Archivio dell'autore: Giusy

Informazioni su Giusy

Psicologa Clinica e Pianista. Albo degli Psicologi della Campania n 9767 Riceve per Appuntamento (per contatti visualizzare la pagina dedicata)

Arrabbiati di fame: lo studio in pillole.

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Un recente studio sembra confermare la nota idea secondo cui la fame ci renda più irritabili e meno propensi e inclini a godere delle sensazioni piacevoli.

Se ci fate caso, il temine con cui in inglese si indica la fame hungry, è molto simile al termine angry che indica la rabbia. Gli anglosassoni hanno, inoltre, coniato un termine colloquiale per indicare ambedue le sensazioni : hangry.

Uno studio pubblicato su PLoS One, mostra come la sensazione della fame, porti i soggetti a sentirsi più arrabbiati e irritati. Questo studio è stato condotto per la prima volta, fuori dal laboratorio; i ricercatori hanno monitorato l’effetto della fame sulle sensazioni delle persone.

Il team, guidato da Stefan Stieger, della Karl Landsteiner University of Healt Sciences in Austria, ha mostrato che la sensazione di fame è direttamente collegata all’aumento dello stato di irritabilità nel 37% dei casi, a un aumento della rabbia nel 34% dei casi e alla diminuzione delle sensazioni di piacere nel 38% dei casi.

Tali effetti sembrano essere indipendenti da fattori come il sesso, età, indice di massa corporea o tratti di personalità particolari.

Era già noto, in letteratura, che il cibo avesse particolari legami con le emozioni, ma il legame con le sensazioni piacevoli o spiacevoli non era ancora stato ancora confermato.

Gli autori dello studio riferiscono

“Nonostante la ricerca non proponga modi per mitigare le emozioni negative indotte dalla fame, i risultati suggeriscono che essere in grado di riconoscere l’origine può aiutare a regolare la loro intensità”.

Si tratta, tuttavia, di una ricerca unica nel suo genere perché fornisce un quadro completo di come le persone sperimentano gli esiti emotivi della fame nella vita di tutti i giorni.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Dubbi e incertezze #psicologia #shorts #ilpensierononlineare

#PromozioneDelBenesserePsicologico

Dott.ssa Giusy Di Maio

La vergogna #psicologia #ilpensierononlineare #benesserepsicologico

Attraverso le parole di un giovane paziente, scopriamo insieme che cos’è la vergogna.

La vergogna è un sentimento complesso sia per quanto concerne la sua genesi (nasce dopo i due anni quando si sviluppa la capacità autoriflessiva, ma anche in relazione allo stile educativo genitoriale), sia per quanto concerne la sua funzione (nella versione adattiva, consente una migliore autoregolazione e relazione con l’altro).

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Dott.ssa Giusy Di Maio

La chiamano estate.

“Arriverà l’estate anche per te, è solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone”.

Omero.

Scrivo spesso dell’estate, del suo sapore acre, delle sfide che a certi porta; scrivo spesso del fatto che sia -a torto- una stagione poco amata, per la maggiore odiata, gettata via.

Rincorsa da parole rancorose, da sbuffi di chi poco (o nulla), sa godere.

L’estate è spesso offesa.

E’ un mood -l’estate- più che una stagione.

E’ godere dell’incertezza, il coraggio di mostrarsi; il colore e la possibilità di non restare imprigionato in schemi rigidi e routinari che, se alla maggior parte delle persone danno un certo conforto, ad altre creano disagio.

Per alcuni l’estate è momento di “cose grosse”, non di vacanze o free time ad libitum.

Nelle mie cose grosse, una cosa è diventata enorme: il cuore.

Le motivazioni sono verità e, come dico sempre, la verità va protetta e tenuta al caldo.

Coccolata: accolta.

La verità può o meno essere piacevole ed è per questo che merita rispetto.

Quello tuo, personale, prima di tutto.

Sono fatta di sale, a contatto con l’acqua divento onda.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

DSA: cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento. PODCAST.

Il viaggio di oggi ci porta tra le stanze della psicologia dello sviluppo, ma anche della neuropsicologia ma -soprattutto- nelle aule scolastiche.
Andremo alla scoperta dei DSA, i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, una categoria diagnostica relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo (DSM 5, 2014), che riguarda i disturbi delle abilità scolastiche, ossia Dislessia, Disortografia, Disgrafia e Discalculia (CC-2007).
Mettiti comodo, buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Che angoscia! #shorts #shortsfeed #mentalhealt

L’angoscia è uno stato di sofferenza psichica intenso, pervasivo e altamente logorante. Spesso confuso con l’ansia, questo stato di sofferenza è in realtà molto più incisivo; l’etimologia stessa del temine rimanda allo “stringere” il che, è altamente indicativo dello stato di oppressione che la persona si trova a vivere. Si può sperimentare angoscia in maniera temporanea, ad esempio in conseguenza di una specifica situazione oppure si può provare angoscia in conseguenza di una condizione psichica interna (paura senza nome) che porta ad interpretare la realtà in maniera catastrofica, come se una disgrazia stesse lì per accadere, a breve.

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Dott.ssa Giusy Di Maio.

Memoria: pillola di neuro.

Si tratta della capacità che ha un organismo vivente, di conservare tracce della propria esperienza passata al fine di utilizzarla, per così dire, per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri.

La funzione in cui si esprime la memoria è il ricordo, la cui diminuzione o scomparsa determina l’oblio. Come fenomeno normale che descrive la fase discendente di ogni processo mnemonico, l’oblio va distinto dall’amnesia, termine che indica, invece, un fenomeno patologico che porta a disturbi del comportamento.

La memoria non è localizzata in singole zone ma è il risultato dell’interazione dell’intera attività corticale.

La persistenza dei ricordi lascia supporre che nella struttura del cervello si verifichi una trasformazione duratura che prevede, secondo l’ipotesi biochimica, che nelle cellule nervose la traccia mnestica si depositi sotto forma di particolari molecole di acido ribonucleico (RNA) prodotto dall’attività neuronale.

Questa ipotesi troverebbe conferma nella possibilità, sperimentata in animali inferiori, di trasferire biologicamente la memoria da un individuo ad un altro (genetica).

(Il che potrebbe spiegare perché alcune persone o luoghi, sanno di te. Il loro ricordo è dentro, come RNA che porta messaggi, in tutto il corpo, facendosi sensazione, tatto: facendosi calore.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Ricordi Psy (tra un colloquio e un altro).

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Nei colloqui tenuti nel corso dell’anno che va da Settembre 2021 a Settembre 2022, ho avuto modo di constatare un dato, per certi versi interessante, per quanto concerne le relazioni d’amicizia portate avanti dai nostri giovani.

La maggior parte (se non la totalità, mi verrebbe da dire) dei ragazzi tra gli 8 e i 20 anni, lamenta una difficoltà/impossibilità nell’entrare in relazione con i propri coetanei al fine di instaurare una solida relazione di amicizia; amicizia che sia scevra da pregiudizi o doppi fini.

Le difficoltà che questi ragazzi evidenziano, sembrano essere legata innanzitutto al luogo fisico in cui incontrare i presunti amici; già prima della pandemia era quasi impossibile trovare dei luoghi di aggregazione (sembrano essere spariti i pomeriggi nelle piazze del paese; girovagare nel parco pubblico; mangiare una pizza o vedere un film a casa di amici; semplicemente girare quasi senza sosta camminando in centro solo per puro gusto di condivisione del momento).

Le scuole sembrano aver perso il potere-collante, essendo (nei racconti dei ragazzi) diventate quasi fabbriche il cui unico scopo è puntare all’obiettivo nel più breve tempo possibile (avere una media alta e terminare il programma entro le rigide scadenze). Tutto questo si riversa sul clima generale della classe spesso divisa poiché, non di rado, i ragazzi vengono messi l’uno contro l’altro creando una spietata (e inutile, direi) competizione.

Quando questi giovani riescono, finalmente, ad entrare in empatia con qualcuno, cominciano i problemi legati alle differenze. C’è in atto un processo interessante, nella nostra contemporaneità. L’umano si illude di essere finalmente libero e lontano dalle etichette: “sono fluido, il sesso è libero, siamo tutti uguali”, ma non si rende conto che così facendo, ha già chiuso -ancora prima di nascere- l’esperienza, in un’etichetta.

Per dire di essere liberi ci si dice sono “così, così e così…” chiudendo la prospettiva nel suo stesso generarsi.

Ho avuto la fortuna di fare un liceo in cui l’estrazione sociale era davvero varia. Non ho potuto fare gli studi classici (all’epoca la mia pluripremiata carriera pianistica era in corso) e decisi, sulla passione già presente per la psicologia (meno, all’epoca, quella per i bambini) di studiare al liceo socio psico pedagogico.

Per fortuna feci quella scelta; il liceo classico era pieno di figli di papà; quel posto mi sarebbe stato strettissimo.

Nella mia classe dalle iniziali 28, arrivammo ad essere 18 (tutte bocciate al primo anno).

Tra le 18 adolescenti, in corso d’opera terminammo con 2 ragazze madri, una sposata e alla maturità altre 2 incinte.

La varietà umana era incredibile (anche nelle altre classi), così -per mia fortuna- ho potuto incontrarmi e scontrarmi non solo con dei professori imbarazzanti ma, con persone diverse.

Monica era una ragazza bocciata pertanto più grande di me, di un anno.

Monica fumava più di una donna di 40 anni, infatti nonostante un corpo invidiabile il suo viso era già fin troppo segnato. Il trucco era sempre fin troppo presente sul viso di Monica così come (e questo era spesso motivo di richiamo da parte dei prof.) l’uso di tacchi a spillo per venire a scuola; l’uso di quelle scarpe le aveva, inoltre, già provocato deformazioni dei piedi.

Monica era una ragazzaccia; per niente propensa allo studio, aveva già una relazione lunghissima con un ragazzo non scolarizzato e piuttosto ignorante.

La cosa interessante di Monica è che il suo unico scopo era cazzeggiare e trovare qualcuno con cui litigare o fare filone a scuola, salvo poi -durante i tirocini- mettersi vicino ai bambini disabili mostrando una improvvisa e sconosciuta dolcezza.

Tra Monica e me c’era uno strano rapporto.

Sono sempre stata l’unica a fungere da collante tra le persone tanto che la mia professoressa di sociologia diceva “non ho mai visto una persona più diplomatica di te, Giusy!” e questa capacità (di cui io mica ero consapevole), faceva sì che parlassi senza problemi con chiunque in tutta la scuola.

Monica aveva il suo temperamento ed io il mio… (diplomatico sì, esplosivo nemmeno a dirlo).

Un giorno -non ricordo bene per quale motivo- Monica mi aggredì; fatto sta che nacque un litigio che è diventato storia…

Come il seguito del litigio stesso…

Una decina di minuti dopo il litigio, Monica venne a sedersi sulle mie gambe e giocando con i miei capelli mi disse che profumavo tantissimo (questa cosa mi ha sempre fatto sorridere; in classe mi chiamavano profumino e questa cosa, è rimasta anche nel tempo presente).

Qualche giorno dopo la classe partì per la gita di 5 giorni a cui io non andai (preferii farmi un viaggio a Vienna post maturità) e Monica, di ritorno disse “perché non sei venuta Giusy! tu sei pazzerella come me, sai come ci divertivamo!”

Dai racconti dei miei paziente, quello che è accaduto a me poteva diventare, oggi, o un atto di gravissimo bullismo o un atto in cui intrudevano i genitori creando qualcosa di ancora più violento.

Quasi sicuramente, invece che rinsaldare un’amicizia, oggi, dopo un litigio del genere si viene perseguitati fuori la scuola per essere picchiati ancora una volta.

Molti anni dopo stavo uscendo dall’Asl.

Nel corridoio scorgo una figura non troppo alta che porta un jeans strettissimo, dei tacchi altissimi e scomodissimi, un giubbino di pelle cortissimo e che ha una nuvola di fumo intorno a sé.

Nel mentre mi giro sento dire “Giusy! Io sentivo un profumo nel corridoio!”

Era Monica.

I saluti iniziali, i sorrisi, gli abbracci poi “sono venuta per la psicologa, sai ho 2 bambini sto andando al manicomio.. Quello … non è proprio un padre presente, eh sì.. ci siamo sposati subito dopo la maturità”

Monica… se ti serve la psicologa dobbiamo andare sopra!

Ah… ecco perché questa valigetta gialla! Io lo sapevo Giusy, secondo te perché ci sedevamo tutte addosso a te.

Perché tu curi.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio