Dialoghi sul treno 2.

“Signorina posso?

Prego.

Com’è bello sto sole eh? Siamo proprio fortunati che nonostante tutto siamo circondati dal mare che luccica. Quando sono particolarmente pensieroso lo guardo, mi perdo e da qualche parte mi ci ritrovo sempre.

La capisco benissimo, sa..

Comunque piacere sono (…) che bella valigetta gialla. Cos’è medico per caso?

Sono una psicologa, musicista..

Ah! suona lo strumento dell’anima, della musica e della voce! Lo sa.. anche io sono un po’ psicologo. Sono uno scrittore, mi piace rendere in versi quello che vedo ma non riesco in un certo senso a sentire. E’ strano però.. spesso penso che siccome ho la capacità di sentire e poter stare vicino a chi non ha parole per rendere i suoi pensieri e le sue emozioni, allora sono psicologo anche io. Inoltre si sa.. il dolore ha sempre qualcosa di artistico in sé.

HM… (guardo fuori dal finestrino)

C’è qualcosa che non va?

No, si figuri. Sono sempre felice di poter vedere le idee circolare ma ho sempre una certa difficoltà quando sento due cose “sono anche io psicologo perché scrivo e il dolore psichico è arte”. Non credo che i numerosi (vero) artisti sofferenti o rinchiusi nei vari ospedali psichiatrici, o adesso, nei centri diurni, se messi innanzi alla scelta di un maggior equilibrio psichico senza arte o l’elettroshock, le cinghie o il buio che ti fagocita ogni istante della tua esistenza (con ,l’arte), sceglierebbero per la seconda. Ma le dico.. è solo una sensazione eh (sorrido).

Però.. se io scrivo sono capace di indagare l’animo umano. Mi tolga una curiosità: cosa mi rende diverso da lei?

Le risparmio la questione dello studio (che poi in un’epoca fatta di esperti di cose, non è nemmeno da sottovalutare. Anche a me piace scrivere ma mai e poi mai direi di essere una scrittrice; me ne manca lo studio e una base concettuale di riferimento). Lei ha mai visto una psicosi puerperale in atto? Una volta chiamò la sorella di una donna, in studio, dicendo che la sorella nell’attimo in cui aveva espulso la bambina dal proprio grembo, disse di aver visto una enorme macchia nera; questa macchia era il demonio che era venuto sulla terra per ucciderla. Ha mai visto un’arma da vicino? Nel momento in cui non te lo aspetti, quando sei rilassato nel tuo spazio di lavoro. Ha mai visto una persona che poi si suiciderà? (no.. non parlo di quelli che mitizzano la morte o il suicidio: quelli fingono) parlo di quelli con cui sei stato chiuso in una stanza per tante ore, andando giù nelle caverne degli inferi, quelle dove la luce non esiste ma continui a sentire odore di putrefazione. Non c’è ossigeno. Non ci sono finestre. Non ci sono appigli ma ogni volta che provi a metter su la mano, su una parte, per risalire qualcosa ti buca e tu ricadi giù e questo a loop, ogni volta, ogni giorno. Fino a che la persona non decide che sia la fine, ma la fine per davvero. Cosa la rende diverso da me…

OK.. ok.. Forse ho capito. Lo sa.. io non credo di aver mai avuto una passione così forte da spingermi a fare tutto questo.

Mi scusi allora.. lei perché scrive? Solo per un rientro narcisistico? Non c’è la passione, forse, che la fa mettere così tanto in gioco da rendere su carta e visibile a tutti, il suo sentire? (anche se prima ha detto di non sentire il suo sentire emotivo ma di sentire il sentire emotivo dell’altro.. una leggera presunzione, no?)

Guardi.. ho questo libro qui con me, posso fargliene dono?

Certamente! amo leggere le poesie soprattutto in lingua, che sia lingua madre o spagnolo. Non sopporto le traduzioni, le emozioni non possono essere tradotte ma vanno ascoltate sia anche solo per suono, nella lingua in cui sono state sentite.

Le piace lo spagnolo?

In spagna ho più di un pezzo di cuore (sorrido)

Uuu! ma che fermata è questa?

Ma lei non doveva scendere a (..)?

Sì!! (batte la mano sulla fronte arrossata)

Era due fermate fa! (rido portandomi la mano sugli occhi)

Marò Dottorè!

Alla prossima! (sorrido)

Alla prossima! (sorride)”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.