Il razzismo è una cosa -seriamente- stupida.

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Ricordate il famoso discorso antisemitico tenuto da ubriaco, da Mel Gibson?

E gli omicidi degli agenti di polizia americani che hanno ucciso persone di colore, senza motivo?

I protagonisti di queste vicende hanno qualcosa in comune. Subito dopo questi fatti, infatti, i diretti interessati hanno precisato di non aver alcun pregiudizio razziale.

Sarà davvero così? Proviamo a dare una risposta.

A livello attitudinale esplicito e cosciente, potrebbero essere sinceri, ma potrebbero essere smentiti da atteggiamenti inconsci e impliciti (che solitamente implicano una certa diffidenza nei confronti degli sconosciuti o di coloro che assomigliano a persone con le quali abbiamo avuto esperienze negative in passato.)

Per questo motivo può capitare di manifestare – in modo primitivo e automatico- disprezzo e paura verso persone che rispettiamo e ammiriamo e, anche se i comportamenti espliciti si manifestano nelle nostre azioni volontarie e intenzionali, gli atteggiamenti impliciti possono esplodere in emozioni spontanee e incontrollabili.

Diversi e numerosi esperimenti, tra i quali “Project Implicit” che vede la collaborazione dell’Università di Harvard, l’Università della Virginia e quella di Washington, dimostrano come determinate parole o volti, anche se mostrati per un solo istante, fanno automaticamente scattare nella mente gli stereotipi di razza o genere; in sostanza senza nemmeno rendersene conto, questi pregiudizi influenzano il comportamento dei soggetti.

Vedendo il viso di una persona di colore, a volte gli intervistati rispondevano in modo ostile a una domanda fastidiosa dei ricercatori oppure pensavano con maggior frequenza alle armi.

Persino gli intervistati che in apparenza sembravano più tolleranti, hanno impiegato più tempo a definire positivamente termini quali “pace; paradiso” se presentati in associazione al volto di una persona di colore.

I soggetti, poi, in cui questi pregiudizi impliciti erano più forti, hanno letto con maggior facilità la rabbia nei volti delle persone di colore.

La consapevolezza della distanza esistente tra come bisognerebbe sentirsi e come in realtà ci si sente, potrebbe aiutarci a contenere reazioni automatiche, ma superare ciò che la ricercatrice Patricia G. Devine, definisce “l’abitudine al pregiudizio” non è così semplice.

Secondo la Devine, infatti, avere reazioni improvvise e incontrollate è comune, ma l’importante è ciò che coscientemente facciamo: permettiamo alle nostre sensazioni di controllare il nostro comportamento, oppure valutiamo la loro influenza e correggiamo le nostre azioni?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

15 pensieri su “Il razzismo è una cosa -seriamente- stupida.

  1. maxilpoeta

    a mio avviso sono gli stessi media che in qualche modo orientano certi pregiudizi. Spesso vengono marcate e ripetute tutte le violenze o i crimini compiuti da persone di colore. Se gli stessi atti di violenza vengono compiuti da persone bianche sembra quasi che le stesse azioni siano meno gravi. Facci caso, nei tg spesso succede proprio questo. Per forza che poi nel mondo si vedono certi comportamenti, sono il frutto di queste notizie…

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    1. Giusy Autore articolo

      sisi Max, hai colto un altro punto importantissimo del discorso e spesso evidenziato in molti esperimenti: la spiegazione univoca e quella fornita dal colore politico in atto. Una tristezza infinita!

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  2. Giuseppe Grifeo

    Contrariamente a quanto ho letto in altro commento, non sono i media che condizionano certi pregiudizi. Ma lavorando nel settore posso affermare che i rumorosi (non maggioritari) fan dei pregiudizi, a cominciare dai social, condizionano i media.
    Cerco di spiegarmi meglio.
    Da alcuni anni con il moltiplicarsi delle fonti di informazione, ma non della loro qualità, veridicità, correttezza e attendibilità, i media tradizionali e le testate giornalistiche gestite da professionisti, sono in affanno.
    Lettori e internauti/socialnauti ormai seguono, condividono, diffondono il “verbo” di spazi web estremamente schierati, pieni di falsità mai verificate, estratti da passaparola social per nulla veritieri: questo tipo di utenti, molto ampio, ma non maggioritario (anche se dal suo rumore/presenza web potrebbe sembrarlo) vuole leggere, vedere e sentire solo quel che piace, non la verità dei fatti. Un pubblico ormai inseguito da media e testate tradizionali che, non avendo sostegni statali, campano sui click, quindi sulla pubblicità. Hanno bisogno di questi attivissimi socialnauti.
    È nato quindi un meccanismo mortifero, autoalimentante che fa da ulteriore amplificatore per disinformazione e per razzismo voluto o “inconscio”.
    Un esempio tra i più subdoli riguarda pure il linguaggio, un problema di semantica superficialmente non affrontato. Un esempio sulle coppie omogenitoriali e la possibilità di avere dei figli: quando vedo anche grandi testate che dovrebbero essere più attente, come Repubblica o Corriere, che scrivono di “utero in affitto”, siamo nella piena connotazione negativa (per nulla tecnica: è il contrario) screditante la “gestazione per altri”. Lessi e sentii una considerazione in merito: se chiamassi Rinoplastica, “naso che fa provincia accorciasi”, ne darei subito un’accezione negativa, dispregiativa, nel solo nominarla sottintenderei che ha qualcosa di errato demonizzandola. Utero in affitto annulla la scelta consapevole di moltissime donne che intraprendono un percorso intimo con la coppia, scelgono con il cervello e non è una transazione economica come in Canada dove esiste la cosiddetta gestazione solidale. Ho molto semplificato perché il commento è diventato lungo e sull’argomento non dovrei esaurirla qui, troppe cose mancano, ma ho dato un minimo di idea.
    Comune, precarietà dei media desiderati/voluti da molti come diffusori delle proprie pulsioni e non di verità, linguaggio non curato e non attento, la non verifica, il cavalcare l’onda emozionale, sono elementi che stanno condizionando i media che devono sopravvivere: devono cercare una facile e deleteria presa su un pubblico sì molto attivo, ma mentalmente pigro, non veramente lettore e critico. Da qui al razzismo strisciante o palese il passo è stato ed è breve

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    1. Giusy Autore articolo

      Giuseppe ciao, hai fatto un bel commento che meriterebbe altro spazio di trattazione (sicuramente più ampio).
      La questione dei media (e il relativo uso disfunzionale fatto da persone disfunzionali) è ormai cosa nota. L’aggancio che mi era stato fornito dai commenti precedenti era legato al fatto che in effetti, il colore politico dominante nello specifico “momento x”, ha ormai saputo usare a proprio favore i social e di converso i leoni da tastiera. Vogliamo parlare dell’elemento che risponde al nome di salvini, dei suoi tour fatti in giro, continuamente ripreso dai social o del suo account tik tok aperto quando – realmente- la piattaforma era dedicata solo ai giovanissimi?
      Come lui, molti politicanti che hanno sfruttato l’immagine social, hanno cominciato a fomentare (creando un circolo dove le parole vanno in circolo) l’uso di termini errati. Ultimamente sento tanto parlare di “politicamente corretto”, termine che sta tanto sulle scatole a molti.. Problema: dal momento in cui abbiamo smesso di preoccuparci dei gesti, parole e azioni richiamando continuamente alla censura, c’è paradossalmente stata la stasi dei pensieri e delle azioni.
      Hai fatto un bellissimo esempio circa l’utero in affitto e la rinoplastica.
      Direi che forse.. in un’epoca di pigrizia generalizzata, dove ci è stato insegnato (da un certo momento storico in poi) ad essere acquiescenti e dove chiunque ha avuto la possibilità di nascondersi dietro a un mezzo per dire la propria (con estrema violenza), a tutti fa comodo dare un giudizio veloce che (come dicevi tu) cavalca l’onda dell’emotività immediata, piuttosto che quella dell’emotività mentalizzata.
      Buon pomeriggio 🙂

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      1. Giuseppe Grifeo

        Il quadro della situazione, l’uso strumentale e deviato da parte di politicanti urlati (Salvini e simili), il più semplice fomentare piuttosto che proporre, la ricerca di argomenti da immediata “cliccagine” e condivisione invece di far riflettere… va malissimo.
        Sul “politicamente corretto”, l’espressione è ormai usato da parti avverse per censurare gli opposti: è diventato uno strumento svuotato della sua ragion d’essere. Comunque, mi limito per non comporre un altro poema.
        Una cosa è certa: concordiamo e sul quadro della situazione, sui temi/non temi, sulla stasi mentale e delle azioni, sulle parole private di efficacia, me ne sono accorto da “operaio della parola”

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      2. Giusy Autore articolo

        😀 ah tranquillo! qua i poemi sono ben accetti!
        Come ti ho spesso detto, si sente proprio il tuo essere “operaio della parola” ed essendo io una che con i suoi ci lavora, sento quando qualcuno produce suoni rotondi di senso e peso, oppure quando produce suoni sordi che battono al vento 😉

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