Nel ventre del dolore.

(A te che sempre sei e sempre sarai.)

Incredulità, smarrimento, rabbia, terrore, stasi e ancora rabbia.

Non sono gli stadi del lutto perché da me, non incontrerete mai una dottoressa lineare, schematica e “scolastica”, ma incontrerete una dottoressa che vive nella gioia e nel dolore della quotidianità che non dimentica mai -soprattutto- quando si trova innanzi delle persone portatrici di un disagio psichico.

Il peggiore.

Allora che cosa non sopporto? Quando si dice “accogli il tuo dolore; apri la porta al dolore”…

Chi di voi -innanzi a un dolore- sarebbe pronto ad aprirgli la porta?

Immaginiamo la seguente scena:

“Ciao sono il dolore, sono venuto a trovarti”

“Oh.. Certo.. entra pure.. Non sono sicura di come questa cosa mi faccia sentire ma nel dubbio, comincia ad accomodarti! Posso offrirti qualcosa da bere?”

Suppongo che tale incontro voglia essere evitato da ogni singola persona (pure quelli che ne fanno arte, anche se in tal caso, si potrebbe parlare di un certo tipo di disturbo ma.. proseguiamo).

Il dolore non va accolto ma va attraversato.

Attraversare il dolore vuol dire compiere un viaggio all’interno di esso, che è ben diverso da aprire la porta al dolore: perché?

Perché aprire la porta e accogliere non implicano -necessariamente- vivere e attraversare una certa situazione che, nel caso specifico, si situano come l’unica via percorribile per comprendere e metabolizzare il dolore stesso.

Attraversare il dolore è compiere un viaggio; un viaggio che avrà tappe, fermate e incontri.

Il viaggio nel dolore comincia il più delle volte senza bagaglio, nemmeno quello a mano. Ci si trova persi tra le stanze della sofferenza, lacerati dalle lacrime salate e dalla gola che brucia perché si è persa nella disperazione della non comprensione di quanto accaduto.

Parti quindi e senza cartina geografica o google maps giri alla ricerca di qualcosa. Si cerca di solito un senso a quella perdita e più cerchi, più soffri.

Viaggiare nel dolore comporta fermi anche abbastanza lunghi, dipende dalla voglia e dal desiderio di camminare; dalla forza di resistere alle vesciche ai piedi.

Le vesciche possono infiammarsi, prudere o perdere sangue; possiamo sederci su una pietra ad attendere, possiamo camminare sotto la pioggia o al buio della notte più fonda.

Possiamo farci mille domande senza avere risposta o darci mille risposte senza conoscere la domanda.

Nel viaggio attraverso il dolore possiamo incontrare qualche altro straordinario passeggero; un portatore o meno di dolore, una persona empaticamente predisposta a camminare con noi.

Possiamo seguire la mano di uno psicoterapeuta, una persona esperta che da lontano faccia luce con una candela che abbiamo acceso noi con un accendino di fortuna.

Siamo come Orfeo che discende agli inferi certo.. magari abbiamo perso la nostra Euridice.. e chi se ne frega se siamo stati troppo impulsivi o emotivi per girarci a cercare il nostro amato..

Valeva la pena dirgli addio.

Il dolore fa schifo.. cavoli se fa schifo ma per forza di cose, va attraversato.

E’ una discesa in pieno, negli inferi.. nelle gole più strette e profonde del nostro animo.

Il dolore ti impone una ricollocazione di ciò che è stato e che ora sarà; implica il ripercorrere la propria storia personale (che è la cosa più difficile per le persone, ecco perché gli psicologi sono largamente mal tollerati), implica -soprattutto- un riscrivere, nella cesura dell’allora e dell’adesso , la propria storia.

Un modo per rendere il viaggio più leggero è costruire, prima del dolore, momenti, frasi, idee ed esperienze con chi non ci sarà più.

Prendersi in giro, usare quella straordinaria qualità che è l’ironia, possono rendere il viaggio di tutti gli Orfeo, più leggero.

Avere il ricordo di un gesto, un momento, una battuta; avere ricordo del tempo (l’incredibile e spaventoso  Krónos), può aiutare il viaggiatore nel ventre del dolore, a tenere viva quella fiammella che condurrà nel tempo che ci vuole, ad uscire dal dolore.

E’ possibile che il post di oggi sia stato abbastanza senza senso, è possibile.

Ma qual è -allora- il senso del dolore?

Questa era tua.

Dott.ssa Giusy Di Maio