Informazione e fake news. C’è un modo per non cadere nella trappola della disinformazione?

Oggi vorrei riproporvi un articolo molto interessante e attualissimo. Purtroppo in questo periodo storico siamo spesso invasi da notizie false o falsate, che possono confonderci, disinformarci fino ad alimentare paura e rabbia, spesso e volentieri insensate. Lo studio, l’apprendimento, l’esperienza e la conoscenza delle diversità, sono la chiave per la libertà di pensiero. Buona lettura!

ilpensierononlineare

In un epoca dove tutto ciò che succede passa da internet e dai social, siamo continuamente pervasi da innumerevoli informazioni, provenienti da diversi “mittenti” più o meno affidabili e conosciuti. Molte volte queste informazioni che (passivamente) riceviamo si rivelano essere false e inaffidabili. Perché facciamo fatica ad arginarle?

C’è un modo per poter imparare ad acquisire una buona autonomia mentale e maggior spirito critico ?

A volte se proviamo ad esercitare uno spirito critico e portiamo avanti un nostro pensiero senza un metodo si rischia di cadere facilmente nella credulità.

Photo by Joshua Miranda on Pexels.com

Vi porterò un piccolo esempio; se siamo convinti di un probabile complotto, che riguarda un qualsiasi evento che ci colpisce molto emotivamente, saremo portati a concentrarci solo su uno – due elementi dell’evento, senza provare ad analizzare tutte le possibili spiegazioni di ciò che è successo. Il nostro sguardo e la nostra attenzione sarà…

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9 pensieri su “Informazione e fake news. C’è un modo per non cadere nella trappola della disinformazione?

  1. maxilpoeta

    sicuramente in tempo di social anche il pensiero critico delle persone viene veicolato da queste informazioni, spesso false, e che alimentano tensioni inutili, per fatti, che talvolta sono solo frutto della fantasia di chi li ha scritti. Dovremmo sempre cercare di capire dove finisce la realtà e dove inizia la fantasia….👍

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    1. Gennaro Autore articolo

      Si Max, ci vuole un gran lavoro mentale per capire e differenziare la disinformazione dall’informazione. E paradossalmente è proprio questo il problema. La gente è molto interessata a “non pensare” e quindi fa difficoltà a discriminare e si lascia andare spesso e volentieri solo all’emotività.

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    1. Gennaro Autore articolo

      Grazie mille Twiki!!. Mi fa e ci fa davvero piacere poter arrivare alle persone e trattare argomenti che parlano di Psicologia e che possano risultare interessanti. Il nostro obiettivo è proprio quello di informare e far conoscere alle persone la Psicologia, il lavoro di noi Psicologi e Psicoterapeuti e la grossa utilità per il sociale, per la salute e il benessere individuale. Grazie ancora per le tue parole.

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  2. Giuseppe Grifeo

    Oggi questo tema è particolarmente complesso e spaventa proprio la sempre più diffusa pigrizia mentale. Ricordo sempre mio nonno materno, storico e filosofo siciliano, amico di Croce: nonostante il suo essere socialista (parlo di pre e post ultima guerra, alla vecchia maniera), diceva sempre, “io non lego la mia mente, devo capire”. Così ogni giorno comprava un giornale di sinistra, uno di centro e uno di destra perché sottolineava che solo così poteva farsi una chiara opinione dei fatti, dal confronto di diverse prospettive.
    Oggi è vero che tutto è complicato dal marasma di informazioni, fattore che annacqua e diluisce la buona informazione, ma ad andare persa è stata la voglia di pensare, riflettere, troppo impegnative per i più. Viene prediletta la sbrigativa formulazione di tesi superficiali basate su fonti altrettanto facilone, non verificate, ma utili ad attrarre una massa pigra accumulando click (fonte di potere e denaro). Per abitudine familiare e per professione sono abituato alla verifica analitica, alla valutazione delle fonti, primo fattore per una fondamentale scrematura dalla melma strabordante di pseudo tesi, pseudo contro tesi, pseudo notizie, non-approfondimenti, favole e fantasie moderne sempre a caccia di nemici.
    Confesso che spesso la confusione è tale che alcuni colleghi giornalisti ci cascano con tutte le scarpe (spesso però per colpa di poca curiosità e per un eccesso di pigrizia) rimediando però delle figuracce incredibili.
    Per mio amor proprio, senso del decoro, passione in quello che faccio e una personale “rigidezza” intransigenza sull’informare, sull’informarmi e sul sapere, non potrei mai perdonarmi anche un solo errore del genere… e poi sarebbe troppo facile e insoddisfacente (oltre che dannoso). Ci sarebbe molto altro da dire, ma ho semplificato

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    1. Gennaro Autore articolo

      Ciao Giuseppe, la tua è una professione che ho sempre ammirato e che ho sempre considerato complicatissima. Il giornalista ha una responsabilità “sociale” non indifferente, proprio perché ha il “potere” di diffondere e manipolare le informazioni che ha il dovere di divulgare. Oggi la professione del giornalista credo abbia ancora più valore, perché (come diciamo a Napoli) “con questi chiari di luna” c’è bisogno di informare le persone e usare le parole nella maniera più opportuna, e nel frattempo lottare contro la disinformazione. Ovviamente la società sta cambiando velocemente e credo ci sia una forte responsabilità anche delle varie istituzioni (familiare, scolastiche, sportive..) e una ancora più grande dello Stato, in questa “epidemica pigrizia mentale” delle nuove e nuovissime generazioni e delle generazioni un po’ più attempate.
      Fortunatamente, anche io ho avuto un’impostazione familiare molto stimolante e sulla mia strada ho incontrato alcuni maestri e professori che mi hanno invogliato alla curiosità e allo studio. Pensa che a casa dei miei genitori, esistevano svariate librerie. In salotto, nel corridoio, nella mia stanza, in cucina, persino in bagno. Un mio maestro delle elementari (uomo fermamente di sinistra) a cui ero molto legato, ci diceva proprio di informarci su più fonti (basta che siano serie) e di non accontentarci mai solo di un punto di vista. Insomma la questione è questa: bisogna coltivare bene e fertilizzare ancora meglio, per rendere le giovani radici forti, per riabituare le persone al pensiero libero. Ma non è una impresa facile. Proprio come dici tu, “ci sarebbe molto altro da dire”. Buon fine settimana.

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