Pudore.

Particolare “La pudicizia”, 1752, insieme al “Cristo Velato” e il “Disinganno”, forma un trittico nella Cappella di Sansevero (Napoli). L’opera è di Antonio Corradini. Non servono descrizioni: la Cappella di Sansevero va vista.

Si tratta della tendenza a conservare il possesso della propria intimità difendendola dall’intrusione (possibile) dell’altro.

Per costituirsi, il pudore, ha bisogno di tre condizioni: il corpo, l’altro (da intendere sia come presenza reale che come presenza interiorizzata) e la dialettica del guardare/essere guardati.

Le tre condizioni appena citate sono state sottolineate da Hegel:

per il quale il pudore è “l’inizio dell’ira contro qualcosa che non deve essere. L’uomo che diventa cosciente della sua destinazione superiore, della sua essenza spirituale, non può non considerare inadeguato quel che è solo animalesco, e non può non sforzarsi di nascondere quelle parti del suo corpo che servono solo a funzioni animali e non hanno né una diretta determinazione spirituale, né un’espressione spirituale” (1836-1838, p.981)

Il tema è poi ripreso da Sartre che considera il pudore una difesa dallo sguardo altrui che ci deruba dalla nostra soggettività rendendoci così oggetto del suo sguardo (ciò appare legato, poi, alla vergogna).

Legandosi a queste considerazioni, Callieri e De Vincentiis sottolineano l’ambiguità insita nel pudore; il pudore -infatti- da un lato costituisce una difesa della propria soggettività dalla sempre possibile oggettivazione che lo sguardo dell’altro può promuovere, ma dall’altro lato può nascondere un rifiuto della propria corporeità con il risolvimento della propria soggettività nella dimensione spirituale (così come da definizione di Hegel) a cui può aggiungersi una difesa eccessiva dal prossimo portando a una incrinatura della dimensione ontologica che la fenomenologia indica come “coesistenza”.

Il pudore diviene così il sintomo di una patologia in particolare, quella fobica dove si ha uno spostamento dell’angoscia sull’oggetto (o situazione sessuale) che diventano il riferimento costante di una lotta controfobica e, nella nevrosi ossessiva, dove la difesa da pulsioni sadico-anali porta all’attuazione di condotte rigide, perfezionistiche, feroci espresse con conformismo estremo e ipermoralismo.

Trasgressione e pudore sono presenti nell’isteria o ancora nella psicopatia così come nella mania dove si riscontra una perdita radicale di intimità.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.