“Spirits in my head”.

“Dottoressa, sa.. temo di non capirci più molto! Sto impazzendo dietro questi social. Ogni volta che apro qualche pagina vedo questa gente piena di like o commenti super positivi. Tutti pieni di amici.

Non lo so come mi sento, quando vedo il successo degli altri! Perché loro sì e io no? Cosa ci rende interessanti agli occhi degli altri?

Vorrei essere anche io come loro e alla fine mi ritrovo poetuccio di 4 soldi che cerca di farsi vedere poi mi vedo passare avanti gente che non sa nemmeno usare la punteggiatura o utilizzare le doppie che pubblica.. scrive… scrive.. ma di cosa, poi? Gente bellissima, figa che ce la fa.. mentre io… io sono qui (senza offesa per lei, Dottoressa), chiuso in questa stanza a cercare di trovare un nesso… un punto… un inizio… ma quel che vedo, a momenti, è solo la fine.

(Risposta)

Posso tirare il filo del cappello magico, ora? Mi gioco il jolly altrimenti gli spiriti nella mia testa, prendono il sopravvento.

(Risposta)”

“Dottoressa sa… Ho riflettuto molto in questi mesi e credo di aver capito.

Quello che mi ha dato tormento, per tutti questi anni, è stato vedere questo presunto successo degli altri. Non è il gluteo tonico della donna che non avrò mai, a darmi pensiero, né il pettorale gonfio del culturista a farmi tormento; non tollero più -e adesso lo so- che qualcuno venga preso e innalzato a icona di una certa piattaforma pur senza che ve ne siano qualità o motivi alcuni. Non possono gli altri decidere se io sono meritevole di un like o di parole di affetto, di stima (professionale ma soprattutto umana), senza sapere se davvero quella è la mia storia. Non possono -gente che non vedrò mai- decidere del mio destino.

Ho deciso di abbandonare i miei spiriti nella testa.

Ho deciso, Dottoressa, spengo tutto e accendo la mia vita.

Questa volta per sempre.

Questa volta per davvero.

Posso tirare per l’ultima volta il filo del cappello magico?

(Credo che il cappello non le serva più. Mi sembra di capire che le sue notti in fuga, siano diventate notti di movimento, notti di presa di coscienza; non più luogo buio dove scappare tra i tormenti di quegli spiriti fagocitanti. Mi sembra di vederla, ora, nelle sue notti dove gli spiriti ci sono sempre, ma questa volta sono diventati compagni di avventura. Ora è tempo per la vita vera).

Il colloquio mi ha lasciata, nell’Eco della mia mente, il ricordo di una canzone che al ragazzo, dedico (insieme al grande tifo che per lui, faccio).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.