Archivio dell'autore: Giusy

Informazioni su Giusy

Psicologa Clinica, Dottoressa in Scienze e tecniche psicologiche, Scrittrice di favole per bambini. Pianista sempre alla ricerca dell'Arte.

Plettro Caldo.

Questa è per quella sera calda, caldissima e piena di stelle..

Bagnati, con l’unico ossigeno possibile: l’energia dei corpi sudati e sovrapposti.

Tra la folla, un plettro gettato, mancato per poco.

E sia Splendido.

“Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi”.

Cesare Pavese

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Apparente Razionalità.

“Siamo così abituati alla natura apparentemente razionale del nostro mondo che facciamo fatica a immaginare che possa accadere una qualsiasi cosa che non possa essere spiegata dal buon senso”.

C.G. Jung

Bisogna (almeno) provare a pensare in maniera non lineare e ad aprirsi alla variabilità del caso..

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La Memoria.

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In linea generale, con il termine “sistema di memoria” si può intendere qualsiasi tipo di sistema o struttura in grado di garantire la conservazione e il recupero di informazioni nel tempo.

La memoria è ciò che ci consente, attraverso una serie di processi, di trattenere un’informazione nel tempo. La memoria si esprime attraverso la capacità di immagazzinare, ritenere e recuperare l’informazione. Essa non è un sistema unitario, ma è costituito piuttosto da un insieme di componenti e processi che sono responsabili sia dell’elaborazione dell’informazione (dopo che essa è stata percepita), sia del suo immagazzinamento ed eventuale consolidamento nel tempo, sia del suo recupero attraverso varie forme di rievocazione.

Memorizzare un’informazione è un’operazione complessa che può essere scomposta in diversi fattori. Il primo fattore fondamentale della memoria è la codifica o registrazione di un evento sotto forma di schema, immagine o concetto: esso riguarda quindi la modalità con cui un’informazione è immagazzinata o rappresentata in un sistema di memoria. Il secondo fattore è la ritenzione, che si riferisce al trattenimento o immagazzinamento dell’informazione nel tempo. Il terzo fattore, infine, è il recupero, (o rievocazione), che corrisponde alla capacità di riconoscere e ricordare un’informazione in un secondo tempo.

In fase di codifica l’informazione potrà essere riorganizzata, ricostruita, reintegrata sulla base di conoscenze pregresse del sistema (o di ipotesi dello stesso in caso di informazioni mancanti), per favorire la ritenzione e il successivo recupero.

Quando un qualsiasi fattore (tecnico/meccanico ad esempio sistemi di memoria fisici, disturbi attentivi, cause organiche o altro nel caso della memoria umana) influisce con le fasi di codifica o di ritenzione o recupero può verificarsi una perdita di informazione, la cui entità potrà variare nel tempo – essendo la perdita temporanea o permanente – e nell’estensione, a seconda cioè della quantità di dati coinvolti.

Nella seconda metà del secolo XIX lo psicologo tedesco H. Ebbinghaus diede inizio a una serie di studi sulla misurazione della memoria umana. Egli si proponeva lo scopo di studiare la memoria pura, cioè come funzione a sé stante, priva di qualsiasi interferenza culturale o soggettiva. Lo studioso progettò i suoi esperimenti in maniera che in nessun modo il ricordo potesse basarsi sul significato delle parole impiegate, ed utilizzò quindi delle sillabe senza senso (logotomi), composte da diverse combinazioni di consonate-vocale-consonate, che andavano memorizzate dai soggetti, nel minor tempo possibile. In base ai suoi esperimenti Ebbinghaus elaborò tre teorie. Nella teoria del riapprendimento notò che una determinata lista di sillabe, precedentemente appresa e poi dimenticata, può esser riappresa in un tempo minore a quello necessario per memorizzarla la prima volta; questa riduzione del tempo di apprendimento, o risparmio, sta a significare che qualcosa nella mente dei soggetti rimane. Secondo la teoria del sovrapprendimento, dopo aver verificato che vi è un risparmio di tempo nel riapprendere una lista di sillabe già memorizzata, si può anche constatare che oltre a un certo limite non è più possibile ridurre il tempo e il numero delle ripetizioni, poiché si arriva a una soglia di saturazione oltre la quale non è possibile andare. In base alla teoria dell’effetto di posizione seriale, memorizzando le parole serialmente (una dopo l’altra), vi è una maggiore possibilità di ricordare soprattutto le parole che sono all’inizio (effetto primacy) e quelle che sono alla fine della lista (effetto recency).

Nella prima metà del Novecento F. Bartlett criticò gli esperimenti di Ebbinghaus in quanto riteneva che per studiare la memoria umana fosse più utile e proficuo adoperare termini significativi piuttosto che sillabe senza senso. Questo sulla base della constatazione che in genere la memoria umana è sempre e comunque utilizzata in un contesto dotato di significato, e non su materiale del tutto decontestualizzato (quali erano i logotomi di Ebbinghaus), e non è dunque utile studiarla in condizioni tanto diverse da quelle delle sue effettive applicazioni. Bartlett condusse dunque i suoi esperimenti facendo memorizzare ai soggetti brani dotati di senso e notò come le persone tendevano a riorganizzare gli elementi presentati loro in modo da renderli più famigliari. Questo portò a postulare l’esistenza di schemi mentali volti a organizzare in maniera efficace ricordi e conoscenze e volti a facilitare e guidare la rievocazione del materiale memorizzato. In genere gli esperimenti riguardanti la memoria umana sono stati condotti sulle rievocazioni, sul riconoscimento e sul riapprendimento.
La rievocazione, cioè la richiesta a un soggetto da parte dello sperimentatore di ripetere il materiale (generalmente una lista di parole) memorizzato, può essere libera (“Ripeti le parole così come ti vengono in mente”), seriale (“Ripeti le parole nell’ordine esatto in cui ti sono state presentate”) o guidata (lo sperimentatore fornisce al soggetto indizi utili per aiutarlo nella rievocazione “tra le parole che hai memorizzato erano presenti nomi di frutti?”).

Naturalmente la rievocazione seriale che è quella che pone maggiori vincoli al soggetto, è anche la più difficoltosa. A sua volta la rievocazione in sé presenta maggiori difficoltà del riconoscimento (ovvero di riconoscere all’interno di una lista di stimoli quelli che appartenevano a una lista precedente), quella che il soggetto era stato istruito a memorizzare.

Questa è probabilmente una delle ragioni per cui tanti studenti ritengono le prove a domande aperte più complesse di quelle con domande a scelta multipla (non nel mio caso, ho sempre preferito le domande a risposta aperta): nel primo caso viene richiesta una rievocazione libera, nel secondo caso un riconoscimento.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Intimità della Gravidanza.

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“L’arte di tacere è importante, l’intimità deve essere preservata.”

Sophie Marinopoulos, psicoanalista.

Prima del Covid, insieme ad una collega Psicoterapeuta tenevamo i corsi C.A.N. (Corsi di accompagnamento alla nascita); i corsi sono gratuiti e aperti ad entrambi i genitori (viene caldamente consigliato al padre, di partecipare; viene caldamente sconsigliato alle suocere di partecipare).

Parlavo con alcune donne che aspettavano un bambino; la maggior parte di loro sosteneva di sentirsi stanca, svuotata quasi senza aspettative e idee circa il cosa fare.

Le idee che queste donne sostenevano di non avere più, erano legate principalmente a ciò che gli altri sembravano aspettarsi da loro “lavorare, essere delle buone mogli, portare avanti tutte le faccende da fare.. sorridere sempre.. essere accoglienti, accorte e buone”.

La maggior parte di loro, tuttavia, sosteneva di non aver voglia di far molto “niente in realtà”

Le ho guardate e ho detto loro che forse la loro gravidanza, era un momento di raccoglimento in cui, come madri, oltre a tenere e contenere il bambino, stavano tenendo e contenendo tutte le parti di sé prima di lasciarle andare via, insieme al (futuro) nato.

Ho immaginato che questa loro chiusura, potesse essere -forse- una chiusura narcisistica.. una sorta di difesa che si squarcerà nel momento in cui uscendo, il bambino attesterà nel reale, la loro (nuova) posizione di donna e madre.

Tacere, preservando l’intimità e quello spazio fusionale, di simbiosi che andrà poi gradatamente (nel corso dello sviluppo del bambino), abbandonato le aiuterà a:

Tener(si) e Contener(si)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Interferenza (PsicoAcustica).

L’interferenza indica l’annullamento del moto vibratorio (quindi di sonorità) provocato dalla sovrapposizione di onde dello stesso periodo, provenienti da punti diversi, che si trovino in “opposizione di fase”, vale a dire che gli strati condensati dell’una vengono a coincidere con gli strati rarefatti dell’altra. Questo fenomeno va spiegato nel seguente modo:

Se gettiamo due pietre in uno stesso specchio d’acqua tranquilla, si formeranno due sistemi di onde circolari, i quali a un certo punto si incontreranno e si sovrapporranno; ora.. se la sovrapposizione avviene in concordanza di fase (i rilievi di un sistema coincidono con i rilievi dell’altro e i solchi con i solchi – immaginano un movimento ad S-) allora l’acqua acquista ampiezza doppia, pur conservando la propria lunghezza; se invece avviene in opposizione di fase (i rilievi coincidono con i solchi e i solchi con i rilievi – immaginiamo a tal proposito come una S che si incrocia un una S in senso inverso quasi come a formare un 8 – ) allora l’onda cessa e l’acqua torna in quiete (solo nel punto e nel momento dell’incontro) essendo nulla la somma degli spostamenti.

Analogamente avviene con le onde sonore: se in un punto dello spazio, due onde identiche per lunghezza e ampiezza si sovrappongono in concordanza di fase, nel senso che la semionda condensata dell’una coincide con la semionda condensata dell’altra e la semionda rarefatta con quella rarefatta, si avrà come risultato un’onda di ampiezza maggiore e, conseguentemente, un suono rinforzato; se invece si sovrappongono in opposizione di fase, i moti oscillatori si elideranno (interferenza) provocando il silenzio.

Conseguentemente due suoni della stessa altezza risulteranno rafforzati o indeboliti a seconda che si sovrappongano in concordanza o opposizione di fase.

Nello spazio che riempiamo incontriamo delle onde che si propagano.. delle vibrazioni che sentiamo, avvertiamo.. che parlano per noi e prima di noi…

Dobbiamo imparare a sentire (o almeno a considerare) le giuste vibrazioni e “cavalcare” le giuste onde (evitando quelle in opposizione), al fine di sovrapporci in concordanza ed uscire da questo incontro, rafforzati, evitando inutile spreco di tempo ed energia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Momenti.

Immagine Personale.

“Vi sono momenti minuscoli di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza”.

Antonio de Curtis, Totò

Tu? In che momento sei?

Dott.ssa Giusy Di Maio.