L’Immigrato allo specchio

Stasera vi ripropongo un articolo scritto un po’ di tempo fa, ma sempre molto attuale, nonostante la Pandemia. Parla del fenomeno migratorio e prende ispirazione dalla mia esperienza lavorativa di supporto psicologico ai migranti, nei centri di accoglienza sul territorio campano. Un lavoro intenso e spesso doloroso, a volte complesso (a causa dei pregiudizi delle comunità accoglienti), ma molto affascinante. Buona lettura!

ilpensierononlineare

Viviamo un periodo storico in cui sembra che quasi tutta l’attenzione mediatica politica e sociale, sia rivolta alle migrazioni. Addirittura alcuni partiti politici italiani, europei e statunitensi per ottenere consensi, hanno incentrato gran parte delle loro campagne elettorali degli ultimi anni su questa tematica, tendendo sostanzialmente a stigmatizzare lo straniero, l’immigrato e premendo su quella che pare essere una paura “antica” delle persone, la paura del nuovo, del diverso, dello sconosciuto.
Probabilmente conoscere alcune dinamiche psicologiche che caratterizzano l’esperienza migratoria, dal punto di vista del migrante e dal punto di vista di chi “accoglie” gli immigrati, potrebbe aiutarci a essere meno estranei all’estraneo.

magritte
Tendenzialmente, quando il fenomeno migratorio diventa “evidente e ingombrante”, perché invade i nostri luoghi di convivenza sociale, ci sentiamo smarriti e spaesati e ci rintaniamo in una posizione difensiva alzando alte barriere di pregiudizi rafforzati da collanti di moralismi e idee nazionalistiche.

“…l’altro è lo specchio nel…

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2 pensieri su “L’Immigrato allo specchio

  1. maxilpoeta

    indubbiamente mettersi nei panni di chi fugge da quei Paesi, con tutti i problemi alle spalle, e per di più dovendo affrontare una nuova lingua, non è certo cosa da poco. Già io quando vado all’estero solo per vacanze comincio a gesticolare, a rendermi comprensibile alla Totò, pensa se dovessi starci in quei Paesi, verrei matto in un paio di mesi. Fra l’altro la cosa che mi ha sempre sorpreso di loro è che qua parlano subito italiano, se io ascolto la loro lingua dico è impossibile che capiscano la nostra, invece non so come fanno ma la comprendono subito. Io neppure se vivessi 7 generazioni riuscirei a capire la loro 😂 Il problema dell’immigrazione è molto serio, forse la cosa brutta è che l’Italia ha sempre dovuto accollarsi tutti i problemi in merito, mentre altri Paesi limitrofi te li portavano alla frontiera, come dire arrangiatevi voi. Per questo sono nate tutte le discussioni varie. Se L’Europa fosse considerato uno Stato Unico, e fosse aperto totalmente all’accoglienza, senza pregiudizi, senza freni, senza diversità fra zone e zone, allora il discorso a mio avviso verrebbe accettato meglio. Ora col nuovo governo può essere che qualcosa anche in questo campo cambi, in fondo Draghi è ben visto da tutta Europa….

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Max, per quanto riguarda la questione della lingua e del fatto che riescano ad impararla in breve tempo (la maggior parte degli immigrati), ti posso dire che è una questione di esigenza personale. L’esigenza di integrarsi e di voler sopravvivere in un mondo a loro sconosciuto. Infatti, quando facevo i colloqui nei centri d’accoglienza, sia di supporto psicologico, sia per conoscere semplicemente la loro storia, mi rendevo subito conto di chi aveva il desiderio di integrarsi subito e in fretta e chi invece non voleva farlo al momento (perché ancora destabilizzato dal trauma dell’ emigrazione). I primi, in tre quattro mesi già riuscivano a colloquiare in italiano, erano curiosi, leggevano, vedevano la nostra tv, ascoltavano la nostra musica e studiavano assiduamente la lingua (nel centro e a scuola); gli altri invece erano confusi, non riuscivano ad imparare l’italiano, parlavano solo con ragazzi della loro nazionalità ed erano evidentemente depressi, ma dentro di loro sentivano il desiderio di poterlo fare. Per quanto riguarda la questione politico-amministrativa credo che le responsabilità siano dell’Italia e dell’Europa allo stesso modo. L’Italia ha avuto molti aiuti economici e logistici, sin dalle prime emergenze (parlo di 12 -13 anni fa) ma non ha mai voluto e saputo organizzare le risorse e come al solito molti governanti ci hanno marciato su queste emergenze, nel bene e nel male. Ma il discorso è molto lungo e troppo complicato.

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