Riflessioni Psy: L’emo-emozione.

Photo by ROMAN ODINTSOV on Pexels.com

Vi sarà (abbondantemente) capitato di vedere bambini, ragazzini e anche adulti farsi il segno del cuore o parlarsi in termini di “faccine”.. Un po’ come si stesse su una piattaforma online mentre siamo – invece- vis-à-vis.

La riflessione che l’osservazione di tale comportamento, mi ha spinto a fare, concerne la difficoltà riscontrata dalla maggior parte dei ragazzi, nell’identificare, nel dare il nome, alle proprie emozioni.

I nostri bambini stanno crescendo nell’epoca del virtuale; un “ti amo” diventa un cuore rosso, l’imbarazzo una faccina con le guance arrossate; il pianto ( che può essere più o meno disperato), diventa una faccina con una lacrima o con occhi strapieni di lacrime.

I nostri bambini – i nostri giovani- sono quotidianamente esposti a un qualche schermo; schermo che riflette una immagine fredda – spesso registrata- (mi riferisco magari ai video pubblicati dai vari influencers); un’immagine riflettente un contenuto spesso piuttosto carente a un contenitore in via di formazione che corre il rischio di riempirsi del nulla (il surplus vuoto che riempie è spesso il cardine della psicopatologia attuale, una psicopatologia che si colloca sul confine borderline, fatta di giovani che lottano continuamente lì.. sul confine tra lo spettro nevrotico e lo spettro psicotico, pronti a varcare la barriera di separazione).

Quando la barriera si rompe, osserviamo lo squarcio bulimico (il vomito, ad esempio) osserviamo le condotte autolesive; osserviamo gli acting out (l’azione violenta e/o aggressiva, la scarica piuttosto che la mentalizzazione del disagio).

Cosa c’entrano le emoticon, allora…

Ho spesso accennato all’importanza, per il bambino, del legame con la figura di attaccamento, definito come una relazione di lunga durata, emotivamente significativa, con una persona specifica (Schaffer, 1998); l’attaccamento avrebbe la funzione biologica di proteggere il bambino e la funzione psicologica di fornire sicurezza (Bowlby, 1983).

La qualità dell’attaccamento è importante non solo perché fornisce le basi a ciò che sarà la nostra sicurezza, la nostra tolleranza alle frustrazioni, l’indipendenza o la gestione dello stress; un buon legame di attaccamento fornisce le basi per la nostra futura capacità di sviluppare una teoria della mente con cui saremo capaci di attribuire stati mentali, pensieri e emozioni a noi stessi e agli altri.

Sì, ma le emoticon?

In molti colloqui o semplicemente osservando l’ambiente circostante, è facile vedere bambini con i dispositivi sempre connessi; pur stando insieme, di fatto i bambini sono soli perché incollati innanzi a uno schermo che con il tempo, finisce di dire loro “chi sono”.

La vecchia funzione genitoriale, la censura morale, la figura del padre castrante che spaventa, la mamma che accoglie e consola.. sono diventate immagini ormai legate a una vecchia “fantasia” di famiglia.

Bambini che crescono con l’idea che la felicità sia una faccina gialla o che la rabbia sia una faccina rossa, avranno per forza di cose difficoltà a sintonizzarsi con la realtà dell’emozione, esperita, quando sentita.

No, non esagero. I bambini che arrivano in studio, cadono inesorabilmente quando si parla di emozioni.

Ci si educa alle emozioni?

No: il sentire non si educa ma si sente, si percepisce, si condivide e gli si dà un nome; il tutto dovrebbe avvenire in maniera naturare all’interno di un ambiente familiare pronto a sintonizzarsi con le richieste del bambino/a .

Accade però che nell’epoca dell’immagine (una immagine che in realtà ci appartiene sempre meno), i genitori siano stanchi, svogliati e incapaci a loro volta di dare un nome alle proprie emozioni.

La mia riflessione non vuole essere una critica fine a se stessa, alla genitorialità attuale; come professionista non devo dare giudizi o creare allarmismi; voglio solo condividere con voi quello che Sara, 11 anni, oggi ha detto

.“Allora Sara, ti andrebbe di fare un gioco? sapresti disegnarmi la felicità?

S.”In che senso?”

.”Sai che cos’è la felicità? Cos’è che ti rende felice?”

S. “Non ho capito in che senso, la felicità.

. “C’è qualcosa nella tua vita, un alimento, una festività, un ricordo che ti rende felice?”

S. “AAhh.. Ma tipo come quando (nome dell’influencer), apre i pacchi che gli mandano a casa, con i trucchi?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

37 pensieri su “Riflessioni Psy: L’emo-emozione.

    1. Giusy Autore articolo

      quello che mi spaventa sono i giovani.. ormai non c’è colloquio in cui alla mia proposta “disegnami una emozione”, loro non vadano in tilt.. nel momento poi della definizione dell’emozione.. peggio mi sento.. il nulla.. Il tutto a qualsiasi età 😦

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      1. Giusy Autore articolo

        perdonami se si incrociano le cose, ma il discorso è serio. L’uso ad esempio che fai tu della scrittura, dice tanto sulla capacità di comprensione delle emozioni. Siamo davanti ad una emergenza educativa che prima o poi, andrà affrontata.. Questi ragazzi sono “bucati”.. perdono ovunque qualcosa e si stanno trasformando in ombre di spettri

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      2. Buxus

        Infatti spero, anzi mi auguro, che questa emergenza esploda una volta per tutte, così da poterla affrontare! Hai ragione, sono bucati, noi gli abbiamo dato il pallone, poi glielo abbiamo fatto fare Bum!

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      3. Giusy Autore articolo

        quello perchè sono cresciuti senza la capacità e la forza di opporsi al “Bum”. Nascono già a-volitivi però dai.. Nonostante tutto ho la sensazione che qualcosa sia possibile. non so quando ma ne sono abbastanza fiduciosa.

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      4. Giusy Autore articolo

        ecco.. essendo vecchia dentro, con un vecchio pc mi manca proprio l’emo.. quindi vado di vecchio e sano “grazie” (ma quante volte ho detto vecchio in 2 righe?)

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      5. Giusy Autore articolo

        non parliamo di vecchiaia 😀 ma pure perchè se togliamo le faccine, io come ti offro il borbone, ahahaha cioè qua la cosa è seria, ahhaahah poi vuoi mettere le manine? personalmente le emozioni te le so disegnare quindi stiamo appost 😀

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      6. Giusy Autore articolo

        Come dimenticare! Vabbè offro sigaro riparatore 😂😌😌😌😌😌😌😌👉☕ questo arriva nelle botti, x domani stai coperto!

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      7. Giusy Autore articolo

        hai la DocApprovazione per la serata! soprattutto per lo svacco mentale :-D(la consegna la troverai domani fuori la porta!)

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      8. Giusy Autore articolo

        daje Bu! buona serata. la topa canta amabili serenate.. non la pianta più -.-
        ho controllato il tracking tutt appost per il caffè!
        ciao Buuuuu manine sullo sfondo! U.U

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      9. Buxus

        😂😂😂😂 il fetente draghetto fa le prove dello smoking per la prossima discesa al Pizzo del cuoppo 😂😂😂 e manda ali a cuore alla regina topa…

        Buona serata Doc 💃☕⛱️🏖️🌅🌞🏝️

        👉🤝👈

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      10. Giusy Autore articolo

        mi è partito il dito. il discorso comunque non è l’uso delle emo, in sè, quanto la carenza della funzione genitoriale alle spalle; specifico perchè le sfumature fanno sempre la differenza..
        ps- lo so.. ma è un dato di fatto che va accettato, Bu e (purtroppo) sono messi tutti così.

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      11. Buxus

        In questo caso le sfumature fanno la differenza, in peggio.

        PS: Eh lo so, ma faccio fatica ad accettare questa deriva esistenziale, mi sembra, anche se non sono un genitore, di aver contribuito negativamente.

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      12. Giusy Autore articolo

        beh.. il disinteresse sociale lo portiamo tutti sulle spalle nel momento in cui decidiamo per un certo comportamento piuttosto che un altro. il punto è: cosa potevi fare in più? Se Siamo in difficoltà noi “tecnici” ?

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      13. Buxus

        Credo che voi facciate un lavoro mostruoso per cercare di tampinare qua e là. Questo disagio di oggi è figlio di un “finto” benessere che io stesso ho vissuto. Ci siamo detti, ma sì dai cosa vuoi che sia, e ora le giovani generazioni ne stanno pagando le conseguenze.

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      14. Giusy Autore articolo

        servirebbe un ponte di collegamento tra la mia generazione e la tua che facciano da cordone alla nuova.. insomma.. rispolverare un pò di sano interesse per il prossimo. sia mai che da questa ulteriore grande emergenza mondiale, non “arrivi qualcosa”. A me piace tantissimo sporcare le mani, nel fango.. ci saranno altri folli/sporchi come me, no? 🙂

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      15. Buxus

        Finché ci sarà anche un solo folle che abbia voglia di sporcarsi, allora un cambiamento vero e serio è possibile! E sono sicuro che ci sono altre persone come te, che la pensano come te! Da parte mia sono pronto a fare la mia parte.

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  1. maxilpoeta

    il mondo di oggi ruota attorno alla rete, al telefonino, al pc, al tablet, tutto diventa collegato ad esso in qualche modo. Noi usiamo questi simboli per apparire simpatici, loro li usano perché non sanno comunicare, questa è la grande differenza. Insegnare le emozioni pare sia una cosa sempre più rara, forse perché gli stessi genitori che dovrebbero dare l’esempio, pare non abbiano ben chiaro il concetto di emozione, soprattutto se legato a cose belle, sempre più rare al giorno d’oggi..

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