Exuvia.

L’Exuvia indica – in biologia- i resti dell’esoscheletro (la struttura esterna più o meno rigida che fa da protezione al corpo dell’animale ed eventualmente da sostegno agli organi) dopo la muta di un insetto, crostaceo o aracnide.

L’Exuvia è ciò che resta dopo che è avvenuto un cambiamento formale.

Exuvia, questo scarto, mi fa pensare all’Io e il “suo” progetto per/dell’identificazione. Il futuro – infatti- non può coincidere con l’immagine che il soggetto si crea di esso nel suo presente e questa non coincidenza (di cui il soggetto fa quotidianamente esperienza), deve sostituire alla certezza perduta la speranza di una coincidenza futura possibile.

L’Io quindi, per essere, deve appoggiarsi a questa possibilità/augurio; tuttavia questo tempo futuro che sarà raggiunto, dovrà a sua volta lasciare spazio e diventare fonte di un nuovo progetto in un rimando che terminerà solo con la morte (in tal senso penso a una nuova exuvia).

Tra l’Io e il suo progetto deve persistere uno scarto; tale scarto deve presentarsi e prestarsi come la possibilità secondo cui la differenza tra Io attuale e Io futuro deve sempre restare, almeno parzialmente, una incognita. E’ proprio per la presenza di questa progettualità, della dimensione progettuale, (necessariamente irrealizzabile nella sua interezza), che appare quanto il soggetto umano, nel suo essere soggetto desiderante, è costituito anche dal negativo ovvero da desideri che non ha soddisfatto, che non ha realizzato e da ciò che non è divenuto.

L’exuvia persa lungo il cammino della nostra costruzione come Io desiderante – e per questo mancante- ci ricorda della possibilità di lasciare un calco, un pezzo, una esperienza per “la strada” al fine di dare nuova vita alla nostra esperienza.

Caparezza è tornato il 30 marzo con il primo pezzo del nuovo album, pezzo che ha proprio come titolo Exuvia.

Giusto un anno fa ho lasciato il mio calco altrove dall’adesso e lontana da un posto in cui non c’era casa, nel mio nuovo scheletro in costruzione so di essere nella mia isola senza tempo, nel mio polmone verde fatto di aria di sogni e di speranze; isola di attracco per pochi.

E tu…

Hai già perso il tuo esoscheletro?

21 pensieri su “Exuvia.

      1. Giusy Autore articolo

        E hai ragione, dai! Però merita davvero; i suoi testi.. altro che ste minchiatine che sentono oggi.. vedi na certa Madame che gira per le radio.. ecco perché non accendo le radio da anni, ormai 😂

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    1. Giusy Autore articolo

      ahahah sarà la vecchiaia ma ultimamente mi rendo conto di come le canzoni “più stupide” di epoche passate siano, rispetto ad oggi, grandissimi capolavori . il tormentone più idiota non è paragonabile a questi che cantano mo, eh… ne sono convintissima 😎
      (e w le radio da pensionati! 😀 )

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      1. Povertà 🌟 Ricchezza

        Radio 80 è patetica, mette sempre quelle 70 canzoni che sanno anche i sordi tralasciando un patrimonio discografico immenso per accontentare…va beh lasciamo perdere 🤬😬 Mi piace Emmedueo, Albertino è fantastico come DJ e si scolta musica nuova

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  1. maxilpoeta

    io e il mio esoscheletro andiamo a spasso tutti i giorni 😂 certe volte mando avanti prima lui per non fare figuracce 🤣🤣 sai com’è, è un periodo che mi sento nuovamente 20 anni 😂😉
    Un caro abbraccio, buona serata, gli auguri te li faccio domani 🤗😉

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  2. Eljin

    L’ho perso quando ho dovuto rinunciare al mio amore È stato questo processo che mi ha fatto credere che esiste un mondo reale e uno di illusioni. Ad un certo punto ho capito che c’è un solo mondo fuori e dentro. Il punto che dovevo trovare era fare di due mondi uno. Questo mi ha liberato dall’illusione del mondo reale. Non vi è nulla di simile. C’è solo un mondo. Il mio. Il tuo. Quello di ogni singola persona. Sembrano separati ma questa è l’illusione. Niente che mi appartiene può andarsene e non c’è niente che non mi appartiene. Dal momento che tutto ciò che incontro è il mio mondo solo. Quindi niente può vivere separato da me. Questa consapevolezza è stata molto rinvigorente.

    C’è solo l’adesso in cui tutto vive e il cambiamento in cui vive tutto ciò che è vissuto. Quindi nulla è perduto. È soggetto solo a modifiche. Non lo lascio andare, resta adesso. Se lo lascio andare, cambierà e continuerà a vivere nel mio mondo vissuto. Ogni pensiero nasce con o da un sentimento. Quindi ogni mondo sta provando. La sensazione non funziona. Il sentimento è cambiamento. La sensazione è la connessione tra il mondo esterno e il mondo interno. Il sentimento è unità. Il sentimento è la costante dell’unico mondo. Mio, tuo, tutti noi. La costante che fa di tutto. Eljin

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    1. Giusy Autore articolo

      Ciao Eljin, il tuo intervento è davvero interessante e molto profondo e personale. Credo che lasciare andare un amore sia una delle forme di perdita maggiormente forti per l’essere umano perchè capisci la possibilità di perdere chi ami e ti scontri con la solitudine, l’incertezza e il dolore. Avere la capacità di lasciare andare “il tuo esoscheletro” non deve essere stato facile così come capire che il mondo “là fuori” è una proiezione del nostro mondo interno così come il mondo dentro di noi, è il derivato di ciò che da fuori lasciamo penetrare dentro. Capire che esiste una unità/unione anche quando le cose sembrano scisse, resta il “lavoro in corso” che accompagna l’essere umano, durante la sua vita.
      Ti auguro una buona serata e grazie per il tuo intervento 🙂

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