Archivi categoria: Pensieri Sparsi

Le nostre paure

“L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla”

Nelson Mandela

Affrontiamo le nostre paure e i nostri tormenti.. è probabilmente l’unico modo per comprenderli e superarli..

Non serve rinnegare le nostre paure – ilpensierononlineare – Youtube shorts

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“Finisce bene quel che comincia male”

Gennaro Rinaldi

Chi sale?

“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Margaret Mead

Ci sono momenti e situazioni dove il contributo responsabilmente pensato del singolo è decisivo ai fini dell’esito. Non esistono alibi.

Scegliere di non agire e dare il proprio contributo, non è una “non scelta”, è scegliere di non agire il proprio diritto a poter esprimere il proprio parere.

Gatto ANTIFA

Daniele Silvestri – Caparezza – La guerra del sale

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La chiamano estate.

“Arriverà l’estate anche per te, è solo una questione di stagioni e di tempo. O di persone”.

Omero.

Scrivo spesso dell’estate, del suo sapore acre, delle sfide che a certi porta; scrivo spesso del fatto che sia -a torto- una stagione poco amata, per la maggiore odiata, gettata via.

Rincorsa da parole rancorose, da sbuffi di chi poco (o nulla), sa godere.

L’estate è spesso offesa.

E’ un mood -l’estate- più che una stagione.

E’ godere dell’incertezza, il coraggio di mostrarsi; il colore e la possibilità di non restare imprigionato in schemi rigidi e routinari che, se alla maggior parte delle persone danno un certo conforto, ad altre creano disagio.

Per alcuni l’estate è momento di “cose grosse”, non di vacanze o free time ad libitum.

Nelle mie cose grosse, una cosa è diventata enorme: il cuore.

Le motivazioni sono verità e, come dico sempre, la verità va protetta e tenuta al caldo.

Coccolata: accolta.

La verità può o meno essere piacevole ed è per questo che merita rispetto.

Quello tuo, personale, prima di tutto.

Sono fatta di sale, a contatto con l’acqua divento onda.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Ricordi Psy (tra un colloquio e un altro).

Photo by THIS IS ZUN on Pexels.com

Nei colloqui tenuti nel corso dell’anno che va da Settembre 2021 a Settembre 2022, ho avuto modo di constatare un dato, per certi versi interessante, per quanto concerne le relazioni d’amicizia portate avanti dai nostri giovani.

La maggior parte (se non la totalità, mi verrebbe da dire) dei ragazzi tra gli 8 e i 20 anni, lamenta una difficoltà/impossibilità nell’entrare in relazione con i propri coetanei al fine di instaurare una solida relazione di amicizia; amicizia che sia scevra da pregiudizi o doppi fini.

Le difficoltà che questi ragazzi evidenziano, sembrano essere legata innanzitutto al luogo fisico in cui incontrare i presunti amici; già prima della pandemia era quasi impossibile trovare dei luoghi di aggregazione (sembrano essere spariti i pomeriggi nelle piazze del paese; girovagare nel parco pubblico; mangiare una pizza o vedere un film a casa di amici; semplicemente girare quasi senza sosta camminando in centro solo per puro gusto di condivisione del momento).

Le scuole sembrano aver perso il potere-collante, essendo (nei racconti dei ragazzi) diventate quasi fabbriche il cui unico scopo è puntare all’obiettivo nel più breve tempo possibile (avere una media alta e terminare il programma entro le rigide scadenze). Tutto questo si riversa sul clima generale della classe spesso divisa poiché, non di rado, i ragazzi vengono messi l’uno contro l’altro creando una spietata (e inutile, direi) competizione.

Quando questi giovani riescono, finalmente, ad entrare in empatia con qualcuno, cominciano i problemi legati alle differenze. C’è in atto un processo interessante, nella nostra contemporaneità. L’umano si illude di essere finalmente libero e lontano dalle etichette: “sono fluido, il sesso è libero, siamo tutti uguali”, ma non si rende conto che così facendo, ha già chiuso -ancora prima di nascere- l’esperienza, in un’etichetta.

Per dire di essere liberi ci si dice sono “così, così e così…” chiudendo la prospettiva nel suo stesso generarsi.

Ho avuto la fortuna di fare un liceo in cui l’estrazione sociale era davvero varia. Non ho potuto fare gli studi classici (all’epoca la mia pluripremiata carriera pianistica era in corso) e decisi, sulla passione già presente per la psicologia (meno, all’epoca, quella per i bambini) di studiare al liceo socio psico pedagogico.

Per fortuna feci quella scelta; il liceo classico era pieno di figli di papà; quel posto mi sarebbe stato strettissimo.

Nella mia classe dalle iniziali 28, arrivammo ad essere 18 (tutte bocciate al primo anno).

Tra le 18 adolescenti, in corso d’opera terminammo con 2 ragazze madri, una sposata e alla maturità altre 2 incinte.

La varietà umana era incredibile (anche nelle altre classi), così -per mia fortuna- ho potuto incontrarmi e scontrarmi non solo con dei professori imbarazzanti ma, con persone diverse.

Monica era una ragazza bocciata pertanto più grande di me, di un anno.

Monica fumava più di una donna di 40 anni, infatti nonostante un corpo invidiabile il suo viso era già fin troppo segnato. Il trucco era sempre fin troppo presente sul viso di Monica così come (e questo era spesso motivo di richiamo da parte dei prof.) l’uso di tacchi a spillo per venire a scuola; l’uso di quelle scarpe le aveva, inoltre, già provocato deformazioni dei piedi.

Monica era una ragazzaccia; per niente propensa allo studio, aveva già una relazione lunghissima con un ragazzo non scolarizzato e piuttosto ignorante.

La cosa interessante di Monica è che il suo unico scopo era cazzeggiare e trovare qualcuno con cui litigare o fare filone a scuola, salvo poi -durante i tirocini- mettersi vicino ai bambini disabili mostrando una improvvisa e sconosciuta dolcezza.

Tra Monica e me c’era uno strano rapporto.

Sono sempre stata l’unica a fungere da collante tra le persone tanto che la mia professoressa di sociologia diceva “non ho mai visto una persona più diplomatica di te, Giusy!” e questa capacità (di cui io mica ero consapevole), faceva sì che parlassi senza problemi con chiunque in tutta la scuola.

Monica aveva il suo temperamento ed io il mio… (diplomatico sì, esplosivo nemmeno a dirlo).

Un giorno -non ricordo bene per quale motivo- Monica mi aggredì; fatto sta che nacque un litigio che è diventato storia…

Come il seguito del litigio stesso…

Una decina di minuti dopo il litigio, Monica venne a sedersi sulle mie gambe e giocando con i miei capelli mi disse che profumavo tantissimo (questa cosa mi ha sempre fatto sorridere; in classe mi chiamavano profumino e questa cosa, è rimasta anche nel tempo presente).

Qualche giorno dopo la classe partì per la gita di 5 giorni a cui io non andai (preferii farmi un viaggio a Vienna post maturità) e Monica, di ritorno disse “perché non sei venuta Giusy! tu sei pazzerella come me, sai come ci divertivamo!”

Dai racconti dei miei paziente, quello che è accaduto a me poteva diventare, oggi, o un atto di gravissimo bullismo o un atto in cui intrudevano i genitori creando qualcosa di ancora più violento.

Quasi sicuramente, invece che rinsaldare un’amicizia, oggi, dopo un litigio del genere si viene perseguitati fuori la scuola per essere picchiati ancora una volta.

Molti anni dopo stavo uscendo dall’Asl.

Nel corridoio scorgo una figura non troppo alta che porta un jeans strettissimo, dei tacchi altissimi e scomodissimi, un giubbino di pelle cortissimo e che ha una nuvola di fumo intorno a sé.

Nel mentre mi giro sento dire “Giusy! Io sentivo un profumo nel corridoio!”

Era Monica.

I saluti iniziali, i sorrisi, gli abbracci poi “sono venuta per la psicologa, sai ho 2 bambini sto andando al manicomio.. Quello … non è proprio un padre presente, eh sì.. ci siamo sposati subito dopo la maturità”

Monica… se ti serve la psicologa dobbiamo andare sopra!

Ah… ecco perché questa valigetta gialla! Io lo sapevo Giusy, secondo te perché ci sedevamo tutte addosso a te.

Perché tu curi.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Me duele.

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno , non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Italo Calvino

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Hey, You!”.

Bob: “Non voglio andarmene”

Charlotte: ” Non lo fare. Resta qui con me, metteremo su una banda jazz”.

Lost in Translation , 2003

Perché spesso l’azione potente è restare, non andare via…

Dott.ssa Giusy Di Maio

I nostri giorni..

“Non ci sono altri giorni che questi nostri giorni. Che mi sia dato di non sprecarli, di non sprecare nulla di ciò che sono e di ciò che potrei essere.”

Italo Calvino
Immagine personale

dott. Gennaro Rinaldi

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Non essere compresi..

“La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.”

PIER PAOLO PASOLINI
Peanuts

P. : “Sa com’è quella sensazione di sentirsi svuotato dentro e angosciato quando provo a parlare, ad urlare e vedo che gli altri non riescono ad ascoltarmi e non riescono a comprendermi?!!?”

dott. Gennaro Rinaldi