La parola sporca: perversione #2

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Qui la prima parte della trattazione.

Un adulto, maschio o femmina che sia, che si senta obbligato a metter in scena un rituale perverso, spreca una grande quantità di energia; energia che circola dalla notte al giorno, quasi senza sosta al fine di poter dominare e controllare quelle emozioni e quegli affetti che durante l’infanzia erano intollerabili e incontrollabili.

La perversione – infatti- finché ha durata (siano essi 10, 20 anni o tutta la vita della persona), diviene la preoccupazione centrale dell’esistenza della persona stessa.

La preoccupazione che accompagna colu* che attua una strategia perversa, è diversa da quella che accompagna un sintomo compulsivo (ad esempio lavarsi frequentemente le mani o pulire di continuo la casa). Nella coazione, la persona avverte che sta correggendo qualcosa di sbagliato e che sta facendo qualcosa di “giusto”. Accade infatti che tutte queste attività che la persona si sente costretta a svolgere, siano accompagnate da una coscienza molto presente dell’ansia (talvolta della vergogna); queste attività servono però a non tenere sul piano inconscio la colpa.

Nella perversione, la persona sente che sta facendo qualcosa di “immorale”, è consapevole di esser costretta a fare qualcosa che va in contrasto con il sistema morale; è tuttavia proprio sfidando questi codici morali che la persona prova un senso di sollievo.

Ci si sente fieri e coraggiosi.

La preoccupazione insita nella perversione comporta pertanto che le questioni legate al peccato, divengano predominanti e consce ma solo per mantenere inconsce la vergogna e l’ansia.

Uno, infatti, degli aspetti principali della strategia perversa è di mantenere in primo piano le idee di peccato e colpa ma non per dissuadere dalla trasgressione morale, ma anzi come ingredienti centrali della strategia stessa (ingredienti che sono, per esempio tormento, tortura, sofferenza).

Le perversioni maschili (feticismo, travestitismo, esibizionismo, voyeurismo, masochismo sessuale, sadismo sessuale, pedofilia, necrofilia), puntano ad attività bizzarre, insolite, come sistema per avere vittoria sui traumi dell’infanzia.

Nella perversione maschile, la strategia si limita a portare alla coscienza una esagerazione difensiva della mascolinità fallico- narcisistica; la strategia della perversione maschile permette infatti a un individuo di esprimere i suoi desideri femminili proibiti travestendoli da ideali di virilità.

Nella perversione maschile l’eiaculazione e l’orgasmo sono una prova da cui dipende la sopravvivenza, più che la ricerca di piacere.

Tutti gli aspetti della strategia perversa agiscono in stretto collegamento l’uno con l’altro.

Un elemento, ad esempio, consiste nel permettere a un impulso infantile vietato (es esibizionismo), di trovare espressione.

Per l’esibizionista, il rischio legato all’esibizione in pubblico del proprio pene, così come la possibilità di essere arrestato, sono preferibili alla mortificazione (che potrebbe diventare conscia), di riconoscersi come essere mortale e comune, dotato di genitali ordinari.

L’esibizionista – inoltre- costringendo una vittima non consenziente a vedere il suo pene, riesce a dar corpo ad una aggressività primitiva e vendicativa che, se non fosse regolata da questa strategia “erotica”, porterebbe alla luce un’ansia intollerabile.

Continua…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

21 pensieri su “La parola sporca: perversione #2

      1. Giusy Autore articolo

        ahahahaha ok.. mi sento meglio se mi appelli in lingua 😀 che ieri sera quasi pareva un addio a momenti ehehehe. Detto ciò è una condizione seria e che c’è, la necrofilia.. non la parafilia più diffusa ma .. considera che durante gli studi universitari, in altro corso (non quello di psy) c’era un ragazzo che aveva questo piacere… E qui mi fermerei 😀

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      2. Giusy Autore articolo

        Posso comprendere.. anzi direi “comprendo”.. Egoisticamente mi dispiaceva e molto, tutto qui. Resta in ascolto che l’argomento sarà molto lungo.. nascerà la sezione “sessuologia” 🙂

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    1. Giusy Autore articolo

      So sincera.. e so sensibile 🙂
      Anyway.. tira (ma anche no); qui è trattato seriamente da esperti quindi come vedi difficilmente ci si mette in gioco; non sono polemica per carità ma è chiaro che una novella erotica tira più di un post “scientifico/tecnico”. Nelle stanze dello psy però, resta il fulcro – spesso- di tutto e a me, piace.

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  1. Povertà 🌟 Ricchezza

    Eheh, infatti, se vai su google trend e cerchi racconti erotici, ricerca quotidiana compare un numero elevato. Ci si potrebbe giocare sopra, c’erano certi blogger meravigliosi su questi racconti che son durati poco e sparti (come altri bravi, narratori splendidi misteriosamente scomparsi, mah). Però sarebbe confusionario per uno che segue certe tematiche, una mossa furba, saperlo raccontare bene. Qua si aprirebbe il solito discorso lungo 🙂

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  2. Giuseppe Grifeo

    Credo che dovrò rileggermi due volte le due parti. Materia complessa e sto cercando di esplorare/comprendere alcuni aspetti-chiave.
    Pongo poi un suggerimento linguistico: esistono le due forme di genere “colui” e “colei”. Non volendo riferirsi a un genere preciso, invece di colu*, forse sarebbe meglio la forma col*i o coləi visto che nella definizione maschile e femminile sono la “u” e la “e” a caratterizzare, non la “i” finale (questa è la mia perversione, quella linguistica 😜🤣).
    Sempre che io abbia capito il tuo intento. Salutoni!!!

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    1. Giusy Autore articolo

      Ciao Giuseppe, resta sintonizzato allora 😁 perché nascerà la sezione (come dicevo), sessuologia. Il focus si sposterà gradatamente sul mondo femminile passando sempre attraverso la storia. Grazie anche per il refuso: stanchezza. Buona giornata 😊

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  3. Pingback: La parola sporca: perversione #3. | ilpensierononlineare

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