Un ragazzo, la guerra.

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Condivido con voi una riflessione che viene dall’esperienza clinica diretta.

In questi giorni sono state diverse le affermazioni dette (o taciute); silenzi rumorosi o parole prive di suono si sono rincorse come lava incandescente che ribolle su se stessa: bruciandosi.

Nel seguente racconto userò la parola “ragazzo” al fine di proteggere l’identità del paziente; ragazzo non indica né un range di età in particolare, né un sesso specifico.

Grazie a tutti voi.

Il ragazzo aveva terminato da molti mesi il suo percorso di supporto psicologico. All’epoca dei nostri incontri, i colloqui erano sempre densi e pieni di idee; c’era qualcosa nel ragazzo che mi aveva particolarmente colpita.

Una situazione familiare disfunzionale e un macrocontesto a lui non affine, non avevano impedito lui di provare ad esprimere se stesso in tutti i modi. Era giunto in consultazione con una precisa richiesta rientrata, in nulla. La domanda da lui posta non era, come sempre accade, il motivo reale dei nostri incontri; così i mesi passavano e la capacità esplorativa del ragazzo cresceva sempre più.

Quando ci siamo salutati, nella nostra stretta di mano, c’è stato il tacito accordo di non dimenticarsi a vicenda e l’eventualità di poter riprendere, un domani, un percorso insieme.

Nei giorni in cui è scoppiato il confitto, mi si è fatto fisso il pensiero del ragazzo. Come starà.. cosa starà pensando.. Come starà affrontando questo evento..

Poi la chiamata qualche giorno dopo “Ho bisogno di vederla”.

Eventi catastrofici, indipendentemente da chi, perché, o come siano stati mossi, hanno effetto su chiunque – nel tempo presente- riesce ad avere una connessione con l’evento stesso.

La guerra c’è -ora- e in questo preciso momento storico fa paura, che lo vogliate accettare o meno: la realtà questo dice.

Il disturbo post traumatico da stress DPTS è un disturbo che comporta una reazione intensa, sgradevole, esagerata e anormale dopo un evento intenso e traumatico. Il disturbo può manifestarsi sia in persone che sono state in prima persona vittime di un evento traumatico (guerra, stupro, violenza, eventi naturali catastrofici) sia in persone che sono venute a conoscenza di un’esperienza traumatica accaduta a una persona cara.

La maggior parte delle persone riesce a superare lo shock iniziale senza necessità di supporto aggiuntivo; se però la sofferenza della vittima si prolunga per oltre un mese dall’esposizione al trauma e interferisce significativamente con la vita lavorativa, sociale o scolastica dell’individuo, va posta la diagnosi di DPTS.

I criteri per avere tale diagnosi, secondo il DSM5 sono distinti in:

Criterio A – Esposizione a un evento traumatico: Esposizione a evento traumatico come a morte o minaccia di morte, grave lesione oppure violenza sessuale (…)

Criterio B – Sintomi di risperimentazione: la vittima si ritrova a rivivere ripetutamente il momento del trauma. Ad esempio, ciò può avvenire sotto forma di flashback, incubi (…)

Criterio C – Sintomi di evitamento: Nel tentativo di evitare la risperimentazione del trauma, la vittima può cominciare a evitare situazioni esterne (attività, conversazioni, persone, ecc.) che ricordano, simboleggiano o sono in qualche modo associate all’evento traumatico. (…)

Criterio D – Sintomi di alterazione negativa dei pensieri e delle emozioni: L’evento traumatico viene vissuto da molte vittime come uno spartiacque tra il “prima” e il “dopo”, tra la “salute” e la “malattia”. (…)

Criterio E – Sintomi di iperattivazione (arousal): nel DPTS la modalità difensiva è costantemente attivata, così la persona risulta in uno stato fisiologico di iper-arousal che non si esaurisce naturalmente. La persona sviluppa una sorta di ipersensibilità ai potenziali segnali di pericolo, che la porta a essere costantemente in allerta (…)

Il DPTS può essere di diversi tipi, ne cito solo un esempio:
DPTS complesso:
questa forma si manifesta tipicamente in seguito a traumi precoci, di natura interpersonale (ad esempio, abuso fisico, sessuale o psicologico ad opera di una figura di accudimento) e di tipo cronico (come maltrattamenti ripetuti, violenze cumulative o grave trascuratezza).

Ricordo che traumatico è tutto ciò che intrude prepotentemente in un apparato psichico immaturo, che non è pronto, che non ha gli strumenti per comprendere e gestire quell’intrusione così violenta e aggressiva. Il trauma è uno squarcio, un buco, una ferita (come da etimologia) dell’apparato psichico.

L’apparato psichico si ammala analogamente al cuore, al fegato, allo stomaco.

L’apparato psichico soffre, empatizza, crea e distrugge scenari ipotetici, reali, immaginari…

La guerra fa schifo ed anche fosse su di un altro pianeta sarebbe ugualmente un mio problema.

E un tuo problema.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.