Contenitori fragili.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Ieri sera ero intenta a leggere un po’ di notizie; mentre scorro e giro tra vari canali e siti giungono ai miei occhi tre notizie.

La cantante (..) ha finalmente un nuovo e bellissimo corpo da esibire “sono finalmente quel che volevo da sempre, essere” .. dice… Un’altra cantante ancora (questa volta americana) analogamente, senza chissà quale rinuncia alimentare, ha finalmente un corpo tonico e snello da esibire.. La terza notizia era invece di un’altra star che, fiera delle sue forme generose, può finalmente esibire questi (a parer di voce di popolo) kg in più.

Il corpo, diventato ora più che mai una questione ritorna alla ribalta.

Il corpo – ovviamente- femminile.

Non sono mai stata un’appassionata di discussioni da salotti televisivi, soprattutto di quelle discussioni in cui si cerca di dare un senso a tutti i messaggi veicolati dai social: il corpo è tuo, sei sempre bellissima, bisogna volersi bene.. Una serie di mantra motivazionali che ho sempre ritenuto piuttosto privi di contenuto.

Parlare del corpo esponendolo continuamente, dimenticandosi del contenuto, è un processo cui ormai siamo piuttosto abituati.

Il corpo della donna è – per questioni prettamente biologiche- portato ad esser sempre indagato, scrutato, guardato e giudicato; occhi indiscreti si posano continuamente sulle forme del corpo femminile per dar risposta ad una sola domanda: sarai idonea a portare avanti la specie?

La questione si pone nel momento in cui un corpo caldo, di sposa con una mente fredda.

Gran parte delle psicopatologie attuali, sono legate al corpo.

Abbiamo infatti:

Giovani che decidono di infliggersi dolore tagliandosi, scarificando con qualsiasi mezzo la loro superficie decidendo di lacerare il proprio contenitore per paura che il contenuto possa esplodere e strabordare fuoriuscendo come magma rosso, vivo, che tutto arde, intorno..

Giovani che decidono di eliminare il cibo “non ho bisogno di niente”; “sono più forte del bisogno/desiderio alimentare, del bisogno/desiderio che dovrebbe farmi vivere. Io sono puro spirito fluttuante, sono come le sante.. non ho bisogno di niente”.

Giovani – ancora- che mangiano fino a stare male e nel momento in cui sentono di non esser altro che contenitori pieni, senza confine alcuno, squarciano il reale vomitando, gettando tutto fuori di getto.. provocando danni al loro interno; danni che poi vedranno all’esterno concretizzati nel vomito che brucia e logora..

Giovani poi che riempiono ogni singolo centimetro del corpo col cibo, bevande.. qualsiasi cosa che faccia prendere il sopravvento al contenitore.. qualsiasi cosa che non faccia sentire la voce del contenuto, va bene.. Placare con ogni mezzo possibile le richieste di un apparato psichico debole e bisognoso di cure.. “Un biscotto cura più di un abbraccio”.

In ultimo, giovani, che passano ore ed ore ad allenarsi senza sosta. Gonfio muscoli.. rendo il mio sedere tonico e bello agli occhi dell’altro così da non evidenziare le mie (supposte) carenze.. “A nessuno piace un corpo che non sia bello!”

In una società in cui l’Altro si pone come uno specchio che riflette, però, un’immagine di me incongruente con il “mio senso di sé”, diviene difficile trovare un sostegno umano che deponga a favore di una mia unificazione. Se “Io” divento tale nella misura in cui il sostegno umano adulto mi ha (in precedenza) fornito una indicazione identificatoria aiutandomi a comprendere innanzi allo specchio (stadio allo specchio) che quella immagine era mia, cosa accade quando mi trovo di fronte una pluralità di altri, che continua a dirmi “questo sei tu”, ponendomi innanzi una immagine che non riconosco – nemmeno un po’ – come mia?

Arriviamo dunque alla possibilità offerta dall’Ideale dell’Io dato dalla pluralità delle immagini identificatorie offerte dal sostegno umano.

L’Io è infatti da immaginare come una sfoglia di cipolla (fatta di veli) e pertanto fatto dalla successione delle identificazioni compiute ; identificazioni che lasciano tracce, tracce dello sguardo altrui che si è poggiato su di noi, tracce del nostro sguardo poggiatosi su altro in ricerca di un riflesso unificante. Tali tracce si sovrappongono, stratificandosi fino a conservare qualcosa dell’impronta che le ha formate, la loro origine.

Solo nella misura in cui l’Io, nel suo essere formazione immaginaria, appare all’interno di questo quadro simbolico appena descritto, la spoliazione di tutti questi strati (della cipolla) può procedere all’infinito, offrendo una identificazione in grado di tenere, senza schiacciare l’Io.

Cosa vuol dire ciò?

Che la spasmodica ricerca del corpo perfetto, delle forme giuste da esibire; la ricerca costante delle labbra perfette, del selfie più giusto.. della “mia giusta forma”, non cesserà mai fino a che il mio Io non avrà trovato la sua giusta forma.

Non è un caso se queste star un giorno dicono di sentirsi bene nel corpo più generoso, e il giorno dopo sostengono con gran forza l’importanza di allenarsi e mangiare correttamente.

C’è solo una forma da tenere in considerazione..

Quanto è tonico il tuo contenuto?

https://ilpensierononlineare.com/2020/12/01/dipingere-e-forare-il-proprio-se/

https://ilpensierononlineare.com/2019/02/01/autolesionismo-self-injury-il-dolore-celato/

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

18 pensieri su “Contenitori fragili.

      1. Giusy Autore articolo

        Ahahahahahah posso dirti però che Freud ha una biografia meravigliosa! Sarà che sono curiosissima quindi le biografie mi piacciono molto ma.. leggendo la sua.. molte cose, a chi non si ferma al primo livello della comunicazione/comprensione, risultano molto chiare 😁

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    1. Giusy Autore articolo

      Credo sia stato considerato, questo punto, dagli scrittori del DSM, il manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali, visto che “struttura robusta ” non è annoverata nei disturbi 😁

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  1. maxilpoeta

    a mio avviso la bellezza è negli occhi di chi la vede. A me può piacere una ragazza che ad altri magari non dice nulla. Non è tanto la bellezza in senso assoluto a dover essere premiata, quanto la capacità di essere della persona stessa. Mi spiego, se una ragazza è bellissima, però è fredda, distaccata, sempre seria, finirà per attirare meno di un’altra, magari meno attraente, ma più simpatica, solare, ricca di gioia e pronta a sorridere.
    P.S.
    All’inizio degli anni 2000 ho avuto anch’io il culto dell’immagine, allora non c’erano ancora i selfie e molte app di oggi, ma io amavo allenarmi e guardarmi, oltre a farmi guardare. In spiaggia d’estate non camminavo, sfilavo! 😉 Pensa che paradossalmente conobbi il mondo della fotografia attraverso me stesso. Chiesi ad un fotografo della mia città di farmi un servizio fotografico, scelsi la location, la giusta luce e pure l’ora. Ricordo che lo feci alzare all’alba perchè volevo essere ripreso con i primi raggi del sole 😊 L’anno dopo iniziai ad interessarmi alla fotografia, e conobbi un mondo nuovo. Ora mi è rimasto solo quello.. 😂😁

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    1. Giusy Autore articolo

      La bellezza vera e che dura, nel tempo e resiste alle trasformazioni è qualcosa che va ben oltre il puro lato estetico. Ognuno ha i suoi gusti, per carità, ma le movenze, la personalità, il modo di riempire ed esserci in una stanza fanno la differenza. Carisma, anima e luce che le persone possono (o meno) sprigionare, vengono prima di molte qualità prettamente estetiche e fredde (personale opinione).
      ps- Max modello.. non riesco ad immaginarti con i raggi del sole che fai le pose sexy 😀

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      1. maxilpoeta

        guarda io nella mia vita ho attraversato tutte le personalità di questo mondo, sarò quasi un caso a parte, forse sarei da studiare 🤣😂😂 ad ogni modo in quel periodo, si, ero come molti che vedi oggi a farsi selfie, mi allenavo alla disperazione ovunque e sempre. E poi ero un continuo mostrarmi. Ora tutt’ altro, non vado neppure più alla spiaggia d’estate, giro solo per fare foto 😊 quelle che vedete qua 😉 per la vostra grande gioia. Poi quello era il tempo delle discoteche, non ti dico al Cocoricò come mi conciavo per stare sull’onda, in fondo dovevo salire sul cubo, mica roba da niente. Va beh soprassediamo, tanto sono tempi passati, ora chi mi conosce e mi vede neppure se lo immagina lontanamente com’ero un tempo!…
        Riguardo il discorso che hai fatto sopra approvo in pieno, applaudo! 😉👏👏👏👏

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