedo: più essere che non sia timidezza?

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Sara, il mondo degli adolescenti è come se fosse un universo in costruzione, appena dopo il Big Bang, è letteralmente il caos. Il periodo che vivono è forse il periodo di transizione più importante e proprio per questo motivo pieno di insidie. Non sono né bambini né adulti, ma vogliono essere adulti e a volte ancora un po’ bambini. Ecco perché forse hai la sensazione che aspettino di crescere e con frenesia vogliano arrivare ad essere adulti. Sono in piena formazione della propria personalità e della propria individualità, quindi è logico (almeno dal loro punto di vista) seguire i coetanei e le loro sciocchezze e non i genitori. Come dico nel testo, molti adolescenti (forse la maggioranza) hanno paura di restare soli e quindi devono necessariamente rincorrere gli altri, per essere accettati. Per quanto riguarda la tua domanda finale, nel testo non parlo direttamente di timidezza, ma probabilmente può essere considerata uno dei fattori che determina alcuni atteggiamenti o comportamenti dei ragazzi, La timidezza diventa un fattore veramente determinante (quindi patologico) quando si trasforma in paura degli altri e del loro giudizio. Ma se è semplice timidezza è solo un tratto del carattere a volte anche positivo.

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      1. SaraTricoli

        grazie per le tue gentili spiegazioni che sono davvero interessanti. Solo una cosa… è vero quando dici che è normale che gli adolescenti sono più propensi a seguire gli amici che i genitori, me lo aspettavo e me lo aspetto, ma loro ( i miei figli in questo caso) NON seguono le sciocchezze dei coetanei e questo mi disorienta. Le giudicano appunto sciocchezze e spesso e volentieri si dissociano… senza che io interferisco, decidono loro. Io lo so perché me ne parlano… Ti assicuro che sono qui che aspetto il loro mutamente, le discussioni per avere maggiore libertà o per chissà cos’altro, ma… ancora nulla!
        Parlavo con una zia di mio marito. Uno dei suoi figli era uguale e non è mai cambiato. sempre posato e serio. Già grande prima del tempo. Però, io mi chiedo… non si pentiranno mai?

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      2. Gennaro Autore articolo

        Sul comportamento dei ragazzi, sulle loro decisioni e sul loro modo di interagire nel mondo, influiscono tantissime cose. Non è semplice. Nel tuo caso specifico, ho pochi elementi per darti una ipotesi plausibile. Pensa che quando inizio un percorso terapeutico con adolescenti e giovanissimi, convoco quasi sempre anche i genitori, i fratelli, a volte anche gli amici. Tutto questo per avere un quadro generale più chiaro possibile delle dinamiche relazionali familiari e extrafamiliari (che incidono tantissimo e non sono consapevoli per i membri familiari). La questione è questa: credi ti dicano proprio tutto tutto? (i ragazzi è normale che abbiano piccoli segreti) ; se lo fanno, può essere che siano abbastanza maturi o di contro un po’ bloccati e timorosi, per qualche motivo. Non è da scartare l’ipotesi che siano ancora un po’ “bambini” nel senso che non si sono ancora avventurati nel mondo “adolescenziale”. Insomma Sara, come vedi è complesso.

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      3. SaraTricoli

        Grazie infinite per il tuo aiuto, è complicato lo comprendo bene, quindi doppiamente grazie.
        ps: che mi dicano proprio tutto non credo proprio, immagino abbiano i loro segreti o comunque il bisogno di tenere alcune cose per loro. Lo rispetto, lo capisco e la reputo una cosa normale.

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  2. ailuig91

    La chiave esiste e bisogna avere coraggio per cercarla, perchè esporsi fa paura a tutti. Però mi domando se, al giorno d’oggi, e con la situazione che stiamo vivendo, ci sia davvero qualcuno che l’abbia varcata quella porta, o se non preferiscano tutti nascondersi dietro di lei

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Giulia, è vero utilizzare quella chiave e varcare quella porta, non è semplice, perché spaventa molto. Ti posso dire (guardando alla mia esperienza clinica con i ragazzi) che, a prescindere anche dal problema della pandemia, tanti adolescenti e giovani adulti avevano molte difficoltà a varcare quella porta. La maggior parte dei pazienti dai 14 ai 22 anni (circa) che ho tenuto in terapia o che sono in terapia con me, hanno difficolta relazionali dovute al fatto che non trovano “la giusta chiave per le varie serrature relazionali”. Quindi questo fa pensare che tanti ragazzi preferiscano “nascondersi dietro quella porta”. Oggi la pandemia ha solo amplificato qualcosa che già esisteva. L’idea sbagliata che le relazioni debbano essere superficialmente impostate sull’immagine personale che passa dal filtro social. Insomma la soluzione migliore è sempre quella di sperimentare, incuriosirsi, usare la chiave giusta e varcare quella porta. Solo così i ragazzi possono superare le loro paure, rischiando.

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      1. ailuig91

        Forse, lo dico e lo sottolineo un miliardo di volte, forse il fatto che in molti facciano difficoltà a trovare la chiave, indica che non si vuole veramente aprire quella porta. Rifletto più che altro sull’evoluzione dei rapporti, e mi chiedo se sia legittimo aspettarci che la relazione non sia più libera, esposta, ma sempre più filtrata e appesantita da schermi (quelli del pc e i nostri).

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      2. Gennaro Autore articolo

        Si, molti ragazzi pare non vogliano trovare la chiave giusta proprio perché non vogliono aprire quella porta. Per loro è meglio rimanere al “sicuro” nella propria stanzetta, piuttosto che esporsi. Per quanto riguarda le relazioni attuali e l’evoluzioni dei rapporti e la loro influenza sui ragazzi, il discorso è abbastanza lungo (io circa 8 – 9 anni fa ci feci la mia tesi di specializzazione) e sempre in evoluzione. Ti posso dire che è vero che lo schermo ci offre un filtro che si sta naturalmente trasformando in canale comunicativo. Oggi la socializzazione filtrata dalle tecnologie e da internet ha completamente stravolto i rapporti sociali ed è diventata vantaggio per qualcuno (inaspettatamente proprio quelli che hanno paura di varcare la porta e utilizzare la chiave) e svantaggio per tanti altri. Pensa che un paio di miei pazienti giovanissimi, che avevano difficoltà relazionali, mi hanno detto in questi mesi di pandemia che hanno trovato giovamento e hanno migliorato, proprio perchè utilizzavano lo schermo, le loro relazioni. Hanno persino migliorato l’andamento scolastico perchè avevano meno paura nelle interrogazioni. Il problema però che questo modo di relazionarsi può diventare la loro gabbia dorata. Insomma Giulia è tutto relativo. Le relazioni umane sono complesse.

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      3. ailuig91

        Allora si può relativizzare anche la positività di questi schermi. Per una cosa che si aggiusta, un’altra se ne spezza, e nell’età adolescenziale è tutto molto più difficile, soprattutto essere se stessi. Questa cosa mi fa pensare ad una scena di “Mindhunter”, in cui un carcerato dice “Puoi addossare la colpa a me, rinchiudermi in un penitenziario e dire che il tuo mondo è migliore. Ma la prigione è uno schema mentale. Siamo le prigioni di noi stessi, le guardie di noi stessi, e scontiamo le nostre pene. La prigione è nella tua mente. Ma non vedi che sono libero?” Provo a mettermi al posto di questi ragazzi, per cercare di interpretare la realtà secondo il loro punto di vista, e penso che sollievo possa essere trovare ogni volta schermi per non esporsi. Ma soprattutto all’ansia e al disagio che li fa sentire liberi in una gabbia dorata, in qualcosa che possa contenerli.

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      4. Gennaro Autore articolo

        Si, si può relativizzare anche la positività dello schermo, infatti per alcuni è un mezzo per farsi vedere, per altri è un modo per nascondersi, per altri ancora è un modo per farsi vedere “come voglio che gli altri mi vedano” ( io posso raccontarmi come voglio e tu puoi credere e vedermi come vuoi ). Sullo schermo possiamo proiettare qualunque cosa e può ritornarci di tutto (negativo e positivo). Se guardiamo lo schermo e ciò che ci viene propinato (dagli influencer, dalle pubblicità, dalle informazioni taroccate, dalle mode del momento) con gli occhi dell’insicurezza, dell’incompletezza e della confusione (come può succedere agli adolescenti) l’immagine, le idee, le convinzioni, le informazioni che ci ritornano indietro possono essere confusive, male interpretate e creare disagio e malessere. Ma durante l’adolescenza esiste già un concetto e un’idea precisa di “essere se stessi”? Tu te lo ricordi quando eri adolescente?

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