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Bambini e paura. Come aiutarli?

Dietro le paure dei bambini c’è quasi sempre una spiegazione legata alle tappe dello sviluppo. Buona parte delle paure infantili possono essere superate spontaneamente, ma se un bambino ha una paura che dura da molto tempo che gli pregiudica anche le attività quotidiane e influisce anche nei rapporti con gli altri, allora sarà molto utile provare ad aiutarlo.

Ecco alcuni consigli per i genitori:

  • Evitate di rassicurare il bambino eccessivamente, avreste l’effetto contrario. L’iperprotezione non favorisce la formazione del coraggio.
  • Evitate di parlare troppo spesso davanti al bambino di paure e fobie, alimentereste la sua paura. Meglio farlo senza il bambino davanti.
  • Approcciatevi alla paura del bambino e alle sue richieste di aiuto e consolazione in modo calmo e sicuro. In modo che il bambino non venga confuso ancor di più con la vostra ansia.
  • Provate ad affrontare la paura del bambino, insieme con lui. Ad esempio, se il bambino ha paura dei cani provate ad avvicinarvi con lui lentamente ad un cane. Step dopo step e lentamente si abituerà e comincerà a gestire la leggera ansia che caratterizzerà quei momenti. (se il bambino non vuole farlo non bisogna insistere).
  • Date l’esempio. Siate voi per primi ad avvicinarvi agli stimoli ansiosi che alimentano la paura del bambino (accarezzate il cane). I bambini osservano e ripensano a ciò che hanno visto e pian piano assimileranno quello che hanno visto e li ha colpiti.
  • Potete aiutare il bambino a rilassarsi (decontrarre i muscoli, ascoltare musica tranquilla) e quando e tranquillo chiedergli di immaginarsi mentre fa qualcosa per superare la paura.
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Le paure dei bambini possono sembrare molto resistenti e a volte lo sono, ma tante volte risultano essere facili da superare con un buon supporto dei genitori.

Non bisogna forzarli e non bisogna aspettarsi che la paura vada via subito. I bambini hanno bisogno di tempo e comprensione.

Ovviamente se questi consigli non sono sufficienti, il consiglio è di rivolgervi quanto prima ad uno Psicologo o Psicoterapeuta. Il sostegno psicologico ai bambini e la consulenza psicologica per i genitori in questi casi è molto utile ed efficace.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Forse sto diventando pazza..!! Qualcuno mi aiuti!!”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una ragazza di 25 anni, studentessa universitaria. Nella mail ci descrive la comparsa improvvisa di un ospite scomodo, terrorizzante, ma conosciuto Ecco la sua lettera:

“Buongiorno. Mi chiamo P. ho 25 anni e sono una studentessa universitaria. Quest’anno ho frequentato l’ultimo anno di Magistrale. Studio lontano da casa. Vivo in un appartamento con altre due ragazze per la maggior parte dell’anno. Non ho grossi problemi all’università, lo studio va discretamente bene. Mi mancano 4 esami alla laurea. Voi vi chiederete: “sembra vada tutto bene, perché ci ha contattato?”. No. Non va per niente bene. Ho dato l’ultimo esame a inizio giugno e ne avevo in programma un altro la prossima settimana. Dal giorno dell’ultimo esame non ci ho capito più nulla. Ho sempre sofferto un po’ di ansia e un paio di volte ho avuto (credo) degli attacchi di panico, ma riuscivo a gestire il tutto prendendo il mio “amico” ansiolitico (regolarmente prescritto dal mio medico). Sono ormai settimane, forse un mese, non lo so che ho attacchi di panico un giorno si e pure l’altro. Ho un peso sul petto che non mi fa respirare. Ho avuto il terrore fosse il covid e ho fatto almeno tre volte il tampone. L’ansiolitico sembra calmare un po’ tutto, ma dopo torna peggio. Non riesco a dormire bene e il caldo non mi aiuta. Ormai fumo un pacchetto di sigarette al giorno (prima un pacchetto durava una settimana). I miei genitori al momento non sanno nulla, ma tra qualche giorno tornerò a casa e non so cosa dire loro. Il mio esame di luglio? Ho lanciato i libri per aria! Non riesco a capire cosa sta succedendo! Le mie amiche mi hanno consigliato di chiedere consiglio ad uno Psicologo. Forse sto impazzendo. Io non voglio impazzire!”

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La paura, l’ansia e l’attacco di panico sono strettamente legati e insieme possono rompere anche equilibri in apparenza molto solidi. L’attacco di panico può essere considerato alla stregua di un vero e proprio tsunami emotivo, dagli effetti più o meno devastanti per la persona che ne viene travolta. Chi soffre di attacchi di panico è terrorizzato dalle reazioni che si possono avere dinnanzi ad una paura ingestibile e incomprensibile. Aver paura della paura, questa è la sensazione che si prova e questa sensazione non fa altro che esasperare i sintomi psicofisiologici fino alla perdita di controllo. L’innesco comune a tanti episodi di attacchi di panico è da rintracciare in un sentimento o un vissuto personale di impotenza e solitudine di un particolare momento della propria vita.

Cara P. come lei ha descritto nella mail, la sua esperienza con l’ansia e con gli attacchi di panico, non è recente. Ha già potuto vivere un malessere simile nella sua vita, ma probabilmente non ha mai affrontato nella maniera opportuna il suo sentire e le dinamiche che innescavano in maniera periodica questi episodi di panico. L’utilizzo dell’ansiolitico funge solo da tappo. Si immagini come una bottiglia di spumante o champagne. L’ansia e il panico saranno gli elementi di disturbo che la agiteranno. Come spesso capita, una volta agitata, la pressione alimentata dall’anidride carbonica interna alla bottiglia saturerà velocemente lo spazio libero da liquido e spingerà per uscire. In tal caso il tappo (l’ansiolitico) non resisterà per molto tempo prima di saltare per aria.

Le sue amiche le hanno dato un consiglio prezioso. La psicoterapia la aiuterà a comprendere il senso della sua risposta emotiva esasperata agli stimoli ansiosi o alla paura che innesca quest’ultimi. La aiuterà inoltre a comprendere eventuali (e possibili) interazioni disfunzionali che si innescano con gli altri quando si sviluppa il panico.

Spesso infatti si osservano “ridondanze”: tentativo di evitare o sfuggire allo stimolo che spaventa; ricerca di aiuto e protezione; tentativo spesso fallimentare di controllare le reazioni psicofisiologiche; è proprio la ripetizione inconsapevole, nel tempo, di questo tipo di interazione con il mondo e con gli altri ad incrementare la paura e il timore per il panico e per l’incapacità di fronteggiare tutto quello che può succedere.

Infine la psicoterapia le darà (a differenza del farmaco) tutti gli strumenti e le strategie per comprendere, fronteggiare e gestire l’ansia, la paura e gli attacchi di panico.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Hola Doctora”: seguendo la scia dei pensieri…

Immagine Personale.

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La richiesta che decido di prendere in carico oggi, giunge dalla Spagna. E’ un giovane uomo a scrivere. Ho risposto lui privatamente successivamente mi è stato fornito il consenso per la pubblicazione (tradotta) della versione web di quanto tra di noi, detto.

Il motivo che mi ha spinta a rispondere lui, risiede non solo nella fiducia accordatami da parte di un utente straniero, ma soprattutto nel fatto che la lunghissima mail (più o meno un paio di pagine word), è densa di ricchi dettagli; tali dettagli mi hanno profondamente colpita poiché hanno evidenziato, da parte del ragazzo, una capacità introspettiva piuttosto rara e una consapevolezza delle proprie risorse, di cui.. serve solo comprendere bene la rotta.

“Buongiorno Dottoressa, le scrivo nella speranza di trovare sollievo ai miei pensieri. Mi dispiace cominciare subito gettandola nel mare della mia mente così tanto confusa e complessa, ma apprezzo molto la possibilità che mi è stata data. Sono anni che frequento gli studi prima di psichiatri, poi di psicologi e non sono pentito (..).. Con gli psichiatri il discorso è diverso, non hanno mai capito che la questione per me, era parlare e mi hanno solo inondato di farmaci (..).. Ho intrapreso anni di terapia e ne ho trovato giovamento. Con la pandemia a causa di problematiche economiche ho dovuto sospendere e sono rimasto accompagnato da questi pensieri oscillanti e nebulosi; spero di riprendere presto un percorso psicoterapeutico.

Sono sempre stato un ragazzo solitario ed emotivo; non ho mai cercato l’apparenza nelle cose; non mi sono mai soffermato sull’immagine, statica riproduzione dell’apparenza.. e al contempo non ho mai voluto vivere come l’artista maledetto del momento. Odio quelli che si vestono “da sapienti”, i convinti che sappiano scrivere, leggere o interpretare. A me piace vivere sereno e vorrei solo assecondare il flusso della natura, insieme alla mia arte.

Nella mia famiglia, però, fatta di corrida, birra, e tanto altro, la mia sensibilità è stata sempre un problema (..).. Mi sono sempre sentito schiacciato, così tanto oppresso da sparire nel nulla. Ho deciso di togliermi il cibo (ho lottato per anni con un disturbo alimentare, fino a quando non ho capito che questo faceva male solo a me), l’aria (restando chiuso in casa per giorni interi), l’amore (ho avuto così tanta paura quando mi sono innamorato che ho deciso di scappare) e l’elenco potrebbe continuare a dismisura (..).. Ho avuto così tanta paura di impazzire da avere avuto attacchi indescrivibili di ipocondria. Ho abusato di farmaci, sono stato estremamente triste poi, vestendomi di una maschera pesantissima, di fasulla felicità.

Quanto è difficile trovare il filo conduttore della propria esistenza?

Gentile X.,

ti ringrazio per la tua mail, per la fiducia che – da lontano- riponi in me e per l’estrema sincerità con cui riporti la tua storia. Sono molto colpita dalle tue parole, da quelle che pur mostrandosi come semplici segni grafici inviati da circuiti sempre in circolo, giungono a me, piene e cariche di emotività e significato.

Leggo di te, della tua storia e dell’estremo coraggio che si nasconde dietro l’apparente fragilità che racconti. Ci sono sempre – almeno- due piani di analisi, delle cose: un piano immediato, visibile, quello che sembra certo (il più semplice), e il piano sottostante.. quello da scardinare il più delle volte a mani nude senza strumentazione alcuna.

Da quel che vedo non hai avuto timore, nel tempo, nel dedicarti alla tua personale esplorazione del “secondo livello”.

Non tutti sono pronti a questo tipo di indagine.

Mi sono sempre sentito schiacciato, così tanto oppresso da sparire nel nulla. Ho deciso di togliermi il cibo “.. Trovo molto interessante l’immediatezza con cui riesci ad analizzare il tuo percorso di vita; togliersi il cibo è spesso un modo che abbiamo per punire l’altro (un modo disfunzionale che passa attraverso di noi), rendendoci il nostro stesso dolore. Un corpo denutrito è un corpo visibile che soffre.. una sofferenza non più celata ma che urla esprimendo tutto il suo dolore attraverso le ossa che sporgono. Togliersi il cibo è -spesso- un modo per rendere vuoto un pieno “troppo pieno” e qui.. mi viene da pensare alla tua mente “tanto confusa e complessa”, una sorta di schiuma cerebrale che ha bisogno di uscire in qualche modo (analogamente alle tue condotte eliminatorie con il cibo).

Penso molto al tuo sentire la sensibilità così fuori luogo; mi parli della tua “classica famiglia spagnola”.. alle “feste caotiche, alla birra, alle urla” fino a giungere ai tuoi pensieri più bui in cui pensi di non essere realmente figlio dei tuoi genitori.

Non è facile restare soli in balìa dei propri pensieri (ripenso all’episodio di terrore notturno che mi hai raccontato, così come al tuo incubo ricorrente di annegare in mare); l’incubo si è fatto strada dall’inconscio attestandosi sotto forma di sintomo psicosomatico (la mancanza di aria – che ti ha portato a rinchiuderti in casa- e l’ipocondria). La fame d’aria, il vuoto e la solitudine sperimentati anche attraverso gli incubi, richiamano la tua attenzione e ti portano a riflettere ogni giorno sul filo da (ri)trovare.

Ripenso a lungo alla tua mail, all’incubo che mi hai descritto in maniera dettagliata e al tuo bisogno di trovare la scia della tua esistenza.

Ho come la sensazione di essere su un vecchio galeone, un veliero da guerra progettato per affrontare le difficili e spaventose acque oceaniche. Hai l’equipaggio a disposizione (le tue risorse personali); hai i ponti di stiva (con cui caricare e scaricare le tue emozioni e i tuoi vissuti) e hai potenti e grosse vele, momentaneamente chiuse.

Credo non sarà troppo difficile per te, riprendere in mano la rotta che hai sospeso tempo fa (avevi molto probabilmente bisogno di riassestare la bussola), ma ho fiducia nel fatto che opportunamente seguito, da un mio collega, riuscirai a farti strada tra la schiuma marina, liberando lentamente pensieri e emozioni dal buio del blu, per riportarli a risplendere nel sereno della luce del tramonto.

(Ripenserò a lungo alla mail di X., alle sue acque buie e profonde, agli incubi che lo lasciano senza fiato; alle lacrime salate che ogni giorno beve nella solitudine della sua stanza. Ci vuole molto coraggio per esporsi; molto coraggio per capire che noi non siamo il nostro dolore e che il dolore può essere compreso e vissuto, prima che questo ci faccia annegare nel mare della disperazione).

E’ stato davvero bello fare un piccolo pezzo del viaggio sul tuo galeone, X. non credo che le normali falle della vita, fermeranno tanto facilmente il tuo lungo viaggio.

I miei migliori auguri.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Dott. mio figlio è cambiato.. e questa cosa mi spaventa”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

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Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una madre di due ragazzi adolescenti. Ecco la sua lettera:

“Salve, sono madre di due ragazzi di 16 e 13 anni. Vi scrivo per mio figlio di 16 anni. Sono abbastanza preoccupata per il suo comportamento, strano e inusuale per il suo carattere. Lui è sempre stato un ragazzo socievole, allegro, vivace. Facevamo fatica (io e mio marito) a tenergli testa. Invece adesso, sono ormai alcuni mesi che non esce di casa ( ha fatto una gran fatica a finire l’anno scolastico in presenza, con tantissime assenze), resta nella sua camera buttato sul letto a guardare video sullo smartphone o sul portatile. Pare abbia perso la maggior parte dei contatti con i suoi amici di sempre. A volte lo sento giocare alla play e parlare con alcuni suoi amici di gioco. Dice che si annoia e che gli va di stare solo. Spesso mangia in camera e non esce per ore intere. Di notte non dorme e vaga per casa, di giorno dorme fino al pomeriggio. Non gli abbiamo mai fatto mancare niente e non ha mai avuto nessun problema. Non so che fare. Non riesco a capire cos’abbia. Non lo riconosco più e questa cosa mi spaventa. Grazie mille.”

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Salve. Non c’è ragazzo o ragazza, dell’età di suo figlio che non provi ad esplicitare in maniera più o meno “rumorosa” il suo diritto ad essere disperato, depresso, arrabbiato, infelice e inquieto. Essere genitori di un adolescente è complicatissimo, ma essere adolescenti è a dir poco un’esperienza “sconvolgente” e tormentata. Ovviamente non conosco abbastanza bene suo figlio e non posso essere esaustivo riguardo il suo malessere. Mi pare però abbastanza chiaro guardando alla descrizione che stia vivendo una fase piuttosto complicata della sua vita. La struttura psichica di un ragazzo di 16 anni è ancora in piena fase evolutiva e quindi in continua trasformazione. Quindi spesso gli aspetti apparentemente patologici o preoccupanti sono transitori. Possono invece destare preoccupazione nel momento in cui ci sono cambiamenti abbastanza radicali dello stile di vita e del comportamento; inoltre i sentimenti di tristezza , noia, apatia possono diventare preoccupanti quando restano invariati e costanti per molto tempo, senza alternarsi periodicamente a situazioni emotive di equilibrio o di polo opposto.

Nel caso di suo figlio, come lei descrive, ci sono state delle vere e proprie rotture con quello che era il suo usuale percorso evolutivo e di sviluppo. Suo figlio ha allontanato gli amici di sempre, non ne ha altri e ha scarso interesse a relazionarsi e a ricercare relazioni affettive (a differenza di qualche mese fa); inoltre tende ad isolarsi per giorni interi rimanendo chiuso in casa, evitando così i contatti con gli altri e il mondo fuori la propria stanza ( luogo sicuro); ha invertito il proprio ritmo circadiano, vivendo nelle ore notturne; ha cominciato a disinteressarsi della scuola, dei compagni di scuola. Queste premesse evidentemente possono preludere a situazioni di disagio psichico più complesse e profonde come: depressione, disturbi dell’umore, disturbi di personalità, ansia sociale, isolamento sociale, hikikomori (dal giapponese “stare in disparte”).

Spesso noi adulti consideriamo gli adolescenti come esseri strani, lunatici, misteriosi, incomprensibili. Parliamo troppo spesso di loro, ma parliamo troppo poco di loro, ascoltandoli realmente. Bisogna fare un passo indietro e provare a ritornare con la memoria a quando anche noi eravamo adolescenti, solo in quel momento possiamo forse avremo l’opportunità di cogliere l’intensità emotiva del loro “stare nel mondo”.

Fatta questa premessa le consiglio di considerare per suo figlio (ovviamente dopo averne parlato insieme della necessità) l’inizio di un percorso psicoterapeutico e se possibile parallelamente a questo percorso, una psicoterapia familiare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ansia e procastinazione.

Oggi vorrei parlarvi di una cosa molto comune in particolare tra gli studenti universitari, ma non solo: l’ansia da valutazione. Questa “tipologia” di ansia, può incidere così tanto su uno studente, da arrivare a “costringerlo” a rinviare un’infinità di volte un esame.

Il ritardo con cui si decide di affrontare la prova, dipende da numerosi fattori tra i quali il grado di pericolosità percepita e la tendenza, che tante persone hanno, a rimandare scelte e decisioni: la procastinazione.

Da alcuni studi effettuati all’Università di La Verne, in California, si è potuto dedurre che la severità della valutazione interagisce con la tendenza individuale alla procastinazione in maniera complessa. Ciò vuol dire che gli studenti che hanno una maggiore predisposizione alla procastinazione tenderanno ad essere più condizionati da una “probabile” valutazione severa del loro compito o del loro esame. Gli stessi studenti, invece, alle prese con un compito e una situazione poco minacciosa e severa, saranno addirittura più veloci degli altri studenti.

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La procastinazione potrebbe essere ridotta, provando a controllare e gestire l’ansia da valutazione sui temperamenti individuali. Infatti, i grandi procastinatori, hanno in genere alti livelli di perfezionismo e insicurezza circa le proprie prestazioni; risentono – inoltre- moltissimo del giudizio altrui e delle valutazioni severe.

In genere un supporto psicologico mirato può dare ottimi risultati e quindi aiutare i grandi procastinatori a gestire meglio l’ansia, comprendere la fonte delle proprie incertezze e insicurezze, e trovare nuove strategie di adattamento agli esami.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: le Ossessioni più diffuse.

Le ossessioni sono pensieri ripetitivi e intrusivi che assillano la mente e di cui è molto difficile liberarsene. Spesso alle ossessioni sono legate le compulsioni, che sono delle azioni, dei rituali con delle regole ben precise, ripetuti in determinate circostanze e diverse volte al giorno, atti a “controllare” le idee ossessive.

Chi ha questi sintomi soffre di un disturbo ossessivo – compulsivo.

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Tra le ossessioni, le idee più diffuse sono:

  • la paura di contaminarsi con lo sporco e i germi: chi ne soffre generalmente tende a lavarsi in continuazione (le mani ad esempio);
  • le idee ossessive legate al controllo: queste persone sono ossessionate dal timore che possano essere responsabili di un evento grave, controllano tante volte se hanno spento il gas o se hanno lasciato il rubinetto aperto;
  • ci sono le idee ossessive legate all’ordine e alla simmetria: queste persone sono impeccabili, hanno tutto super ordinato, mettono oggetti in un ordine preciso e allineati, perché temono che se si sconvolgesse quell’ordine potrebbe accadere qualcosa;
  • ci sono inoltre le ossessioni legati ad argomenti inerenti la religione o la religiosità e a “pensieri proibiti” e sessuali (bestemmie, immagini blasfeme) che possono occupare e ossessionare la mente.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi