Sull’importanza delle relazioni e delle emozioni in educazione

Educare è agire in vista di un cambiamento, di una trasformazione auspicata e possibile..” *

È il soggetto a costruire la realtà e a modificare l’oggetto in ragione della propria conoscenza, egli produce la propria realtà, “ogni cognizione è azione, costruzione in movimento, che non rappresenta, ma produce”.

La conoscenza si realizza come processo relazionale (porre a paragone) esprimendosi nella e attraverso la trasformazione e la costruzione. Le nostre conoscenze cognitive sono il frutto degli spostamenti tra figura e sfondo, fra prospettiva realizzata e punto di vista scelto; la conoscenza non è dominio autoreferenziale, scevro da passioni e interessi, bensì coinvolge la totalità del soggetto conoscente.

Photo by Yan Krukov on Pexels.com

Non possiamo credere di poter sradicare così facilmente la formazione e l’educazione dall’esperienza e dalla relazione. Credere di poter concepire il processo educativo come qualcosa che assomiglia più a uno sciorinamento a senso unico di nozioni e teorie.

Lo spazio della relazione generato dalla prospettiva istituita e lo spazio esperienziale, è uno spazio nel quale la realtà prende forma e nel quale vi è la possibilità di generare il nuovo e attribuire cose inedite. La percezione il cui risultato è la produzione di senso, produce il nostro mondo che quale insieme di relazioni, è il prodotto del nostro agire, delle nostre distinzioni.

Pensare di poter continuare a pensare alla possibilità di un’educazione per bambini e ragazzi, a distanza, filtrata dallo schermo dei nostri dispositivi digitali e da connessioni “discutibili” è, per usare un eufemismo, eccessivamente limitante per le nuove generazioni. Ad oggi il gap didattico – educativo e emotivo – esperienziale è già abbastanza preoccupante. Facciamo in modo che non diventi irrecuperabile.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi
  • Rif. Biblio: “Epistemologie costruttiviste e modelli di formazione” (Vasco D’Agnese)

6 pensieri su “Sull’importanza delle relazioni e delle emozioni in educazione

  1. maxilpoeta

    in effetti quest’ultimo anno di pandemia sotto questo aspetto ha già dato i suoi primi risultati, pare infatti che dai test effettuati sui ragazzi il livello di preparazione sia notevolmente sceso rispetto all’anno precedente, segno che la didattica a distanza non è stata un buon metodo, anche se era inevitabile vista la crisi sanitaria dello scorso anno…

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    1. Gennaro Autore articolo

      Si Max. Il mio riferimento era indirettamente proprio ai test invalsi fatti dai ragazzi e dai bambini e ai risultati negativi che hanno decisamente confermato il fatto che la Dad non può assolutamente sostituire la didattica in presenza. Diciamo che se in Italia si fossero concentrati sulle cose più importanti, si sarebbe potuto concepire la didattica in presenza in maniera differente e più in sicurezza, come è avvenuto in altri paesi europei dove gli studenti hanno perso solo poche settimane di scuola (al massimo un paio di mesi) durante il primo grande lockdown generale.

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