Panico

– S. entra nella studio per la seconda volta.

La prima volta è stata accompagnata dalla madre. Si sedettero speculari dinnanzi a me, a distanza di sicurezza causa Covid. Lei era per lo più assente, guardava il cellulare, mentre la madre provava a farmi capire, superando la barriera della mascherina che le copriva il volto con un tono più alto di voce, cosa l’avesse portata in quella stanza. Pare che S. da qualche tempo soffrisse d’ansia e probabilmente avesse avuto due tre episodi d’attacchi di panico. S. è una ragazza di 17 anni, alta, alla moda, capelli lunghi, curata, sportiva. In apparenza sicura di se, atteggiamento provocatorio e strafottente. Perché era lì?

Il primo incontro fu per lo più transitorio. S. al secondo incontro era sola. Aveva nella mano destra la sua arma tecnologica (il cellulare). Le chiedo: ” io non c’ho capito niente la volta scorsa, vorrei mi raccontassi cosa ti ha portato a chiedere il mio aiuto”. Lei resta in silenzio per alcuni secondi. Gli occhi nascosti a metà dall’ombra della mascherina, diventano lucidi, con voce rotta dall’emozione mi dice: ” Ho paura. Di notte ho paura di addormentarmi. Una notte stavo soffocando, non riuscivo a respirare, sudavo e non riuscivo ad alzarmi dal letto. Poi mi capita spesso che per strada, se torno di sera a casa, mi batte forte il cuore, ho paura mi possa accadere qualcosa, ho sempre questa sensazione di soffocare, mi sento una pazza!”. S. non riesce a trattenere le lacrime.. –

Photo by Anna Tarazevich on Pexels.com

Gli attacchi di panico si presentano come episodi isolati di ansia somatica e ansia psichica associata ad un estremo senso di paura e attivazioni fisiologiche. Un attacco di panico generalmente ha una durata di pochi minuti e può presentarsi con diversi sintomi come: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, sensazioni di soffocamento, dolori e fastidi al petto, dolori addominali, nausea, sensazioni di vertigine, sensazioni di svenimento, brividi, vampate di calore, derealizzazione (sensazioni di perdita della realtà), depersonalizzazione (sentirsi come distaccati da se stessi), Paura di perdere il controllo e di impazzire, paura di morire.

Un attacco di panico è improvviso e pare non essere gestibile per chi lo vive. In genere quando una persona si trova in questa condizione deve interrompere l’attività che stava facendo, può avere la necessità di scappare all’aperto (se si trova in un luogo chiuso), può avere la necessità di tornare a casa (ovunque si trovi), può stendersi a terra. In tutti i casi e in tutte le reazioni, la necessità è quella di far scemare la sensazione di panico. In genere questi sintomi e l’escalation che porta al panico è attivata dalle reazioni psicologiche agli eventi. La frequenza degli attacchi di panico può essere, nei casi più gravi, anche di diverse volte al giorno. Nei casi meno gravi può capitare anche una – due volte a settimana, ma la sensazione e il vissuto personale di chi l’ha avuto è angosciante.

L’urlo

Capita spesso di soffrire di attacchi di panico durante la notte, mentre dormiamo. Questa possibile evoluzione del disturbo, può ovviamente avere conseguenze serie sul sonno (insonnia) e sul riposo della persona. Questa condizione può portare a tutta una serie di complicazioni indotte dalla privazione di sonno.

Spesso le preoccupazioni che agevolano lo svilupparsi degli attacchi di panico sono legate a timori per il proprio stato di salute (presenza di una malattia grave non diagnosticata), preoccupazioni sociali legate all’imbarazzo e alla paura di essere valutati e giudicati, preoccupazioni legati alla paura di poter letteralmente impazzire da un momento all’altro e magari poter farsi del male o far del male a qualche familiare. Tutte queste preoccupazioni portano ad una risposta difensiva di evitamento. La persona che soffre di attacchi di panico eviterà di mettersi in situazioni che possano esporlo al rischio di avere un attacco improvviso.

Il disturbo di panico genera nelle persone che lo vivono un vissuto angosciante reale, anche se in apparenza pare essere qualcosa di assurdo ed “esagerato”. Non bisogna sottovalutarlo. Non dobbiamo squalificare e sottostimare l’intensità dei sintomi e le loro conseguenze sulle persone. Se si interviene in tempo, con l’aiuto di un buon supporto psicologico e una psicoterapia, che aiuteranno a scovare e risolvere i contenuti psicologici problematici sottostanti all’attacco di panico, i sintomi possono regredire e si può guarire.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

6 pensieri su “Panico

  1. maxilpoeta

    mi sono sempre chiesto in quei casi come interviene l’esperto. Tipo questa ragazza che ti ha confessato quelle paure incontrollate, se di notte le capita un evento del genere come può essere aiutata? Magari quando è lì nello studio non ha nessun problema. Sono proprio curioso di capire come escono dal problema queste persone….😉

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    1. Gennaro Autore articolo

      Bella domanda. Diciamo che uno dei primi obiettivi dell’Intervento in terapia è proprio quello di fornire gli strumenti (che in genere già si possiedono, ma non si utilizzano o si utilizzano male) per affrontare crisi di panico improvvise. Però ti posso anche dire che tante volte l’intervento non è rivolto direttamente al sintomo (attacco di panico o ansia), ma può essere indiretto. Quasi sempre, per esempio, in terapia si approfondiscono temi personali o familiari che possono contribuire allo sviluppo del sintomo. Attenzione però, non c’è una “ricetta strategica” che vale per tutti. Proprio a causa della nostra unicità ognuno ha bisogno di un intervento diverso. Le terapie non sono mai uguali. Nel caso della ragazza poi sono emersi vissuti familiari (ritenuti inizialmente banali) attuali e vissuti personali traumatizzanti vecchi di un paio di anni (apparentemente accantonati e superati) che avevano in qualche modo contributo al malessere e quindi alla presentazione del sintomo (attacco di panico e ansia). La ragazza non ha più avuto attacchi di panico.

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      1. maxilpoeta

        mi fa piacere che la ragazza sia guarita dai suoi sintomi, un bel successo. Sicuramente non è facile trovarsi ad aiutare una persona, ma penso che il bello del vostro lavoro sia l’enorme soddisfazione che ricevete nel momento in cui la persona guarisce e torna a stare bene. Penso che la gioia provata in quel momento ripaghi di ogni difficoltà.

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      2. Gennaro Autore articolo

        Ciao Max, si emotivamente è molto bello e gratificante per noi, ma lo è molto di più per la persona che riesce a ristabilire il suo equilibrio e quindi torna a sentirsi bene dopo magari mesi o anni di sofferenza .

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  2. minghina55

    Attacchi di panico ricorrenti e non curati possono essere la base o per meglio dire, la predisposizione a future patologie? I sintomi degli attacchi di panico se non eradicati nel tempo minano quegli organi bersagliati dal disagio di vivere?

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    1. Gennaro Autore articolo

      Gli attacchi di panico se non affrontati e curati possono agevolare lo svilupparsi di altre patologie psichiche croniche (ad esempio depressione, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi dell’umore, fobie..). Ovviamente non c’è una correlazione diretta e certa, dipende sempre dalle persone e dai contesti. Sicuramente se gli attacchi di panico diventano pervasivi, possono costringere la persona, pur di evitarli, a rinchiudersi in casa, lasciare il lavoro, evitare situazioni ritenute pericolose. Se questo meccanismo difensivo prende il sopravvento possono evolversi altre patologie (quando la persona è predisposta). La somatizzazione può essere una delle evoluzioni del disturbo. Ovviamente se ad esempio persistono disturbi gastrici e quindi una sovrapproduzione degli acidi dello stomaco è ovvio che con il tempo questi possono corrodere le pareti del tratto gastroesofageo e quindi possono portare dei problemi.

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