(Ri)Specchiati nella foto.

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Qualche giorno fa, portavo avanti una conversazione con un collega, in seguito a un colloquio clinico, avvenuto.

Brevemente: una ragazza molto attiva sui social non regge i commenti (non richiesti) che le arrivano di continuo. E’ una bella ragazza (non del tutto consapevole) che desidera utilizzare i social per pubblicizzare il suo lavoro da artista. La giovane pubblica una foto (dove sono in evidenza i suoi lavori, lavori – tra l’altro- che meriterebbero attenzione), ma i commenti sono sempre incentrati sul suo aspetto fisico.

I commenti/confronti ricevuti specialmente dalle donne, hanno fatto crollare le certezze della ragazza che non riesce più a comprendere quanto ci sia di realmente “giusto” nelle sue opere e quanto in lei.

L’Università della Virginia ha condotto uno studio in merito alle gerarchie sociali; gerarchie che vengono a costituirsi successivamente ai giudizi di valore espressi (più o meno consciamente).

Questo che cosa significa?

“Lei/Lui è meglio di me… E’ più alto, più basso.. Ah Sì.. sei più grasso di me! Che cosce enormi che hai! I fianchi sono enormi… Oddio hai la cellulite.. Vergognati.. Ma cosa ti sei messo? Esci così? Sono in imbarazzo per te, fai schifo. Che pancia enorme che hai. Perchè non fai palestra? Rifiuto umano smetti di mangiare. Ma perchè ti hanno partorito, sei uno scherzo della natura!”

Questi sono stralci di alcuni commenti che ragazz* portano durante i colloqui, quando preda dell’ansia aprono i social.

La ricerca condotta dall’Università della Virginia evidenzia che definire la propria e l’altrui superiorità o inferiorità, è una pratica molto più comune di quanto siamo disposti ad affermare. Le regole di superiorità e inferiorità plasmano sottilmente i nostri giudizi su razza, religione e, sorprendentemente, anche quelli sull’età.

I risultati ottenuti dalla ricerca, sono interessati per un punto in particolare. Sembra – infatti- che nonostante la disapprovazione formale della società nei confronti della costruzione di gerarchie di status sociale, le persone, – inconsciamente- lo fanno ugualmente; siamo – in sostanza- quasi “naturalmente” portati a valutare la qualità dell’altro.

Nonostante la cultura e l’educazione ci dicano che giudicare l’altro è sbagliato: noi lo facciamo ugualmente.

Vedo una foto, un’opera di un altro; vedo che l’altro si mette in gioco in qualche modo. Io giudico: perché?

Perchè l’altro passa attraverso di me e viceversa.

E’ quasi come se io stessi guardando te, attraverso il mio narcisismo: non guardo veramente te ma ho bisogno di rispecchiare in te le qualità che non riesco ad accettare in me, pertanto proietto.

“Sei grasso” probabilmente perchè non riesco ad accettare questo stato presente in me o temo che in me, possa esserci questo stato.

“Ma che faccia hai?” probabilmente hai qualche problema con la tua, di faccia.

L’essere umano è portato, per forza di cose, a scrutare, indagare e giudicare l’altro per paura di scrutare, indagare e giudicare se stesso. I conti che facciamo con noi stessi sono sempre i peggiori e spesso.. non tornano (quanto fa 2 più 2?).

Il confronto sociale ha – ovviamente- nella sua accezione positiva, consentito all’umano di evolversi.. a poco serve restare chiusi nella propria conchetta di sicurezza (a quella sicurezza totale e totalizzante c’è stata posta rinuncia nascendo), ma possiamo attuare strategie di auto-protezione.

I ragazzi che decidono di frequentare piattaforme online o che decidono consenzientemente di pubblicare contenuti online sulle varie bacheche, non necessariamente lo fanno per ricevere un giudizio; spesso si decide di condividere qualcosa per il puro piacere di condividere momenti, analogamente a quanto avviene con le produzioni del pensiero (poesie, racconti).

Possiamo fare qualcosa, per rendere i mondi che ormai si sono fusi e confusi (cyber e real space), posti più accoglienti.

Piccolo esercizio: decentramento cognitivo.

Osserviamo – come fossimo spettatori esterni- i nostri pensieri, emozioni e sensazioni. Osservarci dall’esterno oltre a sintonizzarci maggiormente con il nostro sentire emotivo, ci pone quasi automaticamente anche nei panni dell’altro.

Se io (mi) sento attraverso te e tu attraverso me, allora possiamo comprendere a vicenda come ci sentiamo.

La comprensione crea e costruisce uno spazio neutro; spazio/fiume pronto a raccogliere e cogliere le nostre esperienze di vita che possono situarsi come acque di fiume che trasportano e collegano le persone.

La prossima volta che vedi la foto o un contenuto postato da qualcuno, chiediti “come mi sento”, così potrai capire di più come l’altro di sente.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

18 pensieri su “(Ri)Specchiati nella foto.

    1. Giusy Autore articolo

      grazie. frustrazione/aggressività (ogni evento frustrante quindi ogni situazione che ostacola la tendenza dell’individuo a raggiungere un obiettivo) diventa origine di aggressività che porta poi ad un dato comportamento. nell’epoca dell’esposizione social capiamo bene di cosa stiamo parlando.. la tua esposizione toglie spazio a me.. però.. con queste “lotte” ci siamo pure evoluti. Per astrazione è un po’ come la questione del panico; un meccanismo così importante per l’uomo (la risposta di attacco o fuga) nell’epoca dello stress è stata sovvertita e abbiamo epidemia di ansia. Sì.. abbiamo quote di aggressività congenite, ma dobbiamo ripristinare il flusso corretto delle cose..

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      1. Giusy Autore articolo

        con l’umano ci lavoro e ho deciso di credere in quello che porto avanti. Nel mio lavoro ascolto e osservo le parti più sincere.. quelle che crollano quando tutto crolla (non sempre, non con facilità). Ti dico, che se non vogliamo fermarci al fatto che l’essere umano “fa schifo ed è perduto”… qualcosa di buono è ancora possibile.. Ma bisogna accettare una cosa: ci saranno altre evoluzioni che ci piaccia o no, che le condividiamo o no. La staticità non è qualità dell’umano.. Vedremo che ne sarà

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      2. Giusy Autore articolo

        certamente. Mi sono permessa di dare quella risposta perchè è una continua guerra di tutti contro tutti e un continuo sostenere che siamo finiti. Mi sono scocciata 😀 Ricevo spesso domande e commenti su un mio ipotetico uso di sostanze stupefacenti a causa del fatto che ancora ci credo (le solite battute da 4 soldi).
        Per credere bisogna fare e io non ho paura, di fare.

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  1. maxilpoeta

    purtroppo sui social circolano anche queste cattiverie gratuite, io devo dire che lascio solo commenti positivi, non mi permetterei mai di criticare, semmai elogio qualcuna, per i suoi lavori, per i suoi scatti, per la sua bellezza. Sai penso a quando ero ragazzo, a quante volte mi hanno detto quanto non fossi bello, e quindi cerco di far sentire l’altra come avrei voluto sentirmi io in quel periodo di vita. Le cose belle non fanno mai male, le cose brutte invece spesso ce le portiamo dentro tutta la vita…😉👍
    Ottimo articolo …👏👏

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    1. Giusy Autore articolo

      Grazie Martina😊
      Sempre meglio trovare ponti e flussi di incontro piuttosto che di scontro. Dividere non conviene mai, a nessuno.. quale che sia la presunta ragione. Buona giornata 😊

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  2. zipgong

    Per quanto riguarda le droghe ti consiglierei di andare da un bancarellaro di libri vecchi. Se trovi il Ricettario Industriale Hoepli (in una versione credo prima del 36) troverai candidamente spiegata per ogni passaggio la produzione della cocaina.Il fascio poi censurò il tutto.

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