Archivi categoria: psicologia della coppia

Copioni Familiari..

“Nascere è come venire catapultati in un libro già popolato di personaggi e di storie, è come stabilire un contatto con una realtà le cui regole sono già parzialmente scritte. La nostra presenza creerà delle modifiche alla trama, anche al finale, ma non saremo mai in grado di separarci dalle pagine che precedono la nostra entrata in scena e saremo inevitabilmente influenzati da queste pagine di cui siamo figli.”

Maurizio Andolfi
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Le trame invisibili delle nostre storie familiari legano con fili sottilissimi le storie delle generazioni passate con quelle del futuro. Ogn’uno è attore, suo malgrado, del proprio copione familiare e insieme agli altri attori della sua famiglia sarà parte integrante di una narrazione (con relativa “messa in scena”) coerente con rituali, credenze e comportamenti e della propria storia familiare. Trame narrative intessute dalle generazioni precedenti, ma con una grande influenza per il presente e per il futuro.

La domanda potrebbe essere questa: quanto è coerente con il vostro “personaggio” con il vostro “copione familiare”?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il mio desiderio

“Non sono mai “io” che decido il “mio” desiderio, ma è il desiderio che decide di me, che mi ustiona, mi sconvolge, mi rapisce, mi entusiasma, mi inquieta, mi anima, mi strazia, mi potenzia, mi porta via.”

Massimo Recalcati

Quante volte abbiamo dovuto rinunciare ad un desiderio barattando un po’ della nostra possibilità di raggiungerlo per un po’ di sicurezza?

Quante volte abbiamo ceduto al desiderio e ci siamo fatti rapire dalla “Passione” che ci spingeva a soddisfarlo?

Quante sfaccettature porta con sé il desiderio…

dott. Gennaro Rinaldi

La scelta del Partner: Psicologia della coppia.

Una coppia è come un sistema aperto, molto più complesso della somma individuale dei due singoli individui, ma piuttosto l’incontro e l’integrazione di due “storie”.

La coppia è un sistema composto da tre elementi: io, tu, noi. In questi tre elementi ci sono le aspettative di un partner e quelle dell’altro e il modello “idealizzato” di coppia che entrambi hanno interirizzato dalle proprie “esperienze familiari”.

La formazione di una coppia avviene nel momento in cui due persone si scelgono e si innamorano. La bellezza dell’incontro di due persone che si innamorano è nel rituale di corteggiamento che fa da cornice alla coppia che prende forma e si comincia a prendere forma in una personale identità.

“La fusionalità è patologica laddove esprime non l’armonia comunicativa e reciprocamente fertile di due mondi interni, ma piuttosto la netta esplicitazione di una concreta necessità di uso dell’altro”.

(Neri)
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La scelta del partner è strettamente interconnessa con la storia personale e familiare di ogni individuo. Infatti la scelta del partner avviene per somiglianza (scelta complementare) o per differenza (scelta per contrasto) del genitore del sesso opposto.

Nella scelta complementare entrambe i partner si ritroveranno a scegliere un partner simile per tanti aspetti al proprio genitore di sesso opposto. Nella scelta per contrasto, invece, ci sarà una scelta in cui i partner faranno un investimento sui propri partner in apparente contrasto con i propri modelli genitoriali.

Diks dice a tal proposito che spesso le tensioni tra i coniugi o i partner nascono proprio dalla delusione nel constatare che l’altro membro della coppia interpreti il proprio ruolo nella coppia , proprio come faceva il genitore che veniva considerato come frustrante. Una somiglianza che nella fase del corteggiamento veniva spesso negata.

Come è stata la vostra scelta del partner? Per somiglianza o per differenza?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Eventi Critici e famiglie.

Ci sono alcuni momenti e passaggi evolutivi che ogni famiglia affronta nel corso del suo ciclo vitale. Questi eventi, sono definiti “eventi critici” (matrimonio, nascita dei figli, crescita dei figli, lutti..), e scandiscono le diverse fasi del ciclo vitale di tutte le famiglie e la loro risoluzione permette il passaggio allo stadio successivo.

il termine “crisi” non è inteso con un’accezione negativa, ma piuttosto è inteso nella sua accezione positiva come da sua origine etimologica (Crisi dal lat. crisis, gr. κρίσις scelta, decisione). Quindi ogni evento critico assume una funzione essenzialmente positiva, perché attiva alcuni processi evolutivi e introduce (se affrontato superato nel modo giusto) nuove variabili e compiti di sviluppo che vanno a modificare il precedente “funzionamento” del sistema familiare.

I processi che si innescano ad ogni crisi hanno una prima fase in cui vi è una rottura, con le precedenti modalità organizzative; un successivo momento di transizione; poi successivamente avviene o una ristrutturazione e riorganizzazione del sistema oppure (se la famiglia fallisce) avviene una destrutturazione del sistema (non avviene il passaggio evolutivo).

Ogni evento critico presuppone necessariamente una rinegoziazione dei ruoli e delle funzioni e una riorganizzazione delle relazioni tra i membri (compiti di sviluppo).

Quando la famiglia, per qualche motivo, non asseconderà questi passaggi evolutivi, non riuscirà a superare le crisi e bloccherà il suo processo evolutivo. Questa condizione creerà una situazione di grande sofferenza e disagio, che può sfociare e manifestarsi in comportamenti sintomatici e patologici in uno o più dei suoi membri.

L’evoluzione delle famiglie è legata essenzialmente al modo con cui affronta quello squilibrio prodotto ad ogni evento critico.

Potremmo esemplificare il tutto considerando uno degli eventi critici più importanti: la nascita del primo figlio. Quando una famiglia si forma, passa generalmente da due membri a tre, quindi si arricchisce di complessità. Per i due adulti al ruolo coniugale si aggiunge quello genitoriale. Uno dei compiti della coppia sarà quindi quello di tenere ben separati, ma saggiamente intersecati, i due ruoli in modo da non far si che si influenzino in maniera disfunzionale. Quando nasce il primo figlio, la coppia deve far spazio sul piano affettivo e relazionale al nuovo nato; ciò vuol dire che i due coniugi devono rinegoziare le relazioni tra di loro e con le rispettive famiglie di origine.

“Finisce bene quel che comincia male.”

dott. Gennaro Rinaldi

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La comunicazione squalificante.

Oggi vorrei parlarvi, con il concetto di “squalifica”, di quanto la comunicazione umana può influenzare il comportamento delle persone e quanto il frutto di una comunicazione paradossale e incongruente può portare a disfunzionalità.


La squalifica di un messaggio è una comunicazione, successiva o contemporanea a un messaggio, la quale ne riduce o ne annulla il valore. Con la squalifica di un messaggio si può togliere valore al contenuto della propria comunicazione a quella di un altro o anche ad un’intera situazione. Quindi la squalifica ha come fine ultimo quello di invalidare le proprie comunicazioni o quelle di qualcun altro.
In genere la squalifica riguarda la comunicazione su un messaggio emesso da un altro interlocutore, ma può essere attuata anche auto-squalifica quando la comunicazione riguarda il proprio messaggio.

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Ecco due esempi di squalifiche del messaggio:
Squalifica incongruente: avviene quando vengono emessi due messaggi contrastanti ma appartenenti a canali comunicativi differenti.
Ad esempio: ad un’attestazione di ammirazione e stima espressa verbalmente si accompagna un non verbale dove c’è un’espressione facciale di disinteresse e di disgusto (in genere questo tipo di squalifica si può ritrovare nelle famiglie in cui è presente un membro psicotico).
Squalifica sequenziale: è un tipo di squalifica che si può ritrovare nella comunicazione di quelle coppie in cui è presente un membro depresso, nelle quali vi è una tendenza del membro “sano” a squalificare l’altro. (Loriedo, Picardi, 2000).
Un esempio potrebbe essere quello della moglie che chiede al marito (ma può avvenire esattamente al contrario) : “se non ti tenessi in grande stima, come farei a stare insieme ad un incapace come te?” (Loriedo e Vella, 1991).

Rientrano nel comunicazione squalificante anche altre modalità comunicative tipo: “contraddirsi, cambiare argomento o sfiorarlo, dire frasi incoerenti o incomplete, ricorrere ad uno stile oscuro o usare manierismi, fraintendere, dare una interpretazione letterale delle metafore e una interpretazione metaforica di osservazioni letterali..” (P. Watzlawick et al.).


La squalifica svolge un importante ruolo di “modulatore” nella comunicazione umana. Le comunicazioni ben definite sono indiscutibilmente utili e funzionali, ma spesso descrivono la realtà e le sue complesse sfumature in maniera piuttosto semplicistica e approssimativa.
La squalifica non rappresenta di per sé un modello interattivo patogeno, ma può trasformarsi in un modo disfunzionale di interagire quando diviene la modalità comunicativa prevalente all’interno di una famiglia o in una coppia.

Come è possibile reagire ad una interazione squalificante?
Secondo lo psicoterapeuta Carlos Sluzky di fronte ad un messaggio squalificante è possibile attuare diverse strategie di difesa:
1. Criticare esplicitamente la squalifica;
2. Richiedere spiegazioni riguardo il tentativo di squalifica;
3. Ritirarsi dall’ interazione squalificante;
4. Scegliere uno dei possibili significati del messaggio squalificante e rispondere solo a ad esso.

Ad esempio: nel caso di una “squalifica incongruente” (dove vengono emessi due messaggi contrastanti e appartenenti a canali differenti) , una persona (il ricevente) può scegliere di “seguire” il canale (verbale – non verbale) che ritiene più affidabile, risolvendo la contraddizione e annullando quindi l’ ambiguità del messaggio.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Il tempo in famiglia

Ma quanto tempo passiamo davvero con la nostra famiglia? Dedichiamo il giusto tempo ai figli, al partner? Nonostante la permanenza obbligata a casa, a causa della pandemia, in quest’ultimo anno, pare che tante famiglie, non siano riuscite a “godere” e a gestire a pieno, il proprio tempo “insieme”.

Nei periodi pre – pandemia, ma anche nelle “pause” dalle grandi chiusure, in questi ultimi mesi, tra scuola lavoro, commissioni, tante famiglie facevano tanta fatica a ritagliarsi spazi condivisi per stare insieme.

Stranamente, la condizione, che si è venuta a creare a causa delle restrizioni, che ha portato ad una condivisione della casa per tanto tempo, nelle famiglie, non è stata sfruttata a pieno per compensare questa “mancanza di tempo per i propri figli”.

Parlando con diversi genitori, per consulenze o terapie, in questi ultimi mesi, pare si sia venuta a creare una situazione di inerzia e passività in alcune famiglie. Sembra quasi che la possibilità di passare più tempo insieme spaventasse, alcuni genitori. In una situazione di passività generalizzata anche i bambini e i ragazzi, stressati dalle alternanze tra dad e presenza a scuola, non sapevano assolutamente come occupare il resto del tempo.

Insomma mentre alcuni genitori si industriavano nella gestione alternativa del tempo e degli spazi comuni; altri invece non sapevano proprio cosa fare e provavano a tamponare i tempi morti con l’uso degli smartphone, delle tv e della playstation.

Come fare per sfruttare al meglio il tempo in famiglia e con i propri figli? Come conciliare i propri impegni quotidiani e lavorativi con le importantissime esigenze dei bambini, dei ragazzi e del partner?

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Innanzitutto è molto importante curare la comunicazione all’interno del proprio “sistema” familiare. Bisogna parlare con il proprio partner dei propri bisogni reciproci, anche quando altri impegni sembrano impedircelo. Bisogna evitare di rimandare sempre. Una buona comunicazione in famiglia garantisce anche una buona salute psicologica comune.

Centrale nella comunicazione è negoziare e quindi mettersi d’accordo riguardo i propri impegni e le esigenze di tutti. Quindi decidere insieme anche su eventuali piccole rinunce personali, a favore di tutti.

Importante è anche una buona programmazione dei propri impegni e quelli familiari. Quindi, in tal senso, è fondamentale tener sempre conto di uno spazio per il tempo in famiglia. Prendersi anche un proprio spazio personale di svago, legato ad interessi personali, ma evitando gli eccessi, che possono condizionare troppo la propria “presenza” nella vita familiare.

Il lavoro è importante e fondamentale, ma anche in questo caso, se è possibile, bisognerebbe evitare di concedersi troppo agli impegni lavorativi (ovviamente questo vale per chi può farlo e decide di sua volontà di lavorare più del dovuto). La qualità del lavoro è molto meglio della quantità.

Quando è possibile è molto importante farsi aiutare da nonni, parenti o amici. Ammettere i propri limiti e accettare un aiuto esterno, può essere molto positivo sia per i figli che per i genitori.

Infine, è chiaro che per avere una maggiore sensazione di benessere in famiglia e per migliorare la propria esperienza familiare, considerando il tempo e gli spazi di condivisione familiari, bisogna mettere comunque e sempre la famiglia al primo posto.

La famiglia è come una squadra e proprio come una squadra ha bisogno di armonia, comunicazione, condivisione e obiettivi comuni per vincere e funzionare bene.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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