Tricotillomania #1

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Con il termine tricotillomania si indica il comportamento volto a strapparsi i peli del corpo (come vedremo, infatti, non si tratta del solo strappare e tirare via con forza e decisione i capelli).

Si tratta di un disturbo legato all’automutilazione che interessa adolescenti e donne di tutte le età.

Potenzialmente, infatti, tutte le pazienti sono donne e prima che qualcuno riconosca che tali donne siano affette da un disturbo psicologico, queste vengono curate per calvizie con irradiazioni ultraviolette, vitamine, ormoni tiroidei e steroidi topici, e così via. Anche quando i medici sono disposti a riconoscere che si tratta di un disturbo psicologico, la diagnosi che queste donne ricevono è “comportamento compulsivo” il che etichetta, sì, ma di fatto dice soltanto una cosa che la paziente già sa “quando la persona sente l’impulso, si strappa i capelli”.

Sebbene la tricotillomania sia meno grave dell’infliggersi piccole lesioni alla pelle, strapparsi con forza e decisione, dalla propria pelle, capelli e peli può essere parimenti devastante.

L’area tipica delle aggressioni è il cuoio capelluto, ma le mutilazioni possono interessare sopracciglia, ciglia, peli del viso, braccia o zona pubica. Uno dei motivi per cui appare ai nostri occhi, inizialmente, meno grave tale comportamento, è che i peli non godono di ottima stima nella società odierna e -in secondo luogo- non immaginiamo che dolore possa provare la pelle sottostante la zona della mutilazione.

Strappare i peli può lacerare la pelle.

Nella sua sostanza psicologica, l’atto di strapparsi i capelli è violento come mutilarsi la pelle e talvolta riesce a produrre cicatrici temporanee o permanenti.

La donna che si strappa via i capelli, non lo fa in un attimo di furia; i suoi metodi sono spesso altamente creativi.

E’ meticolosa.

Generalmente si strappa via i capelli uno ad uno a piccoli ciuffi, può attorcigliare i capelli intorno la spazzola e tirare via tutto; può separare ciascuna doppia punta dei capelli (al fine di avere due capelli per punta) “perdendo” anche ore per far ciò.

Alcune ragazze succhiano o masticano i capelli tirati via: tricofagia.

Il tempo che passa tra l’impulso iniziale a strappare, tirare, dividere o depilare e la conclusione dell’atto può andare da qualche minuto a qualche ora.

Tra le donne che strappano via i capelli, alcune ricordano con rabbia un taglio di capelli avuto durante l’infanzia; una sorta di trauma legato all’improvvisa scomparsa dei tanto amati e lunghi capelli.

Oltre a problemi con i capelli, quasi tutte le giovani donne hanno problemi con il peso. Si riscontrano comportamenti (nella maggior parte dei casi), bulimici, ma anche anoressici.

Sul piano della consapevolezza lo scopo di tutti questi atti di mutilazione fisica è di essere bella e desiderabile.

Inconsciamente queste giovani donne stanno protestando perché i loro corpi sono invasi dai segnali di una femminilità sempre più ingombrante.

Se un sintomo non riesce a prendere il posto dell’angoscia, la prospettiva di separarsi dalla madre, la sconvolgerebbe.

Ciò che occorre è un sintomo che consenta di dare espressione alle fantasie inconsce che producono l’angoscia.

Strapparsi i capelli si sostituisce a tale angoscia terribile, perché quando si strappa i capelli, la donna dimentica il resto.

Strapparsi i capelli è -inoltre- una espressione simbolica di separazione, castrazione e perdita.

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

10 pensieri su “Tricotillomania #1

  1. attisToCy

    La mutilazione del nostro corpo è anche un desiderio inconscio o subconscio di ciò che la parte del corpo (capelli, unghie, pelle, ecc.) esprime simbolicamente. O l’assenza di quella parte del corpo.
    (“Non sono un animale peloso”, “Non sono un maschio”, “Non sono una femmina predatrice”, “Sono un’ansiosa non protetta” … mutilazione degli artigli, masticazione della loro pelle) . Non è colpa, autopunizione, ma presentazione simbolica.
    Il gioco della colpa e dell’autopunizione si basa più sullo stimolo-fame.
    La base della manifestazione simbolica è piuttosto la fame di riconoscimento.
    (?):-)

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  4. Giuseppe Grifeo

    Ricordo un’amica di una mia zia. Donna di successo, ruolo importante in una ottima redazione siciliana. Tanto bene al lavoro, quanto male nella vita privata. Aveva questo comportamento, tirava via i capelli. Tanto che a un certo punto dovette acconciarli in modo da fare una sorta di riporto sulla sommità del capo. In serate vedevo che portava meccanicamente è automaticamente la mano sulla testa, come volesse grattarsi, ma non era questo. Si accorgeva subito di diversi frenare perché era tra amici e non in un contesto strettamente privato. Da come era ridotta, tra le pareti domestiche si devastava.
    Molti anni dopo riuscì a risolvere dopo terapia psicologica. Non era proprio a posto, ma credo non si strappasse più i capelli, almeno non più come prima, perché l’aspetto della capigliatura si normalizzò.
    Mi colpì profondamente perché era la prima volta che mi trovavo di fronte a una simile situazione

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    1. Giusy Autore articolo

      Immagino quanto tu ne sia stato colpito ma la cosa interessante (e al contempo inquietante) del disturbo, è proprio la sua estrema diffusione. Molte delle donne che vediamo (di quelle che hanno pochi e sottili capelli), celano questo tipo di sofferenza. Buona giornata Giuseppe! e spero tutto bene!

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      1. Giuseppe Grifeo

        Si, rimasi sbalordito, non quando vidi (poteva essere un problema fisico/dermatologico), ma quando seppi. La conoscevo come donna frenetica, molto legata, ma non credevo possibile potesse avere questo problema.
        Per il resto tutto bene, sto per uscire in piena tempesta di pioggia romana per farmi fare la terza dose Pfizer. Forse mi servirà un anfibio con un canotto da gonfiare all’occorrenza 😄😄

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