Spine protettive.

Le spine sono il prodotto della trasformazione totale o parziale di un membro della pianta in parti indurite e pungenti. La spinificazione serve alla pianta anche a difendersi dal morso di certi animali erbivori; le spine difendono dai grossi animali perché da quelli più piccoli, la pianta si difende in altro modo (ad esempio con certe secrezioni che appaiono viscide o tramite l’emissione di sostanze “tossiche”).

Le vere spine (non ad esempio quelle dei rovi che sono, in realtà, aculei) si formano per metamorfosi di tutti e tre i membri fondamentali della pianta e si possono quindi avere spine caulinari, spine fogliari e spine radicali, di cui le due prime sono frequenti mentre le radicali sono una rara eccezione.

Le spine dei cactus sono caratteristiche del notevole adattamento ad ambienti aridi; la loro struttura parzialmente vuota consente loro, al contempo, rigidità e leggerezza.
Queste spine cave permettono da un lato la protezione della pianta dal calore (in quanto i raggi del sole non possono riscaldarla) e consentono all’acqua della pioggia o di condensazione di raggiungere tale superficie limitandone le perdite idriche.

Mi piacciono i cactus per l’estrema forza di cui sono capaci. Si adattano (ho visto all’estero, negli ambienti meno confortevoli, cactus giganti ergersi in tutta la loro fierezza).

Sono rigidi e leggeri; piccolissimi (in origine) ma super resistenti. Si adattano e fanno da sé, senza tante smancerie fanno tesoro e ricchezza di quel che hanno resistendo stoicamente a quanto accade loro, intorno.

Si proteggono con spine che possono essere anche sottilissime, quasi invisibili, poi.. d’improvviso squarciano il reale con fiori estremamente colorati e pieni di vita.

La rottura del velo di Maya che il fiore di cactus porta nel registro del reale, diventa allora quell’attimo di beata perfezione visibile solo a pochi.

(Ai fidati che non hanno avuto paura delle spine e che hanno saputo fare tesoro dell’attesa della piccola piantina. Delle sue incertezze e del suo -estremo- bisogno di calore.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio