La maschera Persona(le).

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Il termine Persona proviene dal latino gettando, tuttavia, radici nel più antico etrusco phersu, indicando la maschera che l’attore indossava per incarnare il personaggio da rappresentare.

Ognuno di noi è convinto di essere una persona; persona (quindi maschera) che indossiamo durante la nostra esistenza.

Ne deriva che la persona è la maschera che incarna il personaggio che ciascuno ritiene di essere.

In tal senso la maschera può essere immaginata come la superficie, un sottile (ma penetrabile) velo di apparenza che cela dietro la leggera trama di rivestimento, la verità soggettiva e che nasconde, contiene, il reale (nostro); reale che tormenta a tal punto da non volerne sapere, troppo.

Come si costruisce la maschera?

Lacan sostiene che la maschera si costituisca attraverso l’Altro. Esemplificando di molto il concetto, possiamo sostenere che non c’è niente di più simile a noi stessi, di quella maschera che noi indossiamo in seguito all’identificazione simbolica con l’Altro, identificato da noi come colui che detiene diritto e mezzi per poter godere del nostro desiderio.

Da questo piccolo punto, deriva la nostra quasi ossessione per l’Altro visto da noi, come l’unico detentore delle chiavi del nostro desiderio del quale può godere, pur non essendo suo.

La maschera “rigido” supporto di contenimento dice tutto e niente.

Posso indossare una maschera triste sentendomi però allegro; posso indossare una maschera allegra sentendomi di converso triste; posso indossare una maschera fissa, dall’espressione cerea.. senza lineamenti o coperta di rughe.

La maschera inquieta perchè ha la capacità di creare uno strano gioco in cui ciò che è noto diventa ignoto e ciò che è ignoto diventa una possibile verità rendendo il tutto, preda di dubbi e incertezze.

La maschera poi crea una specularità, un doppio di sé analogamente a quando l’infans innanzi allo specchio preda del dubbio circa la sua immagine (sua ma altro da sé), ha bisogno del sostegno umano che gli indica “questo sei tu”, restituendo lui una prima forma di identificazione (una identificazione con un altro da sé essendo l’immagine sua, ma riflessa nello specchio, pertanto altra).

La possibilità di vacillare e rivivere l’incertezza di quella prima forma di identificazione avvenuta con lo stadio allo specchio, rende terrorifico l’incontro con la maschera.

Un altro me o un me altro; un Io doppio o un doppio Io..

Che nella giornata delle maschere diventa un raduno in cui Uno, Nessuno e centomila possono analogamente pensar:

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”.

L. Pirandello.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

13 pensieri su “La maschera Persona(le).

  1. "lascia vivere il pensiero"

    ti ringrazio per il tuo bel pensiero 🙂 in effetti io mi ritengo in parte una maschera e non so se per me sia solo un male… esternamente sono o forse sembro un tipo, un ragazzo solare e simpatico o un comico come mi amo definirmi, sempre a rompere le scatole ai miei amici; dall’altro verso, nella mia intimità sono un ragazzo solitario, fragile e malinconico e ammetto che spesso questi due lati del mio carattere sono andati in conflitto tra loro…io vorrei essere o tutto comico o tutto malinconico ma in parte e per fortuna, credo, non ci riesco…

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    1. Giusy Autore articolo

      Ciao, ma grazie mille a te per aver letto.
      In generale, potremmo dire che nessuno sia una non maschera; sono i livelli di consapevolezza a fare la differenza. La maschera (che tanto turba) non necessariamente è negativa, in che senso?
      Ci sono maschere che indossiamo per “quieto vivere”, vedi quelle legate alla censura morale che il vivere in società, richiede. Quel tipo di maschera, indossata nella quotidianità, una volta a casa, nella propria zona di confort può (deve) essere, si spera, tranquillamente tolta per lasciare alla nostra vera natura libero sfogo (qualunque cosa una persona decida di fare, nel proprio privato, se non lede terzi, ha senso di essere compiuta).
      La maschera diviene negativa, perturbante (come diciamo in psicoanalisi) quando crea malessere e assenza di confini tra il vero sé e il sé accessorio. Nel tuo caso, l’entità del tuo malessere, quanto è elevata? Quanto senti il peso di dover essere un comico/giullare a scapito del te malinconico?
      Posso comunque dirti che non esiste persona che non sia alternativamente questo o quello.. La personalità è un insieme di caratteristiche individuali che conferiscono integrità e distinzione a e tra persona e persona.
      Buona serata 🙂

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  2. maxilpoeta

    ognuno a mio avviso porta molte maschere nella società di oggi, a seconda delle persone che incontra ne indossa una e segue dei canoni legati ad essa. Io nel corso della mia esistenza ho notato che a seconda della gente che frequentavo cambiavo completamente, mi adeguavo del tutto alla persona che avevo davanti. Feci persino degli esperimenti in merito. Provavo ad andare una città nuova e a conoscere gente la, tipe nel mio caso, per vedere cosa avrei fatto se fossi stato là. Un giorno ricordo la simpatica conoscenza che feci a Piacenza. Cominciai a girare per le vie, adocchiai una tipa, e corsi a conoscerla. Le dissi che venivo da Genova e lei mi chiese ” E come mai sei venuto qua?” Ricordo che le sorrisi e le risposi ” Per conoscere te” Ne nacque una simpatica amicizia, conobbi anche la sua compagnia quel giorno, poi alla sera tornai a Genova. Di questi esperimenti ne feci un’infinità, all’epoca viaggiavo per conoscere, oggi viaggio per fotografare e far conoscere luoghi. Gli anni cambiano le nostre prospettive… 😉

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    1. Giusy Autore articolo

      tendenzialmente direi che chi si adatta con facilità, agli altri (come nel caso da te citato) molto probabilmente riesce a vivere abbastanza in sintonia con se stesso..
      tecnicamente cambiare o modificarsi troppo, con tutte le persone incontrare (indossare cioè troppe maschere), potrebbe indicare una personalità non ben definita ma… tenendo conto di quel che so di te.. dire che non è il tuo caso 😀 te ti diverti soltanto! :-p

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  3. andipab

    I like to photograph people who are unaware that they are being photographed. The moment they notice this, their face changes completely (the way they look, facial expressions, smile, etc.) People in the company of other people always wear a mask. Even in front of the mirror, they do not see their true reflection, but only an imaginary image of themselves. When most people see their photo taken from hiding, they are dissatisfied with the image, because as a rule it is not consistent with their image of themselves.
    I would like to point out here that I never take pictures of people in situations that may ridicule them, discredit them or harm them in some way. As a rule, I never photograph people from the so-called social margin, as you never know who they are and what were the reasons for their exclusion.

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    1. Giusy Autore articolo

      I’m pleasantly impressed of your comment is so keen, intelligent and sensitive! you have perfectly grasped what I meant.
      what you said about the mirror image and the ideal image is very profound, there would be long hours discussions to do 🙂 congratulations! you are a very sensitive and profound person (and photographer) (like the photos you take); this is my ideal of art (that of sudden emotion). thanks for your opinion 🙂

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      1. andipab

        You embarrass me with these praises ☺. These are just observations of an old man 👨‍🦳who survived many things and tried to understand not only his behavior, but also the behavior of others. My amateur photography has shaped in me a slightly different way of perceiving reality, thanks to which I notice what is missing from the attention of others.
        And I read your and your friend’s articles with great interest, because they inspire deeper reflection. Thank you for that.
        Best regards, Andrzej.

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