Archivio dell'autore: Gennaro

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Psicoterapeuta Sistemico-Relazionale - Psicologo Clinico e dello Sviluppo

Rivoluzioni personali..

“La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi.”


Che Guevara
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Le rivoluzioni più durature sono quelle che nascono dal profondo.

Ma le “rivoluzioni interne” sono anche quelle più complesse da portare avanti.

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia e Sport. Motivazioni Olimpiche.

Si stanno svolgendo ormai da quattro giorni le Olimpiadi 2020 di Tokyo ed è molto interessante e appassionante guardare le varie gare dei numerosi sport. Ancora più appassionante è vedere gli atleti superare i propri limiti, sfidando il tempo, la gravità e le varie leggi della fisica.

Ma come fanno gli atleti a gestire tutta quella tensione e qual è la loro arma vincente per diventare grandi campioni?

In questa giornata di gare è abbastanza sconvolgente imbattersi in questa notizia: Ginnastica: Biles sostituita durante la finale (msn.com). La Biles è praticamente una fuoriclasse della ginnastica, più volte campionessa Olimpica. Quindi molto forte e molto esperta. Dopo la prova al volteggio, già in apparente difficoltà, ha abbandonato di sua spontanea volontà la gara e non ha voluto più continuare, facendosi sostituire per le altre prove.

Dopo non molto su uno dei suoi social appaiono le sue parole sull’accaduto: “Ho il peso del mondo sulle spalle. Non è stata una giornata facile o la mia migliore, ma l’ho superata. A volte mi sento davvero come se avessi il peso del mondo sulle spalle. So che lo spazzo via e faccio sembrare che la pressione non mi colpisca, ma dannazione a volte è difficile: le Olimpiadi non sono uno scherzo”.

© Fornito da Rai Sport – Simone Biles

Probabilmente la Biles (interpretando i momenti della gara e le sue successive parole) non è riuscita a gestire la tensione emotiva del momento storico ed è letteralmente crollata psicologicamente. Anche i campioni come lei, abituati a pressioni estreme e a palcoscenici importantissimi possono cedere.

Questo episodio ci fa comprendere quanto nello sport e per gli atleti la variabile mente sia determinante, per raggiungere obiettivi ambiziosi.

La gestione delle stress e delle difficoltà ha un peso specifico non indifferente nell’affrontare impegni sportivi di un certo livello, ma ad avere un ruolo ancor più determinante è la motivazione.

Per affrontare gare così importanti, come alle Olimpiadi, gli atleti devono necessariamente provare a superare i propri limiti o almeno portare le proprie capacità al limite. Per far questo sono necessari due fattori chiave: il primo consiste nella preparazione fisica che permetterà al corpo di essere in grado di produrre le migliori prestazioni possibili; il secondo fattore ha a che fare con la mente e riguarda la motivazione. A cosa serve avere un Ferrari potentissima senza avere anche la volontà e la possibilità di spingerla al massimo delle sue possibilità?

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Quindi potremmo dire che la chiave di tutto è: nella gestione dello sforzo fisico; delle difficoltà che possono succedersi durante una gara; dello stress legato alle aspettative (personali e altrui) e all’ansia del momento.

In alcuni esperimenti, in cui sono stati coinvolti degli atleti, si è potuto osservare che ad un livello equivalente di allenamento (in atleti esperti e di alto livello) è la motivazione spesso a fare tutta la differenza. La motivazione è infatti in grado di spingere più in avanti il limite dello sforzo personale, oltre il quale il cervello e quindi l’individuo interrompe il suo sforzo. La zona del cervello interessata a questa attività di “controllo” è l‘insula. Questa regione del cervello riceve dal midollo spinale alcune connessioni neuronali di natura propriocettiva (che informano il cervello sullo stato fisico dei muscoli) e nocicettiva (messaggi legati al dolore in situazioni di sforzo intenso).

La motivazione ha inoltre il merito di “far dare di più” nonostante le difficoltà fisiche e psichiche. Un atleta molto motivato sarà quasi indifferente al giudizio altrui, non si farà condizionare dai risultati e dalle vicende negative, resterà concentrato sul proprio obiettivo e mostrerà una determinazione elevatissima.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’amore è cieco?

L’amore è cieco. Pare proprio di si, o almeno in alcuni casi.

Alcuni psicologi ricercatori dell’Università del Texas hanno chiesto a 167 coppie di fidanzati quanto tempo era passato della prima volta che si erano incontrati al primo appuntamento. In base alle risposte avute da queste coppie, i ricercatori hanno scoperto che i partner che si conoscevano da tempo, esprimevano giudizi molto personali sull’aspetto fisico del proprio partner.

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Sembra, pertanto, (secondo questa ricerca) che quando il primo appuntamento e il primo bacio sono preceduti da una conoscenza graduale, l’avvenenza dell’altro sarà giudicata in maniera diversa e sicuramente differente dai parametri estetici comuni.

Nei casi in cui le coppie si sono formate dopo un periodo precedente di conoscenza ( amicizia, conoscenza, colleganza) l’opinione che ci si fa dell’altro, in base ai tanti parametri avuti a disposizione nel periodo precedente, condizionerà anche la valutazione dell’aspetto fisico. L’altro quindi risulterà più attraente di quanto possano giudicarlo altre persone.

Voi siete mai stati influenzati nel giudizio sull’aspetto fisico e l’avvenenza del vostro partner dall’opinione che vi siete fatti di lui/lei?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia della risata.

“Non si ride mai da soli, perché il riso non ha senso se non nello scambio, che ha tutto il carattere dello scambio simbolico […] Serbare per sé una barzelletta è assurdo, così come non ridere è offensivo, infrange le leggi sottili dello scambio. ”

J. Baudrillard

Secondo Darwin il riso risponde ad una funzione adattiva in quanto aiuta a rinsaldare il legame del bambino con la madre, fungendo da veicolo spontaneo (come il pianto) dei bisogni del bambino.

Per Spitz la comparsa del sorriso nell’infante (verso il secondo – terzo mese), segna il passaggio dallo stadio non oggettuale allo stadio pre-oggettuale. Il bambino istituisce una prima relazione preferenziale con la prima percezione esterna (il volto umano). La percezione è comunque ancora indifferenziata. Il riso in questa fase ancora non può essere letta come espressione di un’emozione, ma acquista un significato sociale grazie al rinforzo positivo che riceve dal mondo circostante. Solo in un secondo momento, da automatismo fisiologico, il riso, arriva a rivestirsi di un significato affettivo intenzionale e differenziato, che diventa man mano, nel corso degli anni sempre più complesso nelle sfaccettature (compiacimento, soddisfazione, gioia, benessere, sarcasmo, ironia, disprezzo..).

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Ridere è quindi prima di tutto un atto sociale e riveste un significato in base al modo, alla situazione, alla modulazione, all’intensità che lo caratterizza.

In uno studio all’Università della California i ricercatori hanno chiesto a 966 volontari (provenienti da 24 culture e paesi diversi) di ascoltare ed interpretare delle risate registrate tra coppie di persone che si relazionavano tra loro. Le coppie di persone registrate erano per metà amiche e per metà estranei. I ricercatori hanno quindi chiesto ai volontari di ascoltare e provare ad identificare il tipo di relazione che c’era tra chi rideva nelle registrazioni.

Il dato che è uscito fuori è molto interessante, infatti a prescindere dalla cultura di provenienza dei volontari ascoltatori, ben il 61% ha riconosciuto quando si trattava di amici che ridevano e la percentuale addirittura è salita all’80% quando si trattava di registrazioni di due amiche donne che ridevano.

I ricercatori hanno quindi analizzato le caratteristiche del suono delle risate e hanno scoperto che il suono delle risate tra amici è diverso da quello tra due persone estranee. Il suono delle risate tra amici ha infatti un tono e un volume più irregolare perché è spesso associato ad un’emozione spontanea.

Probabilmente nel corso dell’evoluzione umana, riconoscere la natura del suono di una risata ha avuto una grande rilevanza, forse perché permetteva (e lo fa tutt’ora) di comprendere e scegliere le persone con cui cooperare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Anche questo week end leggeremo e risponderemo a due mail che ci sono arrivate in settimana, nella nostra rubrica settimanale estiva “Un caffè freddo con i dottori”.
Vi lascio il link della pagina dedicata alla rubrica https://ilpensierononlineare.com/un-caffe-freddo-con-i-dottori-rubrica-settimanale/ dove potete leggere, se li avete persi, i post con le risposte alle mail che ci sono arrivate nelle settimane scorse.

ilpensierononlineare

Vi va di prendere un caffè (freddo) con uno psicologo – psicoterapeuta?

immaginate…”Due poltroncine, un ombrellone, il suono del mare, un bel tramonto all’orizzonte e due tazze con caffè freddo per iniziare…”

Ilpensierononlineare inizierà da oggi una nuova rubrica settimanale, pensata e dedicata a voi.

Ecco il link alla pagina che potrete trovare anche nel menu superiore della nostra home.

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale – | ilpensierononlineare

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Percezioni limitate.

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“Non dobbiamo permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi siamo”.

Virginia Satir

Sii il contorno del tuo centro.

dott. Gennaro Rinaldi.

Narcisismo sano e narcisismo patologico.

Quando possiamo considerare il narcisismo sano e quando possiamo considerarlo patologico?
Vi ripropongo un articolo molto interessante che parla proprio di questo..
Buona lettura!

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Come già descritto nel post di qualche giorno fa “Il Narcisismo i primi studi” l’interesse verso il narcisismo e le sue implicazioni normali e patologiche, individuali e sociali, sono state davvero numerose. Oggi proverò a focalizzare l’attenzione a quel continuum che lega gli aspetti sani e positivi del narcisismo, all’altra faccia della medaglia, rappresentata dal narcisismo patologico.

NARCISISMO SANO E PATOLOGICO

Nella pratica clinica Psicopatologica e Psichiatrica contemporanea non è semplice cogliere la differenza tra narcisismo sano e narcisismo patologico. Certamente una certa quantità di amor proprio non solo è normale, ma anche auspicabile per una persona. Qual è allora il confine che può differenziare un narcisismo sano da uno patologico?

Le forme patologiche di narcisismo si possono identificare, ad esempio, tramite la qualità delle relazioni che la persona instaura con gli altri. I narcisisti sembrano incapaci di amare. Una persona con disturbo narcisistico di personalità tratta gli altri come…

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Bambini e paura. Come aiutarli?

Dietro le paure dei bambini c’è quasi sempre una spiegazione legata alle tappe dello sviluppo. Buona parte delle paure infantili possono essere superate spontaneamente, ma se un bambino ha una paura che dura da molto tempo che gli pregiudica anche le attività quotidiane e influisce anche nei rapporti con gli altri, allora sarà molto utile provare ad aiutarlo.

Ecco alcuni consigli per i genitori:

  • Evitate di rassicurare il bambino eccessivamente, avreste l’effetto contrario. L’iperprotezione non favorisce la formazione del coraggio.
  • Evitate di parlare troppo spesso davanti al bambino di paure e fobie, alimentereste la sua paura. Meglio farlo senza il bambino davanti.
  • Approcciatevi alla paura del bambino e alle sue richieste di aiuto e consolazione in modo calmo e sicuro. In modo che il bambino non venga confuso ancor di più con la vostra ansia.
  • Provate ad affrontare la paura del bambino, insieme con lui. Ad esempio, se il bambino ha paura dei cani provate ad avvicinarvi con lui lentamente ad un cane. Step dopo step e lentamente si abituerà e comincerà a gestire la leggera ansia che caratterizzerà quei momenti. (se il bambino non vuole farlo non bisogna insistere).
  • Date l’esempio. Siate voi per primi ad avvicinarvi agli stimoli ansiosi che alimentano la paura del bambino (accarezzate il cane). I bambini osservano e ripensano a ciò che hanno visto e pian piano assimileranno quello che hanno visto e li ha colpiti.
  • Potete aiutare il bambino a rilassarsi (decontrarre i muscoli, ascoltare musica tranquilla) e quando e tranquillo chiedergli di immaginarsi mentre fa qualcosa per superare la paura.
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Le paure dei bambini possono sembrare molto resistenti e a volte lo sono, ma tante volte risultano essere facili da superare con un buon supporto dei genitori.

Non bisogna forzarli e non bisogna aspettarsi che la paura vada via subito. I bambini hanno bisogno di tempo e comprensione.

Ovviamente se questi consigli non sono sufficienti, il consiglio è di rivolgervi quanto prima ad uno Psicologo o Psicoterapeuta. Il sostegno psicologico ai bambini e la consulenza psicologica per i genitori in questi casi è molto utile ed efficace.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi