Con-tatto fisico ed emotivo: l’opera di René Spitz.

Federico II di Svevia diede vita ad un esperimento che (vi avviso non è il massimo dal punto di vista etico), voleva essere la risposta ad un quesito sollevato dai linguisti dell’epoca: qual è la lingua umana originaria? l’egiziano? l’ebraico? il frigio?

Nella Cronaca, lo storico Salimbene de Adam, descrive proprio tale esperimento portato avanti dall’imperatore che -per serendipità- si potrebbe oggi dire, aveva “scoperto” una correlazione tanto cara agli psicoanalisti.

Procediamo con ordine.

Federico II decise di prendere un gruppo di neonati e di farli alimentare regolarmente ma in assoluto silenzio; i bambini dovevano infatti essere toccati il minimo indispensabile, giusto per essere puliti e cambiati. L’imperatore aveva dato disposizioni del fatto che i neonati dovessero ricevere solo il minimo delle cure igieniche, (senza che le nutrici aprissero mai bocca). Una manipolazione dei bambini – potremmo dire- priva di qualsiasi calore e contatto umano.

Federico II voleva – in sostanza- vedere quale lingua avrebbero per prima verbalizzato, quei bambini.

Di fatto però, l’imperatore dovette prendere atto del fatto che i bambini non avrebbero parlato né l’ebraico, né il frigio, né altra lingua poiché l’assenza di contatto caldo fisico e verbale, condusse tutti i bambini alla morte.

Questa storia richiama all’opera di René Spitz, uno psicoanalista viennese emigrato, durante la seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti.

Spitz grandissimo sostenitore dell’importanza dell’osservazione diretta del bambino nella sua interazione con la madre o altre figure parentali significative; decise di condurre per la prima volta uno studio sui bambini abbandonati in orfanotrofio, seguendo il metodo scientifico sperimentale.

Nello scritto Hospitalism e nel filmato Grief a peril in infancy il ricercatore osservò 91 bambini abbandonati sin dalla nascita in orfanotrofio. I bambini venivano nutriti regolarmente ma con scarsi contatti interpersonali; le nutrici infatti davano qualche carezza ai primi bambini che si trovavano nella grande camerata per poi ridurre le carezze stesse man mano che procedevano in avanti, con i letti, a causa del poco tempo a disposizione.

In sostanza gli ultimi bambini ricevevano le sole cure igieniche necessarie.

Dopo 3 mesi di carenza di contatti, i bambini svilupparono grave apatia, inespressività del volto, ritardo motorio e deterioramento della coordinazione oculare.

Ciò che Spitz notò era che nelle culle dei bambini, era presente come una sorta di avvallamento che li avvolgeva completamente. I piccoli entravano in uno spazio che Spitz paragonò al letargo un piccolo spazio incavato simile a una nicchia che, di fatto, diventò la tomba dei bambini..

Entro la fine del secondo anno di vita il 37% dei 91 bambini, pur essendo stati alimentati correttamente, morì.

Spitz notò che morirono sia i bambini che si trovavano in stato di denutrizione, sia quelli che erano stati cresciuti in assenza di contatti interpersonali; i sopravvissuti, inoltre, presentavano grandissime difficoltà dell’eloquio, difficoltà motorie e per la maggiore, questi bambini non erano nemmeno in grado di stare seduti autonomamente.

Le osservazioni pionieristiche condotte da Spitz negli anni ’40 furono riprese negli anni ‘90 e applicate con metodi sperimentali più aggiornati; gli autori dedicarono osservazioni longitudinali di oltre 20 anni per studiare la piaga dell’abbandono dei bambini (in questo caso bambini rumeni).

Lo studio è angosciante -me ne rendo conto- ma oltre a presentarsi come un cardine senza precedenti dell’osservazione sperimentale dei bambini istituzionalizzati (aprendo di fatto alle riflessioni e alle riforme attuate successivamente), si offre come spunto di riflessione per tutti quei genitori che vediamo, durante i corsi di accompagnamento alla genitorialità che stanno seguendo l’iter che terminerà con l’adozione…

Queste sono le osservazioni originali condotte da Spitz; il video è crudo e fino alla fine non ero del tutto convinta – in merito alla sua condivisione- perché non tutti hanno sempre accettato questo tipo di argomenti. Il mio è il punto di vista di una psicologa clinica che decide di condividere, ogni singolo post, con l’intento di spingere alla riflessione e soprattutto, con la finalità di promuovere il benessere psicologico della persona, del gruppo e della comunità (come mi è stato insegnato). Non c’è altra finalità.

Grazie per l’attenzione.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy DI Maio.

9 pensieri su “Con-tatto fisico ed emotivo: l’opera di René Spitz.

  1. Giuseppe Grifeo

    Terribile. La descrizione nell’articolo lascia già un segno, ma le immagini sono potenti. Quegli occhi disperati e vuoti allo stesso tempo. Le espressioni o non espressioni. I movimenti accennati o lo stop come bambola inanimata.
    Non conoscevo il remoto esperimento di Federico II pur conoscendone la figura anche per remoti contatti con la mia famiglia. Poveri bambini, tanti, a valanghe nei secoli.
    Ps – nota funzionale: oggi, come ogni tanto avviene con blog a rotazione, WordPress ti visualizza come se io non stia seguendo il tuo spazio. Mistero

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    1. Giusy Autore articolo

      Buon pomeriggio Giuseppe.. hai colto il punto.. bambini nei secoli.. secoli che per come siamo messi si dilungheranno per molto ancora, sottoposti alle più atroci carenze che poi si traducono in vere e proprie torture che lasciano segni psicofisici di difficile risoluzione. Su questo mio ultimo punto però.. specifico con il mio solito “difficile non vuol dire impossibile” 🙂
      Grazie mille per la nota funzionale! è un po’ come me che ormai se commento da te finisco sempre negli spam 😀 WP ne caccia ogni giorno qualcuna!

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  2. maxilpoeta

    però, addirittura morti! Chi l’avrebbe mai detto che solo per non aver ricevuto contatti umani sarebbero arrivati alla morte. Che sia fondamentale il rapporto genitori figli lo sapevo, ma che si potesse morire solo per mancanza di contatti umani ha quasi dell’incredibile!
    Se ne scoprono sempre di nuove qua…

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    1. Giusy Autore articolo

      eheheh.. sui rapporti umani possiamo aprire tavoli di discussione infiniti.. e stiamo vedendo ogni giorno come la carenza di relazioni calde, porti l’essere umano a compiere le peggiori atrocità (siano esse introvertite o estrovertite).
      Ciao Max!😚

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