Dall’infanzia all’età adulta: passivo-aggressivo.

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Le caratteristiche riscontrabili nelle infanzie di tutti quei bambini che svilupperanno una qualche forma di disagio, le infanzie infelici (definizione di Luigi Cancrini, 2016), comportano che il bambino sia visto come un oggetto di possesso o come un prolungamento del Sé dei genitori.

La difficoltà principale di questi genitori è infatti quella di vedere il figlio come una persona distinta da sé, una persona da rispettare in quanto portatrice di tempi (suoi), di una intelligenza (sua), di una creatività (sua); una persona di cui rispettare i tempi che, invece, i genitori tendono a non vedere poiché impegnati a ostacolare o impedire la differenziazione.

La situazione del bambino che vive una infanzia infelice è quella in cui egli non è al primo posto della gerarchia, non è – in sostanza- centro degli investimenti affettivi dei genitori. Il bambino è solo l’oggetto dei loro movimenti transferali.

Questi bambini sono vissuti come l’oggetto e il bersaglio di fantasie, emozioni, pulsioni o come coperte protettive ma dei fantasmi che riguardano i genitori.

Questi bambini diventano lo schermo delle emozioni proiettate dei genitori; adulti -ora- infelici e -ancora- immaturi.

L’infanzia del bambino passivo-aggressivo.

Il bambino che potrebbe sviluppare un disturbo passivo-aggressivo presenta 3 caratteristiche fondamentali:

  • Nella prima fase della loro vita questi bambini ricevono (come i dipendenti) cure che appaiono sostanzialmente adeguate.
  • In una seconda fase, tuttavia, e spesso in conseguenza di gravi episodi familiari come la scomparsa di un membro della famiglia, separazioni, la nascita di un fratellino/sorellina, il bambino è sottoposto precocemente a una serie di aspettative e richieste eccessive. Tali richieste ignorano quelli che invece il bambino sente come suoi bisogni.
  • Il bambino riceve rimproveri e punizioni molto aspri; accade in questo momento che se il bambino sente di voler esprimere la rabbia o una tendenza a fare scelte diverse da quelle imposte, il bambino è costretto a imparare (nel tempo) la capacità di controllare, annullandole, o esprimendole in modo indiretto, le sue richieste/emozioni.

Riassumendo:

Il bambino che riceve cure adeguate nei primi anni di vita, da ADULTO e per tutta la vita, continua ad aspettarsi sostegno e conforto

Avviene all’improvviso una brusca interruzione delle cure in quello che era un ciclo evolutivo cominciato in maniera adeguata. I genitori cominciano a fare richieste inappropriate al bambino e improvvisamente non tengono più conto delle esigenze personali del bambino e della sua età. Questo bambino, in seguito e da ADULTO comincerà a considerare inadeguate e trascuranti le persone che dovrebbero prendersi cura di lui (terapeuti compresi) e chiunque potrebbe avere su di lui, autorità. Si lamenta delle ingiustizie ed è pieno di risentimento.

Il bambino subisce punizioni severe se non esegue ciò che lui è richiesto; tali punizioni avvengono soprattutto se il bambino non è sottomesso e tenta di comportarsi in modo autonomo. Da ADULTO attacca l’autorità di chi si occupa di lui. Inizialmente appare obbediente ma in realtà continua a sabotare le richieste dell’autorità; insiste inoltre su condotte che lo danneggiano.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.