Linguaggio Egocentrico.

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Nell’ambito della psicologia dello sviluppo due figure di spicco hanno fornito degli impianti teorici piuttosto ampi, circa lo sviluppo – in questo caso- del linguaggio.

Se per Piaget lo sviluppo è un’attività individuale, per la psicologia russa (di cui il massimo esponente è Vigotskij), gli esseri umani sono inseriti all’interno di un tessuto- contesto sociale ed il comportamento umano non può essere compreso indipendentemente da questo contesto.

Vigotskij si interessò al linguaggio interessandosi alle potenzialità del linguaggio stesso e alla sua relazione con la mente.

All’inizio pensiero e linguaggio sono indipendenti, il linguaggio non è concettuale e prende il nome di bubbling (suoni prodotti alla presenza di certi oggetti).

Intorno ai due anni poi, pensiero e linguaggio incominciano a fondersi. I bambini imparano che gli oggetti hanno un nome e le parole diventano simboli. Intorno ai tre anni il linguaggio si scinde in linguaggio interpersonale, comunicativo verso gli altri e in linguaggio egocentrico (ovvero il dialogo udibile che il bambino porta avanti con se stesso).

Il bambino parla da solo ad alta voce con una modalità ininterrotta e usa tale linguaggio per guidare un pensiero per risolvere un problema (si tratta, in sostanza, di quei bambini che vediamo giocare e parlare da soli per ore intere).

Intorno ai sette/otto anni, il linguaggio egocentrico scompare per diventare linguaggio interiore.

Quando i bambini devono risolvere un problema, invece di rivolgersi agli altri, si rivolgono a se stessi: l’interpsichico diventa intrapsichico, la comunicazione interpersonale diviene intrapersonale.

Se per Piaget il linguaggio egocentrico indica una incapacità del bambino di far suo il punto di vista dell’altro (essendo quindi inutile al bambino), per Vigotskij tale linguaggio aiuta il bambino a dirigere le sue attività di soluzione dei problemi.

Per Vigotskij pensiero e lin guaggio hanno un inizio indipendente per poi fondersi parzialmente. Il linguaggio dà una notevole spinta alla cognizione e permette forme di pensiero che non sono possibili senza l’aiuto del linguaggio.

Pensiero e linguaggio non si sovrappongono mai completamente neanche negli adulti.

Nel linguaggio c’è sempre un sottotesto nascosto…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

39 pensieri su “Linguaggio Egocentrico.

  1. Ettore Massarese ( fu Franz)

    Molto interessante. Conosco bene Piaget meno la scuola russa. In particola di Piaget mi affascina il processo progressivo dell’acquisizione onirica dal “fuori” (le ombre nella stanza) al “dentro” (nella testa) …l’immaginifico che poi si trasforma in linguaggio magico (molto utile ad intendere come questo processo si preservi nell’attività di alcuni artisti di genio) …grazie sempre per le tue riflessioni. 🙂

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    1. Giusy Autore articolo

      perché tu gira e rigira su Jung vuoi arrivare ahahahahahahahah…
      Pensa.. Piaget è ben poco amato nel mio ambito e sai per quale motivo? una teoria immensa e tutta mnemonica.. il terrore agli esami e concorsi per chi come me.. non ha mai studiato imparando tout court i libri 😀
      Il pensiero magico si perde, vero, per far spazio alla capacità di mentalizzazione, giudizio e soprattutto si perde per consentire un approccio più concreto al reale. Problema.. quanto è realmente reale, il reale?…

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      1. Ettore Massarese ( fu Franz)

        Appunto! Sta tutto nella tua ultima domanda il problema… 😀 il linguaggio egocentrico è astrazione e introspezione, viaggio di formazione alla ricerca del sé (molto labile nell’infanzia) e i mondi percettivi che ne nascono hanno nell’attività onirica un immenso archivio… (pensa allo splendido Fanny e Alexander di Bergman) … P.S: qui da me puoi scaricare il mio “Schermo onirico” intervento esibito nella presentazione del volume di Hobson “Dagli angeli ai neuroni”…. se ti va, ovviamente… In quanto a Carl Gustav mme sta’ dinto all’ossa! Ebbè? 😀

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      2. Giusy Autore articolo

        Ettore.. il linguaggio egocentrico (tenendo conto dell’Opera di Piaget) ha molto poco di poetico (lo hai descritto divinamente) ma va considerato nell’ottica del periodo di sviluppo in cui il bambino si trova (es periodo preoperatorio o sensomotorio e così via) e ne va tenuto conto perchè indica un rapporto diverso del bambino con la differenziazione incompleta di sé, del mondo e della comprensione/percezione del mondo stesso.
        comunque.. tengo conto del tuo P.S. 😉
        (la scuola russa, soprattutto nella pedagogia, ha avuto degli insight pazzeschi che andrebbero considerati anche oggi..).

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      3. Giusy Autore articolo

        ahaahahah ma figurati. Da ringraziare c’è ben poco. A me piace godere.. se si tratta di cazzeggio intellettivo poi, non ne parliamo proprio. Non c’è molto spazio per il pensiero, ultimamente.. le opinioni sono sature di idee preconcette e la noia è molto facile.
        Pregiudizio è un’altra parola che in casa mia non esisterà mai.

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      4. Giusy Autore articolo

        addirittura! mi fai venire in mente le storie di quelli che hanno trecento donne e per evitare di sbagliare i nomi fanno “honey o tesoro” con tutte 😀 😀 😀

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