Società perversa.

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Ogni perversione implica uno spostamento di emozioni o desideri da un partner umano (interagente e dispensatore di emozioni/amore), a oggetti disumanizzati e feticizzati.

La cleptomania (disturbo del controllo degli impulsi che consiste nell’incapacità di gestire/resistere all’impulso di rubare oggetti che sono, però, inutili sia per la persona oltre che di scarso valore economico), mette in evidenza questo spostamento dell’aggressività, invidia, angoscia, depressione dalle relazioni interpersonali, ai beni materiali.

L’economia psicologica individuale, consistente nei “ripetuti giochi inconsci” che avvengono tra fazioni di amore e potere, così come la struttura socioeconomica fatta di labili equilibri di sottomissione e dominio, trova convergenza nella cleptomania.

Nelle società moderne (dove virtualmente -forse- ogni dimensione dell’esistenza umana e del sentimento è stata gradatamente pervasa dal feticismo della merce descritto da Marx nel 1847), è inevitabile che un bene materiale possa sostituirsi alla reciprocità dell’attenzione (gratuita, spontanea e amorevole) dell’amore e della soddisfazione erotica.

La cosa – materiale- si sostituisce e diviene più importante del sentimento -immateriale- e della passione erotica.

Nella forma mercificata di società in cui ci troviamo ad agire, diviene quindi quasi problema quotidiano (e qui la clinica molto, ci dice), decidere se concedere la propria attenzione amorosa alle persone oppure alle cose.

Accade -infatti- che nel nostro tempo (ormai sempre più senza tempo), anche il sesso divenga una merce come tante e -proprio come ogni merce- è quotidianamente usato come sostituto di tutte le altre emozioni e desideri.

Il sesso non è (e non ha relazioni) con il sentimento ma è un mezzo d’uso e come tale, fine solo ad un consumo veloce, effimero e senza sentimento alcuno.

Al sesso non “ci si affezione/appassiona” più.

Provando ad analizzare il percorso compiuto dall’autorità, nelle società umane, notiamo che il feticismo della merce è un prodotto relativamente recente.

Siamo infatti passati dalla legge assoluta degli anziani, nelle società tribali, alla tirannia della legge del consumo.

In questi cambiamenti sociali, la famiglia ha però sempre mantenuto il ruolo di conduttore, nei bambini, dei valori politici e socioeconomici anche della società di appartenenza.

Alla famiglia è infatti riconosciuto il potere (più o meno grande) di esercitare la sua influenza sui bambini (il tutto senza dimenticare il potere più o meno esplicito, esercitato dallo stato).

Quale che sia, comunque, la forma assunta dalla famiglia e indipendentemente dal fatto che essa fosse debole o forte, in rapporto ad altre istituzioni sociali, la sua funzione è stata quella di indurre desideri nelle giovani generazioni, il tutto, senza dimenticare una armonia possibilmente armonica, con lo stato…

Attualmente vige la legge del consumo, questo è cosa nota.

Fin dalla più tenera età i bambini sono indottrinati al culto dell’oggetto; i beni materiali danno calore, dispensano sicurezza, aumentano (o distruggono) la mia autostima e sono più importanti del sesso (che spesso è offerto all’interno di applicazioni contenute in beni materiali: il sesso diviene un bene di consumo. Nulla più).

La legge del consumo diviene una sorta di versione 2.0 dell’antica legge patriarcale.

Sappiamo però che le interazioni tra strutture familiari e strutture sociali sono molto sottili e ciò che avviene al bambino (nella struttura familiare di provenienza), avrà ripercussioni anche sula società.

In ogni epoca o luogo, persino prima che il bambino nasca, il mondo sociale penetra in lui -ad esempio- attraverso l’utero. Suoni, movimenti, giungono al bambino; in tal modo il bambino sarà già alla nascita, membro della società in cui è calato.

Non c’è individuo che consapevolmente o inconsapevolmente, con il suo agire (o non agire), non abbia una qualche influenza sulla società di appartenenza.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

11 pensieri su “Società perversa.

  1. maxilpoeta

    il mondo di oggi è sempre peggio sotto questo aspetto, un tempo i valori erano molto più sentiti, le relazioni umane erano profonde, oggi tutto è superficiale, veloce, consumistico. Ogni cosa viene consumata in fretta, sembra quasi che per molti debba essere l’ultimo giorno tanto si danno da fare per provare tutto in una volta sola….

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