Isolata(mente).

“Perché l’isola? Perché è il punto dove io mi isolo, dove sono solo: è un punto separato dal resto del mondo, non perché lo sia in realtà, ma perché nel mio stato d’animo posso separarmene.”
Giuseppe Ungaretti

La solitudine è la condizione psicologica che nasce dalla mancanza di rapporti interpersonali (significativi) o dalla discrepanza tra le relazioni umane che un soggetto desidera avere e quelle che effettivamente ha; tali relazioni possono essere insoddisfacenti (per il loro numero, per la loro natura o per l’incapacità del soggetto stesso di stabilire o mantenere in essere tali relazioni).

La solitudine può diventare un dato inoltrepassabile dell’esistenza umana che non può mai uscire dal suo mondo e dal suo modo di percepire e vedere le cose; si tratta di ciò che in filosofia prende il nome di solipsismo (sottolinea l’assoluta invalicabilità della coscienza personale).

C’è poi una solitudine “scelta” come stile di vita per favorire esperienze di senso ulteriore a quello che comunemente viene considerato “il senso giusto, il senso buono delle cose” e , ancora, una solitudine che deriva dalla percezione del mondo come ostile e negativo che induce a rifugiarsi presso di sé finché non sopraggiunge, in certi casi, anche il disgusto di sé (dovuto al fatto che per aver tagliato i legami con tutto, l’esistenza si trova nell’impossibilitò di conferire altro senso a se stessa che non sia quello della prigionia della propria individualità).

Queste tre forme di solitudine sono state descritte a livello fenomenologico come finitezza dell’esistenza, pienezza dell’esperienza e vuoto dell’esperienza.

Casa.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

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