Cocktail Party.

Immagine Personale.

Immaginiamo la situazione in cui siamo in un luogo affollato (un festa, ad esempio) dove la confusione la fa da padrona..

Ascoltiamo musica ad alto volume, brusio generale, rumori di qualsiasi tipo. D’un tratto però.. nel caos generale una parola (ad esempio il nostro nome) ascoltato tra i mille suoni, coglie la nostra attenzione.

Accade, pertanto, che nella confusione generale una sola parola, venga estrapolata.

Cosa accade e com’è possibile ciò?

Si tratta dell’effetto noto come effetto cocktail party , ovvero la capacità del cervello di azzerare il rumore e concentrarsi su una cosa in particolare.

L’effetto cocktail party è stato descritto per la prima volta nei primi anni ’50 da Colin Cherry, uno scienziato inglese. Cherry ha condotto una serie di esperimenti per determinare come le persone ascoltano.

A ben vedere, l’effetto (o meglio, il lavoro che il nostro cervello deve compiere), è ben più complesso di quel che appare.

Il nostro cervello – infatti- deve prima essere in grado di discriminare quel preciso suono (che ha colto la nostra attenzione), dal resto dei suoni. Allo stesso tempo, dobbiamo essere molto concentrati su quel suono anche mentre altra gente chiacchiera e ride attorno a noi, e con la musica ad alto volume.

Lo psicologo Frederic Theunissen dell’università di Berkeley afferma che vi sono aspetti della voce di una persona che si distinguono e che la rendono specifica (mi riferisco ad esempio al tono della voce, all’accento, alla prosodia in generale); queste caratteristiche specifiche rendono una certa persona interessante (più o meno di altre) tanto da avere la nostra attenzione.

Anche il modo che ha chi parla, di mettere insieme le varie parole oppure di comporre una frase, può influenzare la percezione di chi ascolta. Ad esempio, riusciamo a identificare meglio le parole se queste formano una frase sensata, rispetto a una serie di parole a caso.

Il grande lavoro del cervello.

Poiché non vi è alcun modo per escludere totalmente certi suoni dalle nostre orecchie e farne passare altre, tutti i suoni di un ambiente entrano nelle nostre orecchie e vengono tradotti in segnali elettrici nel cervello. Questi segnali si muovono in diverse aree cerebrali prima di raggiungere la corteccia uditiva, la parte del cervello che elabora il suono.

Secondo uno studio della Columbia University, il nostro cervello elabora tutti i suoni che le nostre orecchie percepiscono (i segnali che arrivano alla corteccia uditiva) ma solo quelli su cui ci concentriamo, raggiungono anche altre aree del cervello coinvolte nell’elaborazione del linguaggio e nel controllo dell’attenzione.

Con l’età, questa nostra capacità di focalizzazione sui suoni che ci interessano si indebolisce sempre più. Non si tratta tanto di una perdita di udito, quanto di una diminuzione dell’attenzione. Con l’aumentare dell’età, infatti, l’attenzione selettiva diminuisce comportando anche diminuzione nella capacità di seguire un discorso in una stanza piena di suoni.

E’ tuttavia possibile allenare o (ri) allenare il nostro cervello al fine di poter recuperare tale capacità

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

13 pensieri su “Cocktail Party.

  1. Pingback: Cocktail Party. – sourab titrés

  2. SaraTricoli

    davvero molto interessante. Non sapevo che con un allenamento si potesse potenziare questa nostra capacità, che effettivamente noto anch’io che con l’età va sfumando… adesso che lo so ci presto più attenzione!
    Grazie carissima, sempre molto utili e interessanti i tuoi articoli

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    1. Giusy Autore articolo

      ciao Sara! ebbene sì! molte delle capacità a “nostra disposizione” possono essere allenate.. quando si parla di cervello poi.. un mondo in continua evoluzione e dalle infinite possibilità. Grazie per la tua gentilezza. Un super abbraccio!

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  3. maxilpoeta

    non avevo idea di come si chiamasse questo effetto uditivo, ma da sempre ne ho avuto la conferma, infatti quando frequentavo assiduamente le discoteche spesso riuscivo a dialogare anche con volumi pazzeschi, e comprendere gran parte dei discorsi. Poi anche nei pub, magari molto affollati, ho avuto spesso prova di ciò, feci anche vari esperimenti in merito, cercando di concentrarmi su diverse persone. Volendo ero in grado di seguire un discorso, magari più lontano da me, escludendo coloro che magari mi parlavano affianco. Quindi direi che è proprio così.
    Riguardo il discorso dell’età, più che altro potrebbe essere dovuto al fatto che con gli anni si hanno meno occasioni di vita sociale, quindi si perde non tanto l’udito, ma la capacità di concentrarsi sui discorsi altrui. Ma a mio avviso ci si riabitua facilmente. Io per ora riesco ancora molto bene a percepire discorsi che altri miei coetanei nemmeno percepiscono…😉

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    1. Giusy Autore articolo

      Non è questo fenomeno, vero ma.. se intendi voci come dialogo col proprio sè va più che bene. Se mentre si cammina da soli, ci si rilassa al punto tale da connettersi con il proprio sè e dialogarci è solo tanto di guadagnato .. per la scoperta di sè e del proprio.mondo, oltre che un meccanismo di “analisi e scoperta ” della realtà circostante.

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      1. Giusy Autore articolo

        Ma il cervello lo gestiamo noi, volendo puoi fargli raccontare la storia che vuoi.. con un po’ di fatica magari.. e accettando le verità scomode.

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